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Questo è un panda-monio!

Torna dalla Cina con furore il panda Po

Pubblicato il 03-09-2011
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Lo avevamo lasciato guerriero dragone e lo ritroviamo con qualche chilo in meno alle prese con le sue nuove responsabilità. Il panda Po è cresciuto in questi anni così come è aumentato il suo successo che ha spinto il sequel del fortunato film del 2008 ad essere presentato addirittura alla corte di Cannes.

Più scatenato che mai questa volta Po non dovrà fare i conti solo con un perfido e malvagio pavone -che vuole conquistare l’intera Cina grazie all’invenzione delle armi a fuoco - ma soprattutto con il suo passato.

Sarà infatti la ricerca della pace interiore, unico mezzo per riuscire a d essere veramente in armonia con le proprie forze, a mettergli davanti alla cruda quanto buffa (ai nostri occhi) realtà di panda adottato, il padre papera infatti non può più nascondere la verità che turba il nostro panciuto eroe. Ma quella che sembra essere inizialmente una distrazione per combattere il crudele Lord Shen si rivela essere la chiave per riuscire a sconfiggerlo. E’ infatti il passato di questo pavone e le profezie di una capra a spiegare la storia e il futuro di Po che assieme a un’accozzaglia di animali (coccodrilli, lupi, rinoceronti, pecore…) si lancerà nell’impresa.

Se siamo ormai abituati a vedere il sequel di un grande successo non così degno come il suo precedente, Kung Fu Panda 2 è una piacevole smentita. Molto più dell’uno, questo film riesce a conquistare il pubblico grazie a una storia più fitta di mistero e di azione (sono numerosi i momenti di combattimento, uno meglio dell’altro), una colonna sonora impeccabile e un’animazione più morbida e reale che rende il panciuto Po ancora più “morbidoso e peluchoso”. Non mancano ovviamente i momenti di commozione perché anche un film così chiassoso e spensierato nasconde in realtà un tema importante e delicato come quello dell’adozione. Assieme ai suoi fedeli amici Po deve infatti fare i conti con se stesso e rispondere alla più semplice e profonda delle domande: chi sono io? E la risposta non può che essere più bella: siamo ciò che decidiamo di essere.

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