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Cittadinanza onoraria ai Martiri del Grappa: “sì” unanime
Dopo due ore di discussione, è l'esito del voto del consiglio comunale di Bassano. Con alcuni distinguo sulla rilettura di quella tragica epoca storica e il forte dissenso di Stefano Giunta sui tempi e i modi dell'iniziativa del sindaco
Pubblicato il 26 set 2013
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48 nuovi bassanesi. Sono le vittime dell'Eccidio del Grappa, simbolo e memoria della pagina più nera del '900 a Bassano: catturati dai nazifascisti nel rastrellamento del Massiccio del settembre 1944 e trucidati alla caserma Reatto di viale Venezia (17 fucilati, il 24 settembre) e in viale dei Martiri, via Brigata Basilicata e viale Venezia (31 impiccati, il 26 settembre).
Da questa sera i Martiri del Grappa - nessuno dei quali, tra quelli identificati, era originario della nostra città - sono cittadini onorari di Bassano del Grappa.
Lo ha sancito il consiglio comunale, che ha approvato all'unanimità (29 voti favorevoli su 29 votanti) la delibera promossa in prima persona dal sindaco Stefano Cimatti - quale dichiarato “ultimo atto” del primo cittadino - e proposta, discussa e votata proprio nel giorno del 69simo anniversario di quel tragico avvenimento.
Foto Alessandro Tich
Non si è trattato di una pura formalità consiliare: l'approvazione della cittadinanza onoraria è giunta infatti dopo due ore di interventi e di discussione che - al di là della sostanziale convergenza di tutti i gruppi sul degno tributo da conferire ai Martiri dell'Eccidio, “icona indelebile per generazioni di bassanesi, vittime innocenti di una furia scatenata da anni di ideologie perverse” (Paola Facchinello, Un'altra Bassano) - ha evidenziato comunque delle sostanziali differenze di interpretazione e di messa a fuoco dell'argomento.
I distinguo tra i banchi del consiglio, in particolare, si sono concentrati su due fronti. Il primo ha riguardato i tempi e i modi della “gestazione” e della presentazione della delibera della cittadinanza onoraria su cui, nella fattispecie, ha espresso forte dissenso il capogruppo di Bassano ConGiunta Stefano Giunta. Il quale ha affermato che “fino a quattro settimane fa il consiglio comunale nulla sapeva” sull'iniziativa che il sindaco “aveva programmato sin dallo scorso febbraio, nell'ambito dei suoi contatti con il comitato delle celebrazioni per il 26 settembre”.
“Il sindaco, senza avere preventivamente consultato i consiglieri di maggioranza - ha rimarcato Giunta -, ha presentato la proposta di delibera nell'ufficio di presidenza del 21 agosto, ripresentandola nella riunione di commissione del 16 settembre. La cittadinanza onoraria avrebbe meritato un iter ben diverso, sia cittadino che amministrativo. Perché una notizia tanto segreta per 6 mesi, fino al 21 agosto? Non posso accettare che la memoria di quei tragici fatti sia proprietà privata di un sindaco.”
Analoghe critiche sui tempi e metodi dell'iter del documento da votare, anche se non in toni così risentiti, sono emerse dai banchi del Pdl (Roberto Marin, Stefano Monegato, Mauro Zen). “Un'ora di commissione - ha detto Marin - è troppo poco per un'acquisizione approfondita e collettiva del tema.”
Anche perché, cittadinanza onoraria a parte, sono proprio i contenuti storici di quel drammatico periodo del nostro ancora recente passato - di cui il rastrellamento e l'Eccidio del Grappa, nel territorio della pedemontana, rappresentano l'orrenda punta dell'iceberg - che necessitano di una rinnovata e obiettiva consapevolezza dei fatti accaduti.
Ed è stato appunto questo il secondo fronte dei distinguo, nel dibattito che ha preceduto la votazione, espressi dai consiglieri di centrodestra, sia di maggioranza che di opposizione. Roberto Marin: “E' un argomento che merita maggiore approfondimento e discussione, libera da ideologismi.” Stefano Giunta: “Bisogna confrontarsi per tempo su una questione così delicata e andare oltre la mitologia resistenziale per indagare sulle atrocità inenarrabili su entrambi i fronti.”
E se Monegato, sulla stessa lunghezza d'onda, ha rammentato la strage di Porzius e il dramma delle foibe, Mauro Zen ha preannunciato il consenso alla delibera seppure presentata “dal sindaco seguito dai consigli di qualcuno che vuole vedere le cose solo da una parte”. Un riferimento, esplicito, all'avvocato Mario Dalla Palma: acceso antifascista e testimone oculare dell'impiccagione di viale dei Martiri. Da qui il monito di Riccardo Poletto (Un'altra Bassano), che ha messo in guardia sul pericolo del relativismo storico: “Il rischio nell'indagare i torti di entrambe le parti è quello che sia un pretesto per annullare le distanze tra i torti.”
E se per Gianandrea Borsato (Pd) la cittadinanza onoraria è “un atto solenne per un messaggio civico forte di non violenza e di pace”, ancora per Paola Facchinello “è il senso non di riaprire una ferita rimarginata, ma di vegliare affinché i nostri atti quotidiani siano ispirati al rispetto degli altri e delle loro idee.” E originale è stata la chiave di lettura di Ilaria Brunelli (Bassano ConGiunta), che attualizzando i fatti di 69 anni fa ha elaborato un ardito, ma sentito e interessante parallelo con gli imprenditori impiccatisi anche in questi giorni a seguito della crisi economica.
“E' vero che alcuni mesi fa è nata questa idea - ha affermato il sindaco Cimatti, replicando alle critiche di Giunta -, ma ho voluto che non fosse proposta al gruppo di maggioranza perché sarebbe stato poco rispettoso nei confronti di tutto il consiglio. Non volevo che venisse fatta una scelta politica, ma che ci fosse una condivisione generale sull'idea.”
Condivisione che, alla fine, è arrivata con voto unanime. Compreso dunque anche quello di Stefano Giunta e del suo gruppo, come preannunciato dal capogruppo in sede di dichiarazione di voto: “Pur rimarcando le riserve sulle modalità dell'iniziativa, il nostro voto sarà favorevole con spirito costruttivo.”
Presenti in prima fila tra il pubblico, in sala consiliare, i due sindaci di Pove del Grappa e di Borso del Grappa, Orio Mocellin e Ivano Zordan.
Pove e Borso sono infatti i due Comuni che hanno dato il maggior tributo di Martiri del Grappa: 12 dei quali erano di Pove (11 impiccati e 1 fucilato) e 9 di Borso (7 impiccati e 2 fucilati).
Ora quei loro 21 concittadini, assieme alle altre 27 vittime dell'Eccidio - 2 da Cassola, 1 da Rossano Veneto, 1 da Mussolente, 1 da Cavaso del Tomba, 1 da Romano d'Ezzelino, 1 da Tombolo, 1 da Loria, 9 identificati ma di residenza sconosciuta e 10 ignoti - sono anche bassanesi.
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