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Mahatma Zaia
All'incontro di fine anno con i media a Venezia il governatore del Veneto benedice il referendum per l'autonomia della Regione, aspirante allo Statuto Speciale: “Sarà una battaglia gandhiana”. Superstrada Pedemontana: “Il traffico ci sarà”
Pubblicato il 23 dic 2016
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Referendum regionale per l'autonomia del Veneto e Superstrada Pedemontana.
Sono le due “partite” (parola da lui particolarmente prediletta) che più di altre emergono nel discorso del presidente della Regione Luca Zaia al tradizionale incontro augurale di fine anno con i rappresentanti degli organi di informazione del Veneto a Palazzo Balbi a Venezia.
Ufficialmente è un incontro con la stampa, ma la metà dei posti a sedere nel sontuoso salone di rappresentanza della sede della giunta regionale è occupato in realtà da dirigenti e funzionari della Regione e dai direttori generali e commissari delle 21 Ulss del Veneto, destinatari poco prima di un incontro separato col governatore e alcuni dei quali, tra pochi giorni, potrebbero cambiare mestiere. Dal 1 gennaio scatta infatti la riforma della Sanità veneta: le Ulss saranno ridotte a 9 (Bassano, come noto, accorperà l'Alto Vicentino) e venerdì prossimo Zaia nominerà, confermandoli o cambiandoli, i rispettivi nuovi manager al vertice.
In attesa del referendum sull'autonomia del Veneto, Zaia si misura la pressione (foto Alessandro Tich)
È la prima delle “partite” - ovvero quelle chiuse nell'anno che sta per finire - a cui il resoconto del presidente fa riferimento: “Una riforma che non è stata impugnata da parte del governo, che a noi non fa sconti.”
C'è anche spazio per l'autoincensamento per una Regione “Tax Free”: “Il Veneto ha deciso di non imporre ai cittadini la tassazione regionale. Sono 1 miliardo e 159 milioni di euro che restano nelle tasche dei cittadini e delle imprese. Ecco cosa fa la Regione per l'economia.”
Ma anche per l'innovazione: “L'Amministrazione è sempre meno analogica e sempre più digitale.” E per le politiche del lavoro: “Abbiamo solo il 6,6% di disoccupati. Siamo la Regione col minore tasso di disoccupazione in Italia.”
È il solito Zaia scoppiettante, informale e amicone di tutti, i giornalisti dopo il suo discorso gli fanno domande al microfono dandogli del lei e lui risponde dando del tu, poi il “tu” impera da entrambe le parti a microfoni e a telecamere spente.
Nell'occasione - come impone il rituale - il governatore è affiancato dall'intera squadra della sua giunta, comprese le nostrane Elena Donazzan e Manuela Lanzarin. E approfitta della nutrita concentrazione di televisioni e bloc notes, nonché di direttori di testata, per porre l'accento sulla prima delle “grandi partite” ancora aperte.
“Questo - sottolinea con trasporto - è stato l'anno dell'autonomia.”
Il riferimento è alla sentenza della Corte Costituzionale che ha autorizzato il Veneto a indire un referendum consultivo circa la volontà dei residenti alla costituzione di una Regione autonoma.
La data della consultazione non è ancora decisa: Zaia tratterà con Roma per farla coincidere con quella delle amministrative in maggio, altrimenti firmerà un decreto per indirla tra marzo e aprile.
“Noi porteremo i veneti a votare per il referendum, che è la madre di tutte le battaglie - sentenzia -. Il giorno dopo il Veneto non sarà più quello di prima. A noi spetta l'autonomia differenziata e vogliamo che questa opportunità sia data a tutte le regioni d'Italia.” Per il governatore, dunque, l'esito del voto è scontato: “Nel 2018 si andrà comunque alle elezioni politiche, e i partiti che verranno nel Veneto dovranno dirci come sostenere a Roma il processo dell'autonomia sancita dal referendum.”
Ma il vero obiettivo, in realtà, è molto più ambizioso: “Dal referendum sull'autonomia partirà il negoziato per la modifica della Costituzione.”
E che modifica. Quello che Zaia vuole cambiare è infatti l'articolo 116 della Carta costituzionale, che stabilisce le Regioni e Province Autonome a Statuto Speciale: “Vogliamo il Veneto come Bolzano. Comparirà una nuova Regione a Statuto Speciale. Utopia? Noi ci crediamo. Sarà una battaglia gandhiana, rispettosa della legge.”
Ma il pensiero di Mahatma Zaia è rivolto anche alla seconda grande “partita aperta” dell'anno che verrà. E riguarda casa nostra, perché si tratta della SPV.
“Sulla Pedemontana - afferma - stiamo lavorando. Siamo alle battute finali, sugli espropri c'è la finestra aperta. È la più grande infrastruttura in cantiere in Italia, altro che Salerno-Reggio Calabria. Due miliardi e mezzo di opera.”
Opera viaria in project financing che tuttavia, come noto, sta cercando la quadratura del cerchio per il closing finanziario, con l'occhio vigile della Corte dei Conti sempre sul pezzo.
“Questa infrastruttura - incalza il governatore - non deve essere messa in discussione perché “non passa il traffico” sulla base di vecchi studi sul traffico ritenuti poco reali per la situazione economica del Veneto. Il traffico ci sarà. Al semaforo di Rosà passano 12mila veicoli al giorno, vuoi che 8mila non passino per la Pedemontana?”
“Non ci rendiamo conto della ricaduta reale della SPV - aggiunge -. Sulla sostenibilità economica e finanziaria dell'opera, resto fiducioso.”
Sono anche altri i temi affrontati nell'excursus presidenziale di fine anno.
Tra questi le banche (“priorità agli oltre 200mila risparmiatori rovinati”), la nuova holding autostradale del Nordest, il progetto di collegamento ferroviario con Bolzano, la rinascita dell'eterno progetto della Venezia-Monaco (“da Belluno a Monaco ci sono solo 218 chilometri, metterebbe il Veneto al centro della Mitteleuropa”).
Poi il siparietto finale: nel grande salone sono collocati alcuni tavolini presso i quali - a incontro concluso e prima dell'immancabile e generoso buffet - i partecipanti possono sottoporsi gratuitamente alla misurazione della pressione arteriosa e al test della glicemia, a cura degli operatori di alcune associazioni di volontariato. È la trovata per gli auguri 2016 del Luca Zaia “salutista” e propugnatore dell'“eccellenza” della Sanità veneta.
E il primo a sottoporsi alla misurazione della pressione è ovviamente il nostro governatore, col suo consueto istinto da showman, per la gioia di una selva di telefonini e telecamere e di tutto il codazzo del circo mediatico che da lui non attende altro.
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