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Sul centro sventola bandiera bianca
Dallo “sciopero del clic” dei commercianti alle elezioni di quartiere: le diverse facce della crisi di identità del centro storico di Bassano, il “salotto buono” della città incapace di cambiare arredamento
Pubblicato il 29 gen 2013
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Ieri pomeriggio, lunedì 28 gennaio, abbiamo assistito ad un fatto a suo modo significativo: la diserzione di gran parte dei negozi del centro storico di Bassano allo “sciopero del clic”, e cioè all'invito rivolto da Confcommercio Bassano ai propri associati di spegnere per un'ora le luci delle vetrine quale segno tangibile di protesta in occasione della giornata di mobilitazione nazionale, nei confronti della politica e della burocrazia statale, promossa da Rete Imprese Italia.
Lasciamo stare il fatto che il lunedì, probabilmente, non era la giornata più adatta per lanciare e mettere in atto un'azione di protesta che restasse impressa negli occhi dei cittadini.
Ma la vera notizia è un'altra: e cioè lo scollamento dimostrato, nell'occasione, dai commercianti del “salotto buono” della città che in gran parte non hanno recepito il messaggio di quella che è, o dovrebbe essere, la “loro” associazione.
Foto Loris Fostari - archivio Bassanonet
Persino i negozi di alcuni noti commercianti del centro, che hanno rivestito nel recente passato importanti cariche nella giunta di Confcommercio Bassano o nelle società di servizio dell'associazione di categoria, sono rimasti accesi.
C'è qualcosa che non quadra, e va da se che per lo spirito di corpo della categoria, ma anche del quartiere-immagine della città di Bassano, quello di ieri è stato un campanello di allarme importante.
Da anni - e quindi non certo da oggi, in un periodo in cui la morsa della recessione economica è più evidente - scriviamo fiumi di parole sulla crisi di identità del centro storico, di cui la rete del commercio, con i circa 500 negozi ed esercizi censiti nel quartiere, è una delle componenti principali.
E non da oggi sosteniamo che per i negozi del centro una delle vie d'uscita per contrastare il richiamo delle sirene dei centri commerciali alle porte della città ha un nome ben preciso: si chiama “centro commerciale naturale”.
Un sistema innovativo, già attivo in diverse città d'Europa e anche d'Italia, con il quale gli esercizi commerciali e le attività del quartiere, anche quelle artigianali o a fine culturale e sociale, si uniscono in un soggetto giuridico ad hoc, ovvero in un consorzio senza fini di lucro, e si comportano esattamente come un centro commerciale. Con orari di apertura omogenei, servizi unificati, convenzioni concordate per la clientela e i fornitori, collaborazione per la creazione di eventi e promozione di iniziative, azioni di marketing e di immagine territoriale coordinate e quant'altro.
Ma parlare di queste cose per il nostro centro storico, alla luce dei fatti, è fiato sprecato. Per tentare di fare anche solo un primo e limitato esperimento di questa che sarebbe un'autentica rivoluzione del sistema di fare shopping in centro a Bassano, servono una precisa organizzazione e un intento comune condiviso da tutti.
E se il buongiorno si vede dal mattino - anzi, dal pomeriggio di ieri -, quell'intento comune non ci sarà mai. Anche perché, in realtà, la frammentazione di interessi degli imprenditori del commercio che gravitano sulle piazze e sulle vie contermini non nasce dal fatto di aver spento o meno le luci delle vetrine, ma parte da più lontano. Non c'è infatti un solo tipo di commercio a caratterizzare l'offerta del quartiere “bene” di Bassano del Grappa: ce ne sono almeno tre. Che come le rette parallele studiate in geometria, vanno per conto loro e non si toccano mai.
Ci sono innanzitutto i negozi delle 3 o 4 note imprese commerciali famigliari della città, che sono da lunghi anni - per storia e tradizione - in posizione di mercato dominante. Poi ci sono i negozi in franchising, che rispondono a logiche diverse, in cui il rapporto con il “marchio” sovrasta ed annulla il rapporto col tessuto cittadino, caratteristico dei cosiddetti “negozi di vicinato”. Non a caso, è stata la categoria che ieri ha disertato in blocco l'invito a spegnere le luci in vetrina.
Ci sono infine tutti gli altri: i peones del commercio, quelli che veramente si trovano in prima linea, con il peso dei tanti problemi - tra cui i canoni di affitto spesso esorbitanti, imposti dai proprietari dei locali ad uso commerciale in centro storico - che li trasformano in tante pentole a pressione pronte a scoppiare da un momento all'altro.
E c'è anche una quarta categoria, che sfugge ancora alle statistiche ma che è sempre più rappresentativa di un salotto cittadino che sta perdendo i pezzi: quella dei negozi vuoti, con il cartello “affittasi” tristemente e inutilmente appeso da mesi.
Sono i tasselli di un complesso puzzle di interessi, di situazioni e di posizioni di rendita diverse su cui sembra difficile, se non impossibile, fare sintesi.
Ma sono anche l'espressione di una più generale crisi di aggregazione che sta avvolgendo il centro storico in tutti i suoi aspetti, residenti compresi.
Già: esiste davvero un “quartiere” centro storico? E cioè un organo vivo e pulsante della città in cui la parte sociale (chi ci abita), la parte economica (chi ci lavora) e la parte politica (chi lo amministra) sono disposte a farsi anche parte attiva per renderlo ancora più vivo e vivibile?
Lo scollamento degli interessi non è solo rappresentato dal flop dello “sciopero del clic” di ieri pomeriggio, ma anche - e in maniera assai più clamorosa - dalla diserzione dei residenti alle ultime elezioni per il rinnovo del comitato di quartiere, l'unico a non aver raggiunto il quorum, lo scorso novembre, tra tutti i quartieri di Bassano del Grappa, con un misero 5,6% degli aventi diritto al voto recatosi alle urne per eleggere i propri rappresentanti. Il 16 e 17 febbraio - notizia fresca che vi diamo in anteprima - il centro storico, che non ha ancora il suo consiglio di quartiere, tornerà a votare: sull'affluenza a questa seconda tornata si accettano scommesse.
Sono le tante facce della stessa medaglia di un “salotto buono” della città alla ricerca di sé stesso, e che stenta a capire che per restare tale, in termini di offerta economica e di cittadinanza attiva, deve cambiare arredamento.
Vorremmo sbagliarci, perché amiamo Bassano alla follia. Ma proprio per questo ci dispiace assistere al progressivo declino del cuore della città, che necessita invece di una terapia d'urto e sulle cui difficoltà il richiamo all'attuale difficile situazione economica, che pure ha le sue colpe, è soltanto un alibi.
La crisi infuria, il pan ci manca: sul centro sventola bandiera bianca?
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