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Signora Sindaco
La vittoria di Elena Pavan: analisi di un successo
Pubblicato il 29 mag 2019
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Ora che a Bassano è stata eletta Elena Pavan, una gentile signora bassanese mi ha detto: “Le raccomando di scrivere che non si dice “sindaca”. Anche se è una donna, si dice “sindaco” o semmai “signora sindaco”...”. Come vedete, ho applicato subito alla lettera la raccomandazione che, per quanto richiesta con tono dolce e con il sorriso tra le labbra, assomigliava di più ad un ordine. Anche perché, visto che adesso a Bassano comandano le donne, è meglio attenersi a quello che dicono.
Dunque da ieri, per la prima volta nella sua storia, la nostra città ha la sua Signora Sindaco. Lo scrivo anche con le iniziali maiuscole, in onore al nuovo potere rosa bassanese. Un nuovo primo cittadino che porta in dote, nel suo ufficio in via Matteotti, ben tre primati: non solamente la prima donna alla guida della città e non solo il primo sindaco di sempre targato Lega, ma anche il primo sindaco di Bassano passato al primo turno da quando è in vigore l'istituto del ballottaggio nelle elezioni comunali.
Tre record che corrispondono anche a tre grosse e belle responsabilità.
Foto: Danilo Omodei
Perché un candidato sindaco, e poi eletto tale, che ha fondato la sua campagna elettorale con lo slogan “Si Cambia” dovrà dimostrare, fatti alla mano, di essere in grado di portare e soprattutto di gestire il cambiamento.
Elena Pavan è il nuovo sindaco a tutti gli effetti: ieri mattina ha avuto luogo la cerimonia burocratica di proclamazione degli eletti e quindi, con la fascia tricolore, si è insediata ufficialmente in municipio. Ora sta lavorando per la composizione della giunta e per l'agenda delle prime cose da fare. Siamo ancora nella fase dell'avviamento del motore e di tutte queste cose ci occuperemo a tempo debito. L'auspicio è che il primo cittadino (o prima cittadina? Lo chiederò nuovamente alla signora di cui sopra) si renda conto del grande peso del consenso accordatole dagli elettori, il 61,40% dei quali ha votato per lei, e che abbia le spalle sufficientemente forti per reggerlo.
È fuor di dubbio che in campagna elettorale, rispetto ai suoi competitori e in particolare ad Angelo Vernillo, Elena Pavan sia partita in svantaggio sotto il profilo della conoscenza dei meccanismi del Palazzo e dell'esperienza amministrativa, che lei ancora non ha.
Ha iniziato la campagna anche un po' in sordina, esibendo quella moderazione negli interventi che probabilmente l'esigenza di mitigare tra i cittadini bassanesi la percezione di una “Lega urlata” consigliava. Poi, circa verso la metà del guado, toccata nel vivo dagli avversari del centrosinistra - candidato sindaco in primis - che hanno acceso per primi la miccia delle polemiche e dei luoghi comuni affibbiati al contendente, ha tirato fuori le unghie recuperando sicuramente molte posizioni.
Il momento clou della sua scalata alla poltrona di sindaco, che vuole anche una buona visibilità, è stato il comizio in piazza Libertà del leader della Lega e ministro dell'Interno Matteo Salvini. Ritengo tuttavia che sia stato un evento importante, ma non totalmente decisivo per l'esito delle urne. E non solo perché, trattandosi di un voto di coalizione, c'era comunque la necessità di convincere gli elettori “di area” ma non leghisti a cui Salvini, obiettivamente e democraticamente, può anche non essere simpatico.
Ma anche perché la cosiddetta “ondata leghista” è stata solo una parte della posta in gioco. A Bassano la lista Lega-Salvini Premier - Liga Veneta ha sbancato il botteghino, alle amministrative, con quasi il 30% dei consensi. Anche questo è un primato, viste le consultazioni comunali precedenti. Primo partito in città anche nel voto europeo, dove addirittura ha ottenuto la fiducia di quasi il 46% dei votanti.
Ma chi dice che il consenso della Lega alle comunali altro non è stato che l'automatico e inevitabile traino dei venti politici che tirano e del voto alle europee, e che il centrosinistra avrebbe perso “anche se avesse candidato Obama”, compie un'analisi banale. Sicuramente un effetto-traino c'è stato, ma non era per nulla scontato.
La mentalità del voto comunale, che è il voto sulla persona e sulla lista o coalizione che deve amministrare la tua città, è totalmente avulsa dalla logica delle preferenze per gli eletti a Strasburgo. E ci sono precedenti storici a Bassano, per restare in tema Lega ovvero ex Lega Nord, che confermano la discrepanza dei consensi alle europee o alle regionali, rispetto alle amministrative, per lo stesso partito. Insomma: Salvini può anche spaccare il mondo (ed è probabilmente quello che ha intenzione di fare, nel senso di voler spaccare l'Europa), ma se il candidato sindaco non funziona, non c'è Capitano che tenga.
Elena Pavan, invece, ha funzionato. Efficacemente e clamorosamente. Nonostante le sue incertezze iniziali, il suo volto fino a tre mesi fa ancora poco noto, la sua inesperienza, i suoi 0 minuti passati fino ad oggi tra i banchi del consiglio comunale. In questo senso ha rappresentato una novità assoluta e di novità assoluta, giudicando l'esito delle votazioni, i bassanesi avevano bisogno. Dalla sua ha avuto anche la fortuna di una squadra di coalizione, con cinque liste, che nonostante una genesi non sempre serena e alcune “anime interne” da far convivere, ha remato davvero nella stessa direzione, infondendo un senso di compattezza e di sostegno nei suoi confronti che adesso, nell'attività amministrativa, si dovrà confermare tale e non solo una componente di strategia elettorale. Molto dipende dal leader e sono sicuro che la Signora Sindaco - se avrà l'umiltà di riconoscere che per curriculum, nell'attività di Palazzo, parte da zero - sarà in grado di tirare nuovamente fuori le unghie e di dimostrarci che la famosa determinazione delle donne non è solamente un luogo comune da citare alla bisogna.
Di determinazione, del resto, Elena Pavan ne avrà bisogno in quantità industriale.
Perché col suo motto “Si Cambia”, approvato dagli elettori, non solo ha confermato la sonora bocciatura dell'Amministrazione precedente ma ha ottenuto anche un'apertura di credito, di dimensioni inattese, che ora non dovrà assolutamente deludere.
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