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Elvio Rotondo
Contributor
Bassanonet.it
Taiwan, la leader dell’opposizione incontra Xi Jinping
Taiwan tra dialogo e tensioni: l’opposizione apre a Pechino mentre cresce la pressione militare nella regione
Pubblicato il 12 apr 2026
Visto 9.430 volte
L’8 aprile scorso, Cheng Li-wun, presidente del Kuomintang (KMT), principale partito di opposizione di Taiwan, si è recata in Cina in un momento di crescente pressione militare cinese sull’isola. La visita arriva mentre il parlamento, controllato dal KMT, blocca un piano governativo che prevede 40 miliardi di dollari di spese aggiuntive per la difesa. Il piano governativo include missili e droni, nonché il nuovo sistema di difesa aerea "T-Dome", ma l’opposizione invece spinge per una proposta di finanziamento solo di alcuni armamenti statunitensi, anziché dell'intero pacchetto.
Durante il viaggio, Cheng ha dichiarato di volersi ispirare allo spirito del fondatore del partito, Sun Yat-sen, promuovendo la riconciliazione con la Cina.
Xi Jinping incontra una delegazione del Kuomintang (KMT) guidata da Cheng Li-wun a Pechino, il 10 aprile 2026. /Xinhua
La leader dell’opposizione ha deposto una corona di fiori al mausoleo di Sun Yat-sen nella città orientale di Nanchino, ex capitale della Repubblica di Cina prima della sconfitta del Kuomintang nella guerra civile contro i comunisti di Mao Zedong nel 1949.
La visita, che ha toccato Shanghai e Nanchino, si è conclusa a Pechino, il 10 aprile scorso con un incontro con il presidente cinese Xi Jinping. Il colloquio ha suscitato polemiche a Taiwan, dove Cheng è accusata dai critici di essere troppo vicina alla Cina, considerata una minaccia.
Il leader cinese Xi Jinping ha dichiarato che le popolazioni su entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan sono cinesi e desiderano la pace, mentre Cheng ha affermato che Taiwan "non dovrebbe più essere un punto nevralgico per un potenziale conflitto ma diventare un simbolo di pace condivisa".
Cheng è la prima leader in carica del Kuomintang a visitare la Cina nell’ultimo decennio. Eletta lo scorso anno, è una figura controversa a Taiwan per le sue posizioni favorevoli e relazioni più strette con Pechino. È stata persino soprannominata da alcuni utenti internet cinesi "la dea dell'unificazione". Secondo alcuni analisti, sebbene il Kuomintang abbia tradizionalmente mantenuto cordiali rapporti con la Cina, la propensione di Cheng a visitare il Paese contrasta con l'approccio più cauto dei suoi predecessori nelle relazioni tra le due sponde dello Stretto.
I rapporti tra Pechino e Taipei si sono deteriorati dal 2016, quando Tsai Ing-wen, esponente del Partito Democratico Progressista (DPP), è diventata presidente. La motivazione è da ricercare nel rifiuto di Tsai di sostenere il concetto di un'unica nazione cinese.
Il DPP ha accusato Pechino di essere il principale responsabile delle crescenti tensioni regionali intensificando la pressione militare sull’isola, con esercitazioni sempre più frequenti.
Oltre a un conflitto aperto, sembra che Pechino stia puntando su strumenti alternativi per aumentare la pressione su Taiwan. La situazione resta in evoluzione e dipende anche dalle scelte politiche interne all’isola.
La Cina considera Taiwan parte integrante del proprio territorio, da riunificare anche con la forza, se necessario. La maggior parte dei paesi, inclusi Stati Uniti e Giappone, non riconosce formalmente l'isola come stato indipendente, ma Washington si oppone a qualsiasi tentativo di annessione militare ed è impegnata a fornirle armi per la sua difesa.
Nel frattempo, crescono anche le tensioni tra Cina e Giappone a causa delle dichiarazioni rilasciate, nel novembre scorso, dal Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi, secondo cui il Giappone potrebbe intervenire in caso di conflitto nello Stretto di Taiwan.
La scorsa settimana, il quotidiano militare ufficiale dell'Esercito Popolare di Liberazione, PLA Daily, ha affermato che il Giappone avrebbe materiale e capacità tecnologiche per sviluppare armi nucleari "in un periodo di tempo estremamente breve”, qualora Tokyo decidesse di svincolarsi completamente dai tre principi non nucleari che dal 1967 vietano la produzione, il possesso e l'introduzione di armi nucleari sul territorio nazionale.
Sempre la scorsa settimana, Tokyo ha rafforzato il proprio dispositivo militare dispiegando nuovi missili a lungo raggio nella regione sud-occidentale, vicino alla Cina. I missili sarebbero stati installati a Kumamoto, nella regione meridionale di Kyushu. Ulteriori sistemi terra-aria dovrebbero essere installati entro il 2031 sull’isola di Yonaguni, a soli 110 chilometri da Taiwan.
Le crescenti attività militari nella regione, incluse esercitazioni cinesi con unità specializzate nella difesa nucleare, biologica e chimica, sono un chiaro segnale di una situazione sempre più tesa e instabile nel Mar Cinese Orientale.
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