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L'apparenza e la sostanza

L'arch. Pino Massarotto, del Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano, interviene sul nuovo progetto di restauro del Ponte. Spiegando perché “del progetto Carbonara/Modena non resta nulla, non le linee generali, non un particolare”

Pubblicato il 28-03-2019
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Riceviamo e pubblichiamo di seguito l'intervento trasmesso in redazione dall'arch. Pino Massarotto, coordinatore del Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano:

Sostanzialmente

Nuovo progetto. Le parti in azzurro sono in acciaio, le parti in marrone sono in legno.


Gli attuali Amministratori, i tecnici, i consulenti continuano a dichiarare ai giornali, alla TV locale e ai cittadini che hanno avuto la curiosità di visitare il cantiere che il progetto che sta realizzando la INCO, adottato dalla Stazione Appaltante e approvato (si spera…) da tutti gli Enti preposti è sostanzialmente uguale al progetto Carbonara/Modena.
Evidentemente costoro o non conoscono il significato delle parole o danno all’avverbio sostanzialmente che in italiano significa: …fondamentalmente, nelle linee essenziali…. un significato tutto particolare che non trova riscontro nella lingua italiana, o, più verosimilmente, cercano di confondere, di minimizzare per nascondere la realtà delle cose.
Qui invece si tratta di un progetto completamente nuovo e diverso dal precedente nell’impostazione generale, nel modello strutturale e nei particolari costruttivi.
Vediamo perché.

Progetto Carbonara/Modena - Principi generali

Nella sua relazione analitica di restauro (ES.R.ARC.02) il prof. Carbonara richiama i principi generali del restauro che…notoriamente è disciplina dedita alla conservazione e trasmissione al futuro delle antiche testimonianze materiali aventi valore di civiltà…e pone tre considerazioni di metodo per l’intervento previsto:
1 - Mantenere immutata l’immagine del ponte.
2 - Conservare quanto più materiale ligneo antico possibile, coerentemente con il criterio-guida del minimo intervento e della reversibilità.
3 - Assicurare una più agevole e sicura manutenzione. Il tutto al fine di conservare e trasmettere al futuro l’antica struttura, pur ottimizzandone la risposta in termini di durabilità e manutenibilità, con pochi, mirati interventi moderni…in ogni caso escludendo ogni forma di smontaggio indifferenziato e preventivo.


Il progetto strutturale

Il progetto del prof. Modena si sviluppa in quattro punti:
- Un sistema per sostenere l’impalcato con una trave-ponte tipo “Bailey” appoggiata a turno sulle sponde e sulle stilate per poterle riparare una alla volta.
- Una trave reticolare in legno lamellare e acciaio inox fissata sull’estradosso dell’impalcato e ancorata alle sponde, previo irrobustimento delle stesse, con la funzione di contrastare le spinte orizzontali dell’acqua e del vento una volta distrutti i rostri.
- Una trave reticolare spaziale in tubi di acciaio inox appoggiata, mediante otto zampe, alle teste di palo esistenti (pali posti in opera nel 1990) giudicati idonei a sostenere adeguatamente la stilata. Questa trave, costruita in due parti e unita da flange in sede di montaggio aveva il triplice scopo di conservare al suo interno la famosa “soglia” del Casarotti, portare l’appoggio delle colonne sopra il livello di magra in modo da evitare il continuo bagna-asciuga del piede delle colonne, ritenuto dannoso per la conservazione del legno, permettere l’ipotetica e improbabile, sostituzione delle colonne senza mettere in secca l’alveo.
- I rostri, sostanzialmente ritenuti inutili perché destinati ad essere distrutti dalle grandi “Brentane”, venivano ignorati nel calcolo strutturale e relegati ad un ruolo pressochè estetico.

Il progetto INCO- Michelon-De Stavola

Il nuovo progetto contrattato a lungo e concordato durante l’estate e l’autunno 2018, prima della firma del contratto, sostanzialmente ribalta tutto: motosega alla mano viene tagliato tutto, compresi i saettoni. La stilata viene completamente eliminata, salvo quello che resta della soglia, amorevolmente imbragata e protetta dal sole e da occhi indiscreti con teli bianchi. Tutto viene sostituito da legno nuovo compresa la cavalla (la cavalla è la trave su cui si appoggiano le travi dell’impalcato), alla faccia della classificazione, della conservazione, del minimo intervento e della reversibilità raccomandati nella relazione di progetto.
- Il ponte “Bailey” non viene più realizzato, sia perché troppo pesante, che per la negata autorizzazione della Nardini SPA, sempre in attesa della fantomatica relazione Rizzo, e si preferisce realizzare una robusta struttura, saldamente piantata nell’alveo su plinti in calcestruzzo armato, idonea a sostenere e rialzare l’impalcato.
- La reticolare sull’impalcato non è più prevista e la funzione di irrigidimento è affidata ad un sistema di controventature direttamente sulle colonne risolvendo così la questione Nardini. I tiranti incrociati, sei per parte, vengono tesi fra la trave di fondazione ed un nuovo elemento metallico inserito sotto il filagnone e saranno chiaramente visibili nell’interspazio fra le filagne. Inoltre, per permetterne l’alloggiamento, si ingrossa la stilata di 10 cm. (da 50 a 60 cm di spessore).
- La trave di fondazione viene ancora fatta con una reticolare spaziale in tubi inox, ma completamente differente da quella prevista dall’ing. Modena. E’ di forma differente, più larga e di due metri più lunga e non appoggia più sui pali del 1990, ora ritenuti inidonei, ma su due enormi plinti in calcestruzzo armato alle estremità. Il fatto di farla appoggiare anche su quattro cavazzali sostenuti dai pali del 1990 appare pleonastico. La soglia Casarotti dovrebbe essere infilata al suo interno, ma anche no.
- Il rostro di monte viene rinforzato aggiungendo un tirante e un profilato metallico sotto allo spartiacque e modificando l’innesto sui pali in acciaio. Nessun ruolo strutturale viene invece affidato al rostro di valle considerato elemento estetico di simmetria.

Come avrete capito, del progetto Carbonara/Modena non resta nulla, non le linee generali, non un particolare…sostanzialmente questo è un altro progetto.
A noi Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano sta anche bene, perché fin dall’inizio abbiamo criticato duramente il progetto considerandolo sbagliato, pieno di errori e irrealizzabile come del resto si è dimostrato, ma il nuovo progetto, pur eliminando la reticolare sull’impalcato, sconfessa il modello strutturale originale e risulta purtroppo peggiore per l’uso ancor più invasivo dell’acciaio, in parte anche visibile, che spoglia definitivamente il nostro Ponte della sua peculiarità: quella di essere una struttura di legno!
Come avrete capito l’avverbio sostanzialmente assume significati differenti e opposti a seconda di chi lo usa e al significato che vuol dargli.
Sostanzialmente basta capire per non essere presi in giro!

Arch. Pino Massarotto

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