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La spada nella roggia
Clamoroso in via dei Prati a Rosà: rilevati idrocarburi pesanti e metalli pesanti nella roggia irrigua adiacente alla discarica Castellan e all'area del futuro insediamento Etra. Ma il problema ambientale non finisce qui
Pubblicato il 14 apr 2019
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“Non ci saremmo mai aspettati una situazione del genere.”
Con queste parole, davanti a una affollatissima assemblea di cittadini, Ermes Mocellin commenta gli esiti dell'incontro pubblico informativo convocato nella casetta di quartiere Cremona a Rosà, per aggiornare la popolazione “sullo stato di fatto dell'area interessata dal nuovo insediamento Etra, dalla discarica Castellan, dalla Cava Poiana, in via dei Prati a Rosà”. Mocellin è il referente del Comitato Salvaguardia Ambiente e Salute Rosà, costituitosi da poco per seguire da vicino, in particolare, gli sviluppi del progetto di costruzione del nuovo polo logistico di Etra Spa.
Lo scopo della serata è quello di riferire i risultati di un'indagine commissionata dal Comitato stesso “per evidenziare la reale situazione dell'area in questione” e affidata alla dottoressa forestale Marina Lecis, consulente ambientale e CTU (Consulente tecnico d'ufficio) del Tribunale di Padova, che siede al tavolo dei relatori assieme all'avv. Giorgio Destro, professionista legale di Padova che cura gli interessi del Comitato. La dott.ssa Lecis è un'autentica autorità tecnica in materia: tra le varie questioni di inquinamento ambientale che sta seguendo, solo per fare un unico ma significativo esempio, c'è anche il caso Miteni con l'emergenza PFAS.
Da sin.: l'avv. Giorgio destro, la dott.ssa Marina Lecis e il referente del Comitato Ermes Mocellin (foto Alessandro Tich)
L'area messa sotto osservazione a Rosà è quella di via dei Prati, ubicata a ridosso della linea ferroviaria e di 14mila metri quadri di estensione, dove è prevista la costruzione del nuovo capannone di Etra Spa, che a detta della società multiutility sarà adibito a magazzino, rimessa e deposito mezzi e attrezzature.
Il terreno acquistato da Etra confina a nord con la discarica Castellan, da anni dismessa, annoverata tra le dieci discariche più pericolose del Veneto. Immediatamente a sud si trova invece il grande buco della ex Cava Poiana, che veniva utilizzata per l'estrazione di materiale ghiaioso, pure già dismessa da tempo e non più ripristinata.
In origine, l'indagine commissionata dal Comitato era finalizzata a fare luce in primo luogo sui possibili impatti del futuro insediamento Etra in particolare sotto il profilo della viabilità e del traffico di mezzi pesanti. Ma gli elementi raccolti in loco, nel corso di alcuni sopralluoghi, dalla dott.ssa Lecis aprono uno scenario completamente inedito che sconvolge le prospettive fin qui note sugli insediamenti, passati e futuri, di via dei Prati.
A fianco, da una parte, delle tre aree sotto controllo (discarica Castellan, area Etra, ex Cava Poiana) e, dall'altra, della sponda della ferrovia scorre la roggia Rostoncello, un canale irriguo gestito dal Consorzio di bonifica che attraversa il territorio rosatese e prosegue tra i campi agricoli di Rossano Veneto.
Ed è proprio sul letto della roggia in secca che nel corso del sopralluogo compiuto lo scorso 23 marzo è stato rilevato, nel tratto all'altezza della discarica Castellan, un punto di inquinamento da idrocarburi pesanti, i cosiddetti idrocarburi C>12.
Ma anche da metalli pesanti: piombo, cromo totale e cromo esavalente, arsenico, cobalto, nichel e zinco. Lo zinco, in particolare, ha fatto rilevare il superamento della cosiddetta Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC) con un valore di 175 mg/kg (valore limite per lo zinco: 150 mg/kg). Sono i dati, confermati dalle analisi di laboratorio sui campioni di terreno prelevati, che la dott.ssa Lecis snocciola di fronte ad un allibito uditorio.
Mentre mostra le foto che testimoniano lo svolgimento delle indagini, la consulente si ferma sull'immagine del tratto di roggia in secca che è all'origine della brutta notizia: una chiazza di terreno di color “fuoriuscita di petrolio”.
“Qui, camminando sulla roggia secca, mi sono impantanata”, riferisce l'esperta, e l'improvviso effetto “sabbie mobili” su quella chiazza di colore scuro l'ha insospettita al punto da prelevare dei campioni che hanno confermato lo stato di inquinamento.
Un mix di idrocarburi pesanti e di metalli pesanti del quale è stata solamente scoperta l'esistenza “superficiale”, limitandosi i prelievi ai primi centimetri di sedimento della roggia. Secondo la consulente, quelle rilevate sul letto del corso d'acqua “sono potenzialmente sostanze traccianti di questa discarica che si chiama Castellan”, ma per confermare questa grave ipotesi sono necessari accertamenti più specifici e approfonditi che potranno essere disposti solamente dall'Autorità Giudiziaria.
La clamorosa scoperta non sarebbe stata possibile se il sopralluogo fosse stato effettuato in una data successiva: il 10 aprile, quando è stata compiuta un'ulteriore visita in loco, nella roggia Rostoncello scorreva infatti già l'acqua, avendo nel frattempo il Consorzio di bonifica “aperto i rubinetti” per l'irrigazione stagionale dei campi. “Ora - ammonisce la relatrice - l'inquinamento è nascosto dall'acqua, c'è il rischio di dispersione di idrocarburi nelle acque superficiali ma anche in falda, da Rosà e fino a Rossano Veneto.”
Questo tuttavia non è l'unico riscontro negativo dei quattro sopralluoghi compiuti nell'area. Come riferisce sempre la dott.ssa Lecis, e come messo agli atti della sua relazione, l'ex cava Poiana a sud dell'area Etra è risultata essere “un ricovero di rifiuti abbandonati, non solo rifiuti urbani, ma anche industriali.” Nella ex cava “si cammina sopra i rifiuti”, tra cui “cisterne arrugginite”, con vario materiale di scarto che emerge anche “dalle stratificazioni”. Non mancano nemmeno “rifiuti bruciati, anche adesso”, con nuovi rifiuti dati alle fiamme spuntati tra un sopralluogo e l'altro.
“Al sindaco - incalza la consulente - cosa dico? Preciso che in questa zona ci sono due discariche: una autorizzata e una no.” Rifiuti sparsi e di varia natura sono stati rilevati anche lungo la sponda della ferrovia e una “discarica a cielo aperto” spunta sullo stesso terreno del futuro capannone di Etra. La discarica Castellan non è invece accessibile, ma da un pertugio della recinzione presso la roggia sono visibili dei camion abbandonati e a poca distanza appare un tubo in cemento di connessione della discarica con la roggia irrigua.
“Il quadro presentato è estremamente preoccupante”, commenta l'avvocato Giorgio Destro che ravvede nell'inquinamento da idrocarburi e metalli pesanti, assieme alla presenza dei rifiuti abbandonati, gli estremi dell'ecoreato. Intanto lo scorso 15 marzo - e quindi precedentemente alla scoperta di quello che è stato ribattezzato “il ruscello dei veleni” - il legale padovano ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Vicenza, firmato da alcuni componenti del Comitato Salvaguardia Ambiente e Salute Rosà, in cui si denuncia la situazione in atto nella ex cava Poiana e nell'area Etra.
“Detta ex cava, nonché l'adiacente area ove è previsto il nuovo insediamento della multiutility Etra Spa - scrive l'esposto -, è utilizzata in modo assolutamente incontrollato quale discarica di ogni genere di rifiuti, urbani ed industriali, e ciò, data la sua caratteristica sotto il profilo geologico, rappresenta una fonte di inquinamento ambientale, fatto costituente reato ed in particolare quale violazione dell'art. 542 Bis C.P.”.
L'esposto sarà ora integrato alla luce dei nuovi rilievi, con l'invito al Comitato ad aumentare il numero dei firmatari della denuncia. Lo stesso avv. Destro, sempre il 15 marzo, ha trasmesso un atto di diffida al sindaco di Rosà Paolo Bordignon nel quale si segnala che l'area in questione “risulta gravemente compromessa da depositi di rifiuti domestici ed industriali non autorizzati” e tale situazione “rende necessaria un'indagine approfondita sullo stato dei luoghi (sondaggio e carotaggio estrattivo, oltre che a prove geotecniche) ai quali dovrà seguire una adeguata bonifica, il tutto prima dell'inizio di ogni attività edilizia”. Diffida che, al momento, da parte del Comune non ha avuto seguito. Comune che, all'incontro di quartiere Cremona, è rappresentato dall'assessore all'Ecologia Modesto Poggiana e dal presidente del consiglio comunale Giandomenico Bizzotto.
“Noi non ci possiamo muovere - spiega Bizzotto, contestato dal pubblico - per non ostacolare la magistratura.”
La storia di via dei Prati a Rosà non finisce qui. Anzi, inizia appena adesso.
Cinque consiglieri comunali presenti alla serata promossa dal Comitato (Flavio Nichele, Alessandra Menon, Giulia Vanin, Paolo Stragliotto, Alfio Piotto) sottoscrivono seduta stante la richiesta di convocazione d'urgenza di un consiglio comunale straordinario sulla “attuale situazione della discarica Castellan e ex cava Poiana a seguito dei rilevamenti e delle azioni ed esposti presentati dai cittadini rosatesi” e sulle “misure d'urgenza per la salvaguardia ambientale e la tutela della salute pubblica, relative alle aree indicate”.
Nel frattempo la dott.ssa Marina Lecis predisporrà una seconda relazione di approfondimento, che sarà allegata all'integrazione dell'esposto in Procura.
L'esperta, colei che ha conficcato la spada nella roggia, mette in guardia: “Rischiamo di trovarci davanti a un altro caso Miteni.”
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