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Déjà vu
Ponte di Bassano “in gravi condizioni di sicurezza”. Ma lo aveva già detto più di un anno fa la ditta ritenuta dal Comune responsabile del dissesto e degrado delle fondamenta della terza e quarta stilata
Pubblicato il 24 ago 2018
Visto 5.275 volte
“A Bassano non abbiamo “la gomma del Ponte” ma “il Ponte di gomma” che si stringe sempre di più.” La battuta è di un nostro affezionato lettore, che mi ha segnalato l'ultima (per oggi) novità riguardante il nostro malandato monumento: il restringimento del passaggio pedonale in mezzo alle transenne. Non è dato al momento sapere se la sezione ridotta riservata ai passanti sia dovuta a un casuale riposizionamento delle transenne ad opera dell'addetto dell'Etra che periodicamente dà una ripulita al pavimento dell'aspirante Monumento Nazionale (che tuttavia si presenta sporco e cosparso di cacche di piccioni, come sempre) oppure a una misura temporanea per limitare assembramenti pedonali dopo l'allarme sul rischio di cedimento del manufatto, dissestato nei materiali lignei delle fondazioni delle stilate 3 e 4, in mancanza di ulteriori e a quanto pare imminenti interventi di messa in sicurezza. Fatto sta che al momento attuale il Ponte è transitabile per circa un terzo della sua superficie.
Quello che tuttavia colpisce - al di là delle estemporanee osservazioni sulla corsia aperta al transito tra Nardini City e Angarano - è l'apparente discrepanza tra una situazione che la delibera comunale di presa d'atto dello stato di dissesto e degrado del cosiddetto Ponte degli Alpini presenta in toni estremamente preoccupanti, arrivando persino a prevedere urgenti azioni di prevenzione “di fronte alla consistente possibilità di collasso del monumento”, e un semaforo verde ai due ingressi del Grande Vecchio che continua a rimanere acceso.
È pur vero che il dichiarato “accentuato rischio di collasso” della struttura in corrispondenza delle due stilate (o campate) attualmente non puntellate è collegato all'eventualità di forti piene autunnali del Brenta e quindi alla violenza delle “azioni idrodinamiche” della possibile brentana di turno sulle componenti deteriorate alla base delle pile. Ma è altrettanto vero - e su questo concordo pienamente con una corrente di pensiero che ha preso piede in città - che se il Ponte è davvero così dissestato e malmesso nelle sue fondazioni subacquee, allora andrebbe chiuso al transito immediatamente e almeno fino alla realizzazione delle nuove opere di messa in sicurezza sulla terza e sulla quarta stilata.
La corsia pedonale sul Ponte, oggi. Foto Alessandro Tich
Colpisce anche, in questo nuovo e “improvviso” sviluppo della vicenda, la tesi sul rapporto causa-effetto espressa dall'Amministrazione comunale. E cioè la congettura secondo la quale la nuova emergenza del Ponte altro non sarebbe che la naturale conseguenza degli inadempimenti di cantiere della Vardanega. Al punto che, come da dichiarazioni del sindaco Poletto sulla stampa e tv locali, la stessa Amministrazione si rivarrà sulla ditta ex appaltatrice delle spese che saranno sostenute per gli interventi “fuori progetto” di sostegno e puntellazione della terza e della quarta campata da mettere in atto prima della stagione autunnale. Ce n'è quanto basta, se alle parole seguiranno i fatti, per prevedere un ulteriore e cospicuo fronte di incarichi legali. L'impresa di Possagno oggi in liquidazione sarebbe responsabile, a detta del Comune, del prolungato mantenimento in alveo delle ture che restringendo il corso del Brenta hanno creato “l'effetto imbuto” e conseguentemente la maggiore erosione del fiume sui legni sommersi e a pelo d'acqua delle basi delle stilate sulla parte ovest del monumento, danneggiandoli.
Da qui l'annunciata intenzione di “presentare il conto” al presunto colpevole.
A questo punto tuttavia, egregi lettori, il vostro umile cronista vuole offrirvi un rinfresco che però non contiene né cibo, né bevande: il rinfresco della memoria.
L'evidenziazione dello stato di dissesto e degrado delle basi delle stilate, per quanto ulteriormente aggiornata dalle analisi subacquee compiute lo scorso luglio dalla ditta incaricata Idra Snc di Venezia, equivale alla scoperta dell'acqua del Brenta.
Sulle condizioni estremamente critiche della staticità delle stilate il Comune di Bassano del Grappa era stato infatti messo in guardia ancora nell'aprile 2017. Precisamente dal famoso “Resoconto di analisi della valutazione della documentazione progettuale” elaborato dai consulenti tecnici della Vardanega, ing. Massimo Viviani e geom. Davide Giacobbo. Un documento nel quale venivano contestati cinque aspetti fondamentali del progetto esecutivo (il modello generale, gli interventi sulle pile, gli interventi sulle spalle, gli interventi sull'impalcato e le ture) e al quale avevano fatto seguito una polemica “relazione in risposta” del progettista strutturale del restauro prof. ing. Claudio Modena e un'ulteriore relazione tecnica di controreplica al progettista da parte dei due consulenti della allora impresa appaltatrice.
Ebbene: in quel “Resoconto di analisi” - che segnava ufficialmente l'inizio dell'incrinarsi dei rapporti tra l'appaltatore e il Comune appaltante - veniva sottolineato, fra le tante altre cose, “lo stato di estremo pericolo per la struttura esistente, che necessita di un intervento improcrastinabile di messa in sicurezza con il puntellamento dell'impalcato” e cioè con il puntellamento di sicurezza di tutte e quattro le stilate, nessuna esclusa.
A maggior ragione - secondo i referenti tecnici della ditta - dopo l'ulteriore cedimento della stilata n. 3, segnalato dallo stesso progettista ing. Modena, asseritamente successivo alla consegna e all'approvazione del progetto esecutivo, nonché all'origine delle opere di messa in sicurezza di somma urgenza (tra cui le cosiddette “tiracche” ancora oggi presenti sui rostri della terza e della quarta pila) realizzate prima dell'affidamento del cantiere. Lo stesso “Resoconto” - poi rispedito dall'ing. Modena al mittente - metteva inoltre in evidenza, per vari aspetti che in questa sede non approfondisco, la pericolosità delle ture in rapporto soprattutto alla corrente di piena, così come previste (in altezza, nei diametri dei massi, ecc.) sempre dal progetto esecutivo.
Nonostante i venti di guerra tra appaltatore e “stazione appaltante” cominciassero a spirare, a seguito del focoso carteggio tecnico tra i consulenti della ditta e il progettista era stato comunque raggiunto, anche se mai ufficialmente formalizzato, una sorta di compromesso. Nella prima “finestra lavorativa estiva” del 2017 la Vardanega realizzava delle ture più piccole e più basse rispetto a quelle di progetto e in più provvedeva, in autonomia (e cioè senza l'autorizzazione, ma neppure senza l'opposizione della Direzione Lavori), alla puntellazione di sicurezza delle stilate numero 1 e numero 2, ancora oggi allestita e mantenuta intatta anche dopo la risoluzione in danno del contratto di appalto e il conseguente smantellamento del cantiere. Ciò che è seguito dopo è ben noto ai nostri lettori, fa ormai parte della storia e non occorre ripeterlo.
Quello che voglio evidenziare, in definitiva, è che l'atto di indirizzo della giunta comunale sulla nuova messa in sicurezza del Ponte lancia un allarme che era stato già lanciato, inascoltato, dall'affidatario dell'appalto ancora un anno e quattro mesi fa.
Déjà vu.
Mentre scrivo sento dei tuoni in lontananza e ha ripreso a piovere, anche intensamente. Oggi il Centro Funzionale Decentrato della Regione ha diffuso un bollettino che comunica lo “stato di preallarme e di attenzione nel Veneto” - dalle ore 8 di domani, sabato, alle ore 16 di domenica - per forti temporali e piogge abbondanti, con possibili situazioni di criticità idrogeologica. Per il bacino Alto Brenta-Bacchiglione-Alpone, che è quello che ci interessa più direttamente, è stato dichiarato lo stato di preallarme.
Il servizio meteo dell'Arpav prevede una forte instabilità a partire dalla mezzanotte di oggi, con rovesci e temporali frequenti e diffusi e probabili fenomeni localmente intensi (forti rovesci, locali grandinate, forti raffiche di vento) e “con quantitativi di pioggia anche abbondanti”. La fase più significativa del maltempo è prevista tra domani sera e la mattinata di domenica.
Speriamo solo che si tratti di un eccesso di pessimismo meteorologico.
E non devo, ovviamente, spiegarvi il perché.
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