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Parola di Abdellah
Monta il caso del titolare del Pick Bar a cui un vigile avrebbe detto di “imparare il dialetto o tornarsene in Marocco”. Accusato di diffamazione dalla Polizia Locale, farà querela: "Il fatto è realmente successo e lo ribadirò in tribunale"
Pubblicato il 20 ago 2013
Visto 8.285 volte
Quando in città non si parla d'altro, vuol dire che il nervo è scoperto.
Sta suscitando un autentico putiferio l'episodio - con relativi strascichi - riportato in questi giorni da più articoli del “Giornale di Vicenza” e che vede per protagonista Abdellah Messar: notissimo barista bassanese, titolare dello storico Pick Bar in piazzotto Montevecchio, marocchino di origine, in Italia da 28 anni e cittadino italiano da 20, e cioè esattamente da quando, nel 1993, si è trasferito nella nostra città.
A scatenare le scintille, un articolo uscito sul quotidiano locale proprio il giorno di Ferragosto nel quale Messar ha riferito di essere stato apostrofato lo scorso 7 agosto da un agente della Polizia Locale di Bassano - intervenuto per i rilievi di un piccolo incidente stradale nel quale il barista era stato coinvolto - che di fronte alla richiesta di Messar di farsi capire parlando in italiano gli ha risposto “di imparare il dialetto oppure di tornarsene in Marocco”.
La “visita di cortesia” (foto del Giornale di Vicenza) contestata dal consigliere Finco della Lega Nord: il sindaco Cimatti e il vicesindaco Ferraro al Pick Bar con il titolare Abdellah Messar
Apriti cielo: di fronte a cotanto riferito episodio di discriminazione, la notizia ha conquistato - inevitabilmente - il titolone in prima pagina. Con una altrettanto inevitabile catena di Sant'Antonio - nei giorni successivi - di commenti e dichiarazioni anche sul fronte politico nonché di prese di posizione, in parte contraddittorie, da parte del “Palazzo” municipale.
La situazione sta registrando concitati sviluppi proprio in queste ore.
Ieri il sindaco Cimatti, il vicesindaco Ferraro e il coordinatore cittadino del Pd Reginato hanno reso una “visita di cortesia” a Messar al Pick Bar “per fare chiarezza sull'episodio e lanciare un messaggio di distensione”, come riferisce oggi sempre il GdV con tanto di foto scattata nell'occasione nel locale.
Ma nella stessa pagina del quotidiano un altro articolo, intitolato “Il barista s'è inventato tutto”, riporta le dichiarazioni del comandante della Polizia Locale Maria Luisa De Togni secondo la quale, in base alle risultanze dei verbali, “nessuno degli agenti intervenuto lo scorso 7 agosto a rilevare l'incidente in cui era coinvolto l'immigrato gli ha intimato di imparare il dialetto o di tornarsene in Marocco.”
Esclusi pertanto “categoricamente” presunti “comportamenti discriminatori o atteggiamenti meno che professionali” da parte della pattuglia intervenuta sul posto. Da qui una “comunicazione alla Procura” da parte del Comando della Polizia Locale per “presunta diffamazione a carico di Messar”.
Ricapitolando. L'accaduto si presenta in due versioni totalmente contrapposte: la parola di Messar - supportata dalla testimonianza della moglie Marta Toscan, pure presente ai rilievi dell'incidente e “da altri due testimoni oculari che hanno assistito all'episodio” - contro quella del verbale redatto dalla pattuglia dei vigili urbani e del Comando di via Vittorelli, che negano “qualsiasi episodio a sfondo razziale” ai danni del barista, contro il quale la Polizia Locale ha deciso di adire le vie legali.
Finco: “Il sindaco Cimatti solidale con chi offende la sua Polizia locale. Siamo al delirio.”
Il controverso episodio, intanto, sta surriscaldando il già arroventato clima politico di questi giorni estivi in città.
Il consigliere regionale della Lega Nicola Finco - con un comunicato scritto a nome del Gruppo Consigliare Veneto della Lega Nord e pubblicato oggi sul suo sito web - esprime solidarietà al “vigile falsamente accusato di intolleranza da barista maghrebino” e “alla Polizia che opera nonostante la sfiducia del sindaco”.
“Il sindaco Cimatti solidale con chi offende la sua Polizia locale - scrive Finco -.Siamo al delirio: bene fa la comandante dei vigili a procedere legalmente nei confronti di quel barista maghrebino; lei e l'agente coinvolto hanno il mio massimo appoggio e sostegno per l'incresciosa vicenda in cui sono coinvolti.”
“Mi chiedo - prosegue il consigliere leghista - se il comportamento stesso del sindaco non insulti il suo vigile, essendosi fidato dell'esercente straniero ancor prima di comprendere realmente cos'era successo; e dall'altra parte mi domando come possa lavorare con serenità un Corpo di Polizia cui il suo primo responsabile non consegna la propria fiducia.”
“Prima di vedere le carte e di ascoltare il suo vigile, oltre che il suo assessore - sostiene l'esponente bassanese del Carroccio -, Cimatti si è recato dal barista maghrebino a portargli solidarietà, facendosi pure fotografare nel locale. Siamo davvero alla più grottesca delle farse.”
“Da una parte - conclude Finco - sono certo che la magistratura riporterà la verità nei giusti binari, dall'altro mi chiedo cosa aspetti Cimatti a fare pubblica ammenda scusandosi col suo vigile. E se l'ammenda pubblica gli stesse stretta per questioni d'immagine o logica vergogna, il sindaco provveda almeno privatamente, recandosi al Comando di Polizia locale e portando solidarietà all'agente a torto accusato di intolleranza. Pur in ritardo, sarebbe l'unica azione legittima da compiere in questo momento.”
Messar: “Offeso due volte come cittadino. Questo vigile non lo mollo”
Incalzati da tutte queste dichiarazioni a mezzo stampa, a questo punto ci siamo recati anche noi al Pick Bar per tastare il polso della situazione direttamente dalla voce di Abdellah Messar.
“Confermo tutto quello che ho già detto - dichiara il barista a Bassanonet -. Il 7 agosto ho avuto un piccolo incidente in via del Cristo e ho chiamato io i vigili.
Sono arrivati due agenti, un uomo e una donna. Il vigile mi ha prima detto in modo molto brusco di spostare la macchina e poi ha continuato a parlare solo in dialetto. Io gli ho chiesto di parlare in italiano perché il dialetto non lo capisco e lui mi ha detto: “Se non parli il dialetto veneto tornatene in Marocco.” Oltre alla mia famiglia altre due persone, due residenti del posto che erano scesi in strada, hanno sentito tutto.”
“Domenica scorsa - riferisce ancora Messar - sono stato chiamato da un ispettore che mi ha convocato alla Polizia Locale per “la notifica di un atto”. Sono andato al Comando e in pratica dovevo firmare una smentita. Io ho detto che non firmo niente se non in presenza del mio legale”.
“Io ero anche disposto a lasciar stare la cosa - continua l'esercente di piazzotto Montevecchio -, ma oggi sono apparse sul giornale le dichiarazioni della Polizia Locale secondo le quali io avrei detto il falso. E allora mi sono sentito offeso due volte, come cittadino: dalla frase del vigile e dall'accusa di essere un bugiardo. Io non ho bisogno di inventarmi le cose: sono cittadino italiano da 20 anni, conduco questo bar da 12 anni, pago regolarmente le tasse, non ho mai ricevuto mezza denuncia e penso di far parte di questa comunità. Adesso voglio andare fino in fondo.”
Gli fa eco la moglie, Marta Toscan, particolarmente arrabbiata per la vicenda accaduta: “Quando l'agente ha detto a mio marito di tornarsene in Marocco - ci dice la consorte del barista -, io gli ho detto che in Marocco oggi si sta molto meglio che qua. A questo punto presenteremo anche noi una querela per diffamazione, siamo stati accusati di aver detto il falso e questo è ingiusto e non è affatto vero. Io sono italiana, e certe cose nel mio Paese non le ammetto e non le accetto.”
“Il mio legale torna domani dalle ferie e prenderà in mano la questione - conclude Abdellah Messar -. Il fatto del vigile è realmente successo, lo ribadisco e lo ribadirò in tribunale. Questo signore non lo mollo.”
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