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Cristi, Santi e Madonne
La Bassano che sorprende: l'incredibile e invisibile patrimonio della religiosità popolare in centro storico
Pubblicato il 20 ago 2019
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È proprio vero: per vedere bene le cose, bisogna vederle da diverse prospettive. Sempre e comunque. La regola vale anche per le nostre città, che pensiamo di conoscere bene e che invece contengono una messe di informazioni che il più delle volte non siamo in grado di cogliere. Vuoi per l'abitudine, vuoi per disattenzione, vuoi per la fretta della vita quotidiana. Non fa eccezione la nostra Bassano: basta infatti cambiare prospettiva ed ecco che compare una città che sorprende. Per il semplice fatto che è una città per molti versi a noi ignota. E per cambiare prospettiva, camminando in centro storico, basta solamente alzare gli occhi. Distogliendo per una volta la nostra attenzione dalle vetrine dei negozi e da tutto ciò che compare ad altezza d'uomo. Perché più in su, sui piani alti della struttura urbana, c'è tutto un universo di messaggi scritti e visivi che raccontano la città stessa, passata e presente. Fregi e affreschi sulle facciate dei palazzi, lapidi e iscrizioni sui muri, vecchie insegne di attività storiche che non esistono più, balconi fioriti che attestano l'amore e il decoro per la città da parte dei residenti. Ma anche un museo sui generis a cielo aperto che è molto di più una sporadica collezione di rappresentazioni dell'immaginario collettivo.
Esiste infatti, in centro storico, un patrimonio artistico e insieme spirituale che potremmo definire, in due parole, incredibile e invisibile. Incredibile, per la qualità e quantità delle sue testimonianze. Invisibile, perché sta di sopra alle nostre teste e di fatto non ce ne accorgiamo. Mi riferisco alle immagini della pietà o religiosità popolare disseminate, e seminascoste, nei punti più disparati del salotto cittadino. Senza contare i tanti Cristi, Santi e Madonne raffigurati sui muri, sui capitelli e nelle edicole sacre degli altri quartieri bassanesi. In centro storico ce ne sono in ogni dove: su quei muri delle case e dei palazzi dove oggi l'unica espressione dell'umana creatività è quella dell'imbrattamento dei graffiti, ma anche sotto i portici, in mezzo alle finestre, persino all'angolo di un semaforo e su quel poco che resta delle vecchie mura cittadine.
Ne scrivo oggi, dopo averli fotografati in giro per il centro, perché in questa giornata di caduta ufficiale del governo probabilmente avevo bisogno di una rinfrancante dose di illuminazione mistica. Ma anche per sottolineare, ancora una volta, quanto sia bella e preziosa Bassano anche nelle sue cose più piccole e meno conosciute.
Affresco sulla parete di un palazzo in via Barbieri (foto Alessandro Tich)
Ma non per questo meno importanti: tutte queste immagini sacre sparse per la città, dal punto di vista storico, hanno infatti il loro sacrosanto perché.
È quello che ho imparato nel gennaio dell'anno scorso, assistendo in Sala Martinovich al racconto teatrale “I luoghi dell'accoglienza nella storia di Bassano” con Carlo Presotto e Paola Rossi del Teatro Stabile di Innovazione La Piccionaia-I Carrara di Vicenza, in una serata artistico-culturale promossa dalla Fondazione Pirani-Cremona.
Una serata, anche in questo caso, sorprendente. Perché ha fatto scoprire al pubblico presente quanto la storia di Bassano sia stata caratterizzata nei secoli dalla sua vocazione all'accoglienza. Ovvero all'ospitalità, messa a disposizione da istituti religiosi o da benefattori privati, nei confronti dell'altro. Categoria che racchiudeva la più varia umanità bisognosa di aiuto: persone indigenti, nuovi poveri, stranieri, viandanti, pellegrini, infermi, donne in difficoltà, disabili, orfani, emarginati, senzatetto. In ogni tempo e secondo le esigenze della società del tempo.
Un città dove don Giorgio Pirani fondava nel 1750 il “Pio luogo” e orfanotrofio femminile nell'odierna via Museo e dove in un successivo periodo don Marco Cremona adattava a orfanotrofio il convento di Ognissanti, abbandonato dai Cappuccini allontanati da Napoleone, dando inizio a una storia e a una tradizione civica di solidarietà educativa e sociale che dopo 269 anni continua ancora oggi.
Dove la Beata Elisabetta Vendramini, giovane di buona famiglia, vestì la tonaca alle soglie del matrimonio fondando l'ordine delle Suore Terziarie Francescane Elisabettine, dedicate all'assistenza di anziani e malati.
Dove il giovane prete don Luigi Colbacchini fondò la casa di riposo per gli anziani, la cui prima direttrice fu la Beata Gaetana Sterni, fondatrice a sua volta della congregazione delle Suore della Divina Volontà, tuttora presenti e attive a servizio dei poveri in via Beata Giovanna. Dove il dottor Pietro Agostinelli, primario medico dell'Ospedale degli Infermi, collocato nel convento della chiesa di San Francesco, nel corso di una notte del 1831 trasferiva i malati nel più ampio convento dei Riformati di San Bonaventura, dando così origine all'Ospedale Vecchio di Bassano.
E una città, soprattutto, dove si sono sviluppati nei secoli gli “hospitales” o “case di Dio”: luoghi di accoglienza e di ricovero messi a disposizione dai cittadini nelle loro case per i viandanti e successivamente anche per gli ammalati, di cui a Bassano si hanno notizie certe a partire almeno dal 1192.
Di tutto questo universo spirituale e solidale “privato” ci parlano gli affreschi e le raffigurazioni sacre della pietà popolare disseminate tra le piazze, le vie e soprattutto i vicoli del centro. Di queste, soltanto una gode tuttavia di una collocazione ad alta visibilità. Ed è l'immagine del San Cristoforo, patrono dei viaggiatori, dipinta sulla facciata del Municipio, di fianco alla Loggia. E non a caso: da quel rettilineo che oggi si chiama via Roma arrivavano infatti i viandanti che percorrevano la via Romea Germanica, vale a dire la via dei pellegrini da Roma alla Germania, che in questa nostra città transitavano e trovavano ospizio. E San Cristoforo, antesignano dell'Ufficio IAT e del marketing territoriale per il Marchio d'Area, era sempre lì, a dare loro il benvenuto a Bassano nel posto più in vista della piazza. Tutte le altre immagini sacre del centro, invece, sono più occultate e vanno scoperte (o riscoperte) in una sorta caccia al tesoro.
Alcune sono dei veri capolavori, altre sono opere più modeste, altre ancora mostrano e soffrono gli inesorabili segni dell'usura del tempo. Ma sono tutti dei capitoli di pari dignità di un tanto singolare quanto strabiliante racconto della città che ancora oggi non è stato sufficientemente raccontato.
Fine dell'illuminazione mistica. Tutto questo, ma non solo questo, può arricchire i nostri occhi e la nostra mente rivolgendo l'attenzione alla Bassano che si eleva al di sopra dell'altezza d'uomo e che ci invita a farsi leggere e a farsi riscoprire.
Rinforzandoci l'orgoglio di sentirci Bassanesi, camminando a testa alta.
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