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Valsugana Project
La Nuova Valsugana e il ruolo di Adria Infrastrutture, la società al centro delle inchieste sulla tangentopoli veneta che coinvolge anche Chisso e Galan. Il consigliere regionale Fracasso (PD): “Tornare alla variante proposta dall'ANAS”
Pubblicato il 06 ago 2014
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“La Nuova Valsugana è complementare e non alternativa alla Valdastico Nord: entrambe stanno in piedi economicamente.”
Lo affermava, il 13 dicembre 2011, l'allora assessore alle Politiche della Mobilità della Regione Veneto Renato Chisso (www.bassanonet.mobi/news/attualita/9961.html). Trovando concorde all'epoca anche il governatore Luca Zaia, che pure considerava la Valdastico Nord “non alternativa ma complementare alla Valsugana” (www.regione.veneto.it/web/guest/comunicati-stampa/dettaglio-comunicati?_spp_detailId=390528).
Dichiarazioni rese a seguito della decisione “a sorpresa” della giunta regionale del Veneto di dichiarare di pubblico interesse la proposta di finanza di progetto per la progettazione, costruzione e gestione dell'arteria formalmente denominata “Itinerario della Valsugana Valbrenta - Bassano Ovest. Superstrada a pedaggio” presentata dall'Ati (Associazione temporanea di imprese) costituita dall'impresa mandataria Pizzarotti & C. Spa e dai mandanti Ing. E. Mantovani Spa, Cis Spa e Cordioli Spa.
L'attuale SS Valsugana in territorio di Pove del Grappa. Foto: archivio Bassanonet
“Il project in questione non prevede alcun contributo pubblico a carico del bilancio regionale, sia in conto costruzione che in conto esercizio, mentre il transito sarà gratuito per i residenti” - sosteneva ancora Chisso, che prevedeva per la Nuova Valsugana “una media di 12.000 transiti al giorno, destinati ad aumentare con l’entrata in esercizio della Pedemontana Veneta, dove confluirà buona parte del traffico da Nord Est diretto al Brennero”.
Da allora sono passati due anni e mezzo e nel frattempo, come ben sappiamo, Renato Chisso è finito in carcere con l'ipotesi di reato di corruzione nell'ambito della maxi inchiesta veneziana sulla tangentopoli veneta riferita alla “madre” di tutti gli appalti della Regione, ovvero il Mose. Solo la punta dell'iceberg, affiorata in laguna, di quello che sembra essere stato un vero e proprio sistema di corruzione istituzionalizzata tra politica e affari.
La pentola scoperchiata dai pm inquirenti ha intanto portato a nuove piste da approfondire nel mare magnum dei project financing proposti o approvati nel Veneto negli ultimi anni. I cui personaggi e interpreti sono quasi sempre gli stessi: in particolare la Mantovani Costruzioni, colosso padovano dell'edilizia, controllata all'epoca dei fatti contestati dal presidente e amministratore delegato Piergiorgio Baita, dominus degli appalti veneti. E promotore, tra le altre cose, di Adria Infrastrutture: società - come spiega Renzo Mazzaro sulla Nuova Venezia (nuovavenezia.gelocal.it/2014/08/05/news/la-cassa-di-chisso-e-galan-era-adria-infrastrutture-1.9714924) - creata dal manager per gestire gli utili dei lavori in project financing della Mantovani e destinata in quanto tale a gestire l'esazione dei pedaggi della Nuova Valsugana.
Adria Infrastrutture, società di Serenissima Holding, è uno dei perni su cui ruotano le indagini in corso. Controllata da Mantovani ma partecipata fino a qualche tempo fa anche da società di altri indagati eccellenti delle inchieste non solo venete (tra cui Giovanni Mazzacurati, presidente fino al 2011 del Consorzio Venezia Nuova e Abm Network Investment del finanziere trentino Alberto Rigotti, arrestato nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Cagliari per bancarotta fraudolenta riferita alla concessionaria di pubblicità del gruppo editoriale E Polis), aveva come amministratore delegato Claudia Minutillo, alias “la Dogaressa”, ex potente segretaria di Giancarlo Galan in Regione e quindi ex potentissima manager nel settore delle infrastrutture, arrestata l'anno scorso nella prima tranche dell'inchiesta e oggi grande accusatrice dell'ex governatore del Veneto. Il cui nome, assieme a quello di Renato Chisso, compare anche nel fascicolo di indagine che riguarda proprio Adria Infrastrutture.
Secondo i riscontri degli inquirenti sia Galan che Chisso possedevano infatti quote della società medesima, tramite altre società costruite ad hoc dal commercialista, pure finito in carcere, Paolo Venuti (per Galan) e tramite dei prestanome.
La qual cosa significa che, una volta portato il sistema del project financing “a regime”, i due esponenti politici avrebbero goduto di una quota parte degli utili di Adria Infrastrutture in qualità di soci privati.
Come riferisce sempre Renzo Mazzaro nel suo articolo, Galan - il quale ha ammesso “di possedere una quota di Adria” - nel suo memoriale difensivo sostiene tuttavia “che questa partecipazione vale un fico secco per due motivi: Adria è una società rimasta inattiva e i grandi lavori in project nel portafoglio della società non sono mai partiti. Il reato, pretendono i suoi avvocati, non è mai stato compiuto”.
Interesse privato in atti pubblici o solamente processo alle intenzioni?
Indipendentemente dagli esiti delle inchieste, è questo lo scenario che emerge dai filoni di indagine sul project financing delle infrastrutture nel Veneto e che pone più di un lecito interrogativo sulle dinamiche di gestione delle opere se i grandi lavori del portafoglio di Adria - tra cui la Superstrada a pedaggio Nuova Valsugana, attualmente sospesa in un “limbo” politico-istituzionale - fossero stati messi in cantiere secondo i piani prestabiliti. La questione rimane aperta: si attendono sviluppi.
E intanto oggi, in merito al progetto della Nuova Valsugana, interviene il consigliere regionale del Partito Democratico Stefano Fracasso.
“Ora che il Governo ha inserito la Valdastico Nord nello Sblocca Italia - dichiara Fracasso -, il presidente Zaia deve uscire dall'ambiguità sulla Valsugana. Le due infrastrutture così come sono progettate sono alternative perché entrambe puntano sui flussi di attraversamento e non sul traffico locale.”
“In più - sottolinea ancora il consigliere regionale - la Valsugana si fonda su un project financing insostenibile. Per la Valsugana si torni quindi alla variante proposta a suo tempo dall'ANAS che costa meno, impatta meno sull'ambiente e risolve i problemi di congestione della valle. Rimane piuttosto da potenziare il collegamento ferroviario. Trento ha scelto di gestire direttamente la linea della valle; con alcuni interventi anche il Veneto può rendere più appetibile la mobilità su rotaia creando una migliore accessibilità sulla direttrice Trento-Bassano-Venezia.”
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