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La storia dell'orso
L'orso M4 uccide ancora sull'Altopiano. L'assessore Donazzan propone il suo abbattimento come “estrema ratio” e un'azione di rivalsa sul Trentino. Coldiretti su Donazzan: “Interessamento ammirevole”. Toniolo (NCD): “Proposte farneticanti”
Pubblicato il 18 ago 2014
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“Se l'orso non si può gestire andrebbe abbattuto come estrema ratio e come è previsto anche dai protocolli vigenti in Trentino Alto Adige dove hanno molta più esperienza di noi. E' un animale pericoloso per l'uomo e gli altri animali.”
Così, a fine luglio, dichiarava l'assessore regionale Elena Donazzan dopo le continue scorribande dell'orso M4 - o Genè, come è stato prontamente ribattezzato - sull'Altopiano di Asiago, con l'uccisione di diversi animali (mucche e asine), e dopo aver ricevuto “diverse segnalazioni in quest'ultimo periodo da chi vive e lavora sull'Altopiano” le quali “provano quanto sia necessaria un’azione di contenimento dell’orso che sta diventando una fonte non solo di preoccupazione ma di danni economici soprattutto per chi vive in malga e ha a cuore le proprie bestie”.
“Il Veneto - affermava ancora Donazzan - da anni ha un protocollo sui grandi predatori che va certamente attuato ma ritengo che questo esemplare abbia superato le condizioni di mera gestione degli spostamenti e abbia tutte le caratteristiche di una pericolosità dei propri comportamenti che non si risolverà semplicemente spostandolo in altro territorio.”
L'orso M4, ospite non gradito dell'estate altopianese
Nel frattempo - come informa una nota stampa di Coldiretti Vicenza trasmessa oggi in redazione - un'altra manza è finita sotto le grinfie del plantigrado ed è morta dopo ore di agonia. Si tratta di un bovino di razza Limousine, il quarto ad essere stato sottratto dall’orso alla malga Mandriolo, al confine con il Trentino, gestita dall’azienda agricola di Modesto Spiller, con sede a Villaverla.
Con questo animale ucciso sull’Altopiano, informa Coldiretti, “arriva a quota venti la strage compiuta dall’orso che da alcuni mesi si aggira indisturbato facendo morti tra gli animali delle malghe ed in alcuni casi spaventando dei passanti”.
Il presidente provinciale di Coldiretti Martino Cerantola afferma di “cogliere appieno l'appello rivolto dall'assessore Elena Donazzan” e dichiara: “E' una pura fatalità che quest'orso non abbia attaccato alcun essere umano ed in un periodo di grandi presenze sull’Altopiano occorre agire tempestivamente per garantire la sicurezza alle persone. Non dimentichiamo che questo periodo di ricerca di funghi espone ulteriormente al pericolo gli esseri umani, particolarmente esposti anche per l’impreparazione ad affrontare l’incontro con l’orso.”
Il comunicato di Coldiretti ricorda inoltre “quanto occorso a Daniele Maturi, il cercatore di funghi che a Pinzolo incappando in un’orsa con i suoi piccoli è stato aggredito ed essendo impreparato ad affrontare la situazione ha riportato, per una pura fatalità, soltanto delle ferite importanti, ma non mortali”.
Il riferimento è all'orsa Daniza (o Danica, secondo la grafia slovena), protagonista dell'episodio di Ferragosto, dotata di radiocollare e attualmente oggetto di un'ordinanza di cattura (ma non di abbattimento) della Provincia di Trento, ovvero la provincia dove la stessa mamma orsa era stata introdotta 14 anni fa dalla Slovenia nell'ambito del progetto “Life Ursus” con lo scopo del ripopolamento dell'orso in Trentino.
Ma torniamo al “nostro” M4: “L’interessamento di Elena Donazzan, unico assessore vicentino ad essere intervenuto sulla pericolosità dell’orso - prosegue il presidente Cerantola - è ammirevole, ma ora è indispensabile fare un ulteriore passo avanti ed agire con azioni rapide e coordinate per la cattura e l’allontanamento dell’animale da questi luoghi.”
Il presidente di categoria tuttavia non invoca l'“estrema ratio”, e cioè l'abbattimento dell'animale, ma esorta “ad intensificare le operazioni di cattura dell’orso M4, al fine di munirlo di radiocollare e spostarlo in un territorio dove non rechi offesa a persone ed animali”.
Intanto la vicenda del famelico Genè, alias M4, sta gettando benzina sul fuoco dell'alquanto asfittico dibattito politico di questa parte di estate.
Ad accendere la miccia è il consigliere regionale vicentino del NCD Costantino Toniolo, che definisce “farneticanti” le proposte della Donazzan, che in successive dichiarazioni pubblicate oggi su un quotidiano locale arriva a chiedere “un'azione di rivalsa” nei confronti della Provincia Autonoma di Trento per aver introdotto l'orso nel nostro territorio.
“Quelle di Elena Donazzan - sostiene Toniolo - sono delle “boutade” estive, tanto è vero che il problema esiste da mesi e che se qualcosa si è mosso lo si deve alle azioni del sottoscritto e della sottosegretario all'ambiente Barbara Degani: qui bisogna risolvere il problema alla radice e sul campo, non portarlo nelle aule dei tribunali.”
“Firmando il PACOBACE (Piano d'azione interregionale per la conservazione dell'Orso bruno delle Alpi centrali e orientali) - prosegue il consigliere regionale - la Regione del Veneto si è impegnata a conservare e gestire l'orso anche sul suo territorio. Pertanto una causa contro Trento per aver introdotto M4 non avrebbe successo, anche perché M4 a cui si attribuiscono i danni non è stato direttamente introdotto, è un orso di seconda generazione.”
Lo stesso Toniolo è autore di lettere e interrogazioni alla giunta regionale “ricordando i doveri della Regione di fronte alla firma del PACOBACE e alla partecipazione del gruppo di lavoro relativo al piano per la conservazione dei plantigradi”: “Prima di tutto - aggiunge - bisogna rifondere dei danni gli allevatori e i produttori di miele, che non possono andare sul lastrico per l'interesse ambientale imposto dalle norme UE e dalle leggi italiane. E questo è un dovere della Regione.”
“Poi - continua - l'assessorato competente deve produrre informazione alla popolazione e anche formazione nei confronti degli operatori agricoli e zootecnici e ai silvicoltori. La Regione inoltre deve anche fornire i mezzi perché gli operatori si possano difendere in modo passivo ma efficace dall'orso.”
Si tratta di fornire recinti speciali, ricoveri a prova di orso per i pastori in alta montagna, e altri accorgimenti: tutti cose previste dal PACOBACE e già attuate in Trentino: “Della serie: basta copiare quello che hanno fatto a Trento: dai pieghevoli informativi per i turisti ed escursionisti, a quelli per la popolazione e alle attrezzature fornite agli operatori economici.”
"Il problema fondamentale - rileva ancora l'esponente del NCD - è che l'assessore alla caccia Daniele Stival ha attuato solo in piccola parte tutto questo, ha fatto ratificare il capitolo 3 del Pacobace che prevede gli interventi sull'orso, in grande ritardo e solo su pressione del Ministero dell'Ambiente e dell'INFS (Istituto Nazionale Fauna Selvatica) che ha interpellato la Regione grazie al mio intervento. L'altro ieri ho incontrato i gestori della malga Campo Mandriolo vittime dell'attacco di Ferragosto e altri allevatori già danneggiati e di fronte a loro ho chiamato Stival per informarlo e per chiedere un intervento preciso e urgente: ebbene ho capito che non la considerava più una priorità visto che l'orso non si faceva più sentire da alcune settimane.”
Morale della favola: Toniolo invita la giunta regionale “a mettere in atto urgentemente tutte le azioni previste dal Piano interregionale per tutelare gli interessi degli allevatori danneggiati e della popolazione dell'Altopiano” in considerazione dei “troppi danni anche indiretti” che oltre al bestiame ucciso devono tener conto anche dei capi dispersi.
Non mancherà sicuramente, dopo siffatte critiche, la replica del governo veneto: la storia dell'orso continua.
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