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Cinema

Quando anche E.T. cresce

Con Super 8 un omaggio al classico film di Spielberg ma con molta azione in più.

Pubblicato il 17-09-2011
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Super 8 è uno dei film più attesi della stagione. Annunciato da una campagna promozionale ricca e appassionante ha incantato il pubblico e gli addetti ai lavori, d’altronde una produzione che vede ai suoi vertici persone come J.J. Abrams (produttore dei cult Lost e Alias)nelle vesti di regista e Spielberg come produttore, molto ci si aspetta.
Il problema è quando queste attese non sono del tutto ripagate. Chiariamo da subito, Super 8 è un film tecnicamente perfetto che sa ricostruire fedelmente le atmosfere della fine degli anni ‘70, le paure di una piccola città, l’educazione e la crescita di pre-adolescenti.
Ma se la prima parte del film coinvolge ed emoziona -l’inizio film con la non vista morte della madre del protagonista ha un ché di poetico mentre l’incidente ferroviario ricostruito digitalmente che dà il via all’azione ha una forza esplosiva- la seconda invece si perde in facili retoriche e in discorsi patriottici e lacrimevoli che stridono e fanno calare non solo il consenso del pubblico ma anche quanto costruito inizialmente.


La trama per quanto ricordi molto da vicino quella di E.T., il classico e forse il più bel film di Spielberg, con dei ragazzini che scoprono una minaccia aliena e si battono contro le menti di un esercito senza scrupoli, si arricchisce di elementi che danno nuova vita al genere. Primo fra tutti l’espediente narrativo che mette in contatto i ragazzini con la verità: il dover girare un film da presentare ad un concorso, un film di Zombie che è poi visibile nei titoli di coda di Super 8 e che permette di delineare fin da subito il carattere dei protagonisti. Se Joe, addetto al trucco, è infatti chiuso e ancora scosso dalla morte della madre e dalla mancanza di un contatto familiare con il padre vicesceriffo della città, Charles il regista è volitivo ma non leader mentre Alice (Elle Fanning), reclutata all’ultimo e di fatto l’unica vera star del film (avendo già alle spalle Somewhere di Sofia Coppola) è la ragazzina forte che incanta e fa innamorare tutti di sé. Proprio grazie alla camera super8 che usano per girare, riprenderanno l’incidente ferroviario che libera il mostro alieno (e che molto ricorda quelli di Cloverfield, sempre di Abrams)e arriveranno a scoprire la verità sulle origini della minaccia con annessa teoria cospirazionista. Una verità che li formerà e li farà crescere in fretta, prendendo coscienza di sé, delle proprie capacità e soprattutto del proprio coraggio.
Tutte queste premesse però vanno a scadere in un finale fin troppo patetico nella vera accezione del termine, suscitando sì commozione ma in quel modo lezioso che un po’ infastidisce. Discorsi patriottici, sbandieramento di buoni sentimenti che, per una volta, potevano anche esser messi da parte.
Un’occasione mancata, questo è Super 8, un gran bel film a cui manca un gran finale.

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