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Manifatturiero UE, l’allarme occupazione: 200mila posti persi

L’eurodeputata Donazzan chiede una strategia comune su robotica e IA: «Senza produzione non c'è autonomia strategica»

Pubblicato il 15 apr 2026
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«Il rischio è evidente: si chiama deindustrializzazione».
Elena Donazzan, europarlamentare di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Industria (ITRE), interviene con durezza a margine del dibattito sul manifatturiero avanzato a Bruxelles.
Il quadro delineato dall’esponente di FdI non lascia spazio a interpretazioni: la tenuta economica e sociale del continente è sotto scacco.

Elena Donazzan, europarlamentare di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento europeo.

I dati riportati descrivono un settore che è ancora il baricentro dell'Unione – vale il 20% del PIL, garantisce 30 milioni di posti di lavoro e l’80% dell’export – ma che sta perdendo terreno velocemente.
Dal 2024 a oggi sono già scomparsi 200.000 impieghi e altri 600.000 sono considerati in bilico.
«I segnali sono chiari e preoccupanti», sottolinea Donazzan, citando i dati emersi dalle recenti audizioni del Commissario all'Industria.

Sotto accusa finisce il modello regolatorio europeo. Secondo la vicepresidente ITRE, l'Europa resta un’eccellenza nella ricerca, ma fallisce nel passaggio alla fase produttiva.
I motivi? Una burocrazia definita «soffocante», costi energetici fuori scala e regole interne che frenano la competitività.
«La velocità della produzione globale non aspetta l’Europa», avverte l’eurodeputata, sollecitando un’accelerazione decisa su robotica e intelligenza artificiale industriale per ridurre la dipendenza dall'estero.
Il confronto internazionale evidenzia una competizione definita «impari». Da un lato la pressione della Cina, sostenuta da sussidi statali e priva di vincoli ambientali stringenti; dall'altro la strategia degli Stati Uniti che, legando l'industria alla sicurezza nazionale, stanno drenando capitali anche dall'Italia attraverso forti incentivi al reshoring.

Donazzan invoca infine una visione d'insieme che superi la frammentazione degli interventi: «Non si salva l’acciaio senza proteggere i prodotti lavorati.
Lo stesso vale per plastica, pelle, alluminio e legno».
Il messaggio inviato a Bruxelles è un ultimatum sulla necessità di riportare la produzione al centro dell'agenda politica per evitare l'impoverimento della classe media: «L'Europa deve tornare a produrre, e deve farlo ora».

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