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Lettera in redazione dell'ing. Alessandro Guarnieri in merito alle polemiche sul restauro del Ponte. “Si vuole mettere in discussione il progetto che si va realizzando, senza una precisa cognizione del tema trattato”

Pubblicato il 30 mar 2019
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Riceviamo in redazione e pubblichiamo la seguente lettera trasmessa dall'ing. Alessandro Guarnieri, noto e stimato professionista bassanese, fondatore nel 1980 e già titolare negli anni passati della Inco Srl, l'attuale impresa appaltatrice dei lavori di restauro del Ponte di Bassano:

LETTERA ALLA REDAZIONE

Le stilate del Ponte dopo il montaggio dei 'filagnoni' e delle 'filagne' di legno a mascheramento degli elementi in acciaio (immagine tratta dalla relazione illustrativa della proposta migliorativa di Inco Srl - ing. Gianni Michelon)


I lavori di restauro del Ponte Vecchio sono diventati ormai uno dei maggiori argomenti di scontro politico, in vista delle prossime elezioni. Con le argomentazioni più disparate, ed a volte contraddittorie, si vuole mettere in discussione il progetto che si va realizzando, senza una precisa cognizione del tema trattato.
Vedo di fare chiarezza, riferendomi in particolare alla recente interrogazione al Ministro dei Beni Culturali.

Parte immersa

A parte due nuovi plinti, in aggiunta agli otto pali di fondazione preesistenti, viene realizzato quanto previsto dal progetto Modena-Carbonara, già approvato dal MIBAC. Sono state impiegate strutture in acciaio, per eliminare, o quantomeno ridurre, i fenomeni di deterioramento provocati dall’acqua e dal materiale trasportato. Come ho già avuto modo di dire in altra occasione, si potevano realizzare delle opere meno complesse ed impattanti, ma il progetto approvato questo prevedeva.

Parte emersa

Le stilate hanno la stessa composizione delle preesistenti, con la trave intermedia in acciaio, che, come prima, viene ricoperta dal filagnone in legno. A questa trave si collegano i due tiranti in acciaio, ancorati al palo benoto a monte, esattamente come prima. Inoltre da essa si dipartiranno sei tondini in acciaio, detti controventi, per ogni lato, i quali, in obliquo, si collegheranno alla trave di soglia. Colonne e tondini saranno poi coperti dal paramento delle filagne in legno.
È una assai modesta aggiunta di ferro, ma estremamente rilevante nella sua funzione. I controventi infatti servono a trasmettere alla base la spinta idraulica sul ponte e quindi, in pratica, a sostenerlo.
Il punto debole del nostro Ponte, fin dalle sue origini, è stata la insufficiente capacità di resistere alle piene, e, per ovviarvi, ci sono stati, nel corso dei secoli, parecchi interventi atti a rinforzarlo. Nel '700 il Ferracina ricorse al controventamento delle stilate, utilizzando, al posto dei tondini, delle assi di legno: ma anche il suo ponte non durò a lungo. Più recentemente si è ancorata la stilata al palo benoto a monte, con due tiranti nascosti sotto lo spartiacque: si è visto che questi possono essere divelti, assieme a tutto il rostro, per effetto dell’urto dei tronchi.
A causa della modalità operativa imposta dal Genio Civile, che prevede la realizzazione delle stilate in due fasi nell’arco temporale di un anno, e dell’esigenza di mantenere accessibile il ponte durante i lavori, il controventamento delle stilate è non solo necessario, ma è anche, indipendentemente da qualsiasi altra ipotesi progettuale, il sistema più semplice e meno impattante per garantire la stabilità in presenza delle piene.
Ritenere che questi dodici tondini di acciaio comportino un “effetto visivo devastante” perché “saranno chiaramente visibili nell’interspazio fra le filagne”, mi sembra ridicolo e pretestuoso.

Viene anche inserito un profilato di acciaio sotto lo spartiacque, con la funzione di irrigidire il rostro e di proteggere i sottostanti tiranti dagli urti dei tronchi, che come abbiamo già detto, hanno sempre costituito un grave pericolo alla integrità del ponte in caso di piena.

In conclusione, il restauro in corso non fa che apportare qualche ulteriore miglioramento alla robustezza del ponte, alla luce delle passate esperienze, proseguendo nella evoluzione del progetto del ’400, così come è avvenuto nel corso della sua storia. Voglio solo far notare che la modifica strutturale più significativa è stata, a tutt’oggi, quella introdotta dal Casarotti, e che, da allora, a quella ci si è sempre riferiti, dimenticando l’originaria impostazione palladiana. E nessuno mai ha reclamato.
Ma non c’erano le elezioni.

Ing. Alessandro Guarnieri

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