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Romano d'Ezzelino: boom di disoccupazione

L'amaro bilancio dell'assessore alle Politiche del Lavoro Massimo Ronchi: “In tre anni quadruplicato il numero dei disoccupati”. A breve un incontro con le categorie economiche, le cooperative sociali e i disoccupati e inoccupati del Comune

Pubblicato il 28-12-2012
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Le prime difficoltà, come ovunque del resto, si sono già sentite nel 2009. Ma in tre anni, a Romano d'Ezzelino, la morsa della crisi ha colpito tutti settori più rappresentativi del comparto produttivo locale: dal settore orafo, alla manifattura fino all'edilizia. Con un risultato preoccupante: oggi nel Comune ezzelino si contano più di 150 disoccupati, un numero quattro volte superiore rispetto ai disoccupati di tre anni fa.
Il dato, in sede di bilancio di fine anno, viene reso noto dall'assessore comunale alle Politiche del Lavoro e alle Attività Produttive Massimo Ronchi,
“La situazione - spiega Ronchi, nel tracciare un profilo dei “senza lavoro” sul territorio comunale - ha comportato un innalzamento di cassaintegrati prima e disoccupati poi. Nel 2009 i cassaintegrati in tutto il territorio comunale che si sono rivolti a noi erano una 40ina, per diventare 60 disoccupati nel 2010 e oltre 80 nel 2011. Dal 2010 come Comune abbiamo deciso di intervenire quindi su tutte quelle situazioni da noi conosciute sprovviste di reddito e non più sui cassaintegrati come nel 2009. Questo perché l’emergenza stava rapidamente cambiando il proprio centro e le persone senza un reddito aumentavano sempre più. Abbiamo pensato quindi ai disoccupati o inoccupati. Molti di loro avevano profili critici: nel 2010 tanti piccoli imprenditori hanno dovuto chiudere la propria attività diventando così disoccupati con debiti e un’età superiore ai 55 anni, grandi lavoratori ma difficilmente ricollocabili nel mercato del lavoro e questo diventa ancora più grave se calcoliamo il fatto che con le recenti riforme si è allontanata anche l’età della pensione.”

L'assessore Massimo Ronchi: "Tante persone, con problemi di ricollocazione, ci chiedono un'occupazione o una prospettiva"

Numeri in crescita che spingono l'Amministrazione comunale a concentrare nuove politiche di intervento a sostegno, laddove è possibile, dei romanesi in difficoltà.
“Ci siamo subito attivati per monitorare la situazione prima, e intervenire con le risorse comunali poi - dichiara Ronchi -. E’ stata una nostra scelta anche se la materia non è strettamente di competenza comunale. Visti i primi segnali di difficoltà economiche da parte delle famiglie abbiamo voluto investire nelle politiche a sostegno dell’occupazione, ovvero non sussidi ma vere e proprie esperienze lavorative in aziende o cooperative finanziati con risorse comunali e sovracomunali. Al peggioramento della situazione hanno contribuito in maniera determinante i vincoli imposti dal patto di stabilità.”
Argomento, quest'ultimo, che per l'esponente di giunta non è di certo marginale: “Come Amministrazione eravamo soliti prevedere un piano delle opere pubbliche anche da 3 milioni di euro l’anno: li spendevamo tutti per il Comune e non solo per asfaltature e illuminazione pubblica, basti pensare alla nuova biblioteca, alla Fornace, al recupero dell’edilizia pubblica, alle scuole. Si trattava di un vero stimolo all’intera economia comunale. Politicamente ci orientiamo a far partecipare tutte ditte del territorio e riuscivamo a dare lavoro ad una quarantina di aziende industriali o artigianali, garantendo livelli occupazionali e di produttività di tutto rispetto. Ma il patto di stabilità ha fatto tabula rasa e ha annientato tutto.”
“Il Comune è sempre intervenuto - aggiunge l'assessore -. Abbiamo investito risorse sia nostre che provinciali, provvedendo a dei tirocini formativi a costo zero per le aziende. Fino a quest’anno, quando superiamo le 150 unità di disoccupati. Un picco preoccupante perché dimostra come in tre anni sia quadruplicato il numero dei cittadini in difficoltà. Le persone a cui l’Amministrazione comunale è riuscita a dare una risposta lavorativa dal 2009 sono circa una 90ina e in termini di risorse investite abbiamo raggiunto la cifra di 200mila euro. Vista la situazione quest’anno abbiamo potuto contare anche sulla preziosa collaborazione con la Caritas di Romano e le parrocchie del territorio.”
E la realtà attuale, come sottolinea l'amministratore comunale, non fa intravvedere ancora spiragli.
“I numeri parlano già chiaro - osserva Ronchi -. Per questo a inizio anno abbiamo organizzato un incontro con le categorie economiche, le cooperative sociali del territorio, con i disoccupati o inoccupati, per conoscerci, per far conoscere le iniziative comunali e per meglio riuscire a indirizzarli. Durante l’anno però in tanti si sono rivolti al mio assessorato per le politiche del lavoro. Hanno tutti problemi nella ricollocazione, ci chiedono un’occupazione o una prospettiva. È chiaro che il fenomeno ha dimensioni tali che sarà impensabile dare una risposta a tutti. Ma il nostro impegno continua.”
Eppure, in questi tre anni “neri”, sono arrivate anche diverse aziende che hanno investito sul territorio di Romano.
“E’ vero - conclude Ronchi -, ed è altrettanto vero che imprese nate e sviluppate a Romano in questi anni hanno raggiunto livelli occupazionali e di fatturato mai riscontrati prima, frutto di costanti investimenti e di una sana gestione finanziaria con conseguenze anche in termini di produzione articolandosi a ciclo continuo, risultati raggiunti dimostrando anche responsabilità sociale. Mi spiego: le imprese hanno una loro responsabilità sociale verso il territorio e verso la società per cui la fuga oltre confine, pur avendo delle ragioni oggettive, non può essere la soluzione. Ma è vero anche che ciò non può essere evitato senza un’adeguata risposta in termini di infrastrutture quindi non solo strade, ma anche reti tecnologiche e reti energetiche adeguate.”

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