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The Sbittles
“SbittArte - Vent’anni di pittura collettiva su maiolica”: visita in extremis alla mostra a Palazzo Bonaguro, che chiude domani, del collettivo informale di pittura su ceramica. Protagonisti, con le loro piastrelle decorate, anche i visitatori
Pubblicato il 15 apr 2023
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Ladies and Gentlemen...The Sbittles!
John, Paul, George e Ringo: al secolo Stefano Bertoncello Collanega, Giancarlo “Gianka” Munari, Fabio Baggio “Bajo” e Antonio “Poppi” Bonaldi.
Sono i Fab Four da cui vent’anni fa è partita tutta questa storia.
Foto Alessandro Tich
Un giorno Bertoncello Collanega è andato a casa di Munari e ha notato una piastra in maiolica dipinta dallo stesso Munari con la riproduzione del quadro “Le vie irlandesi” di Joan Miró.
Gli ha chiesto come lo avesse fatto e la sera dopo il buon “Gianka”, esponente di una famiglia di ceramisti, glielo ha mostrato.
La sera successiva Bertoncello Collanega ha sperimentato sempre da Munari la pittura su maiolica portandosi dietro “Bajo”. Il giorno dopo, al terzetto di creativi sulle piastre da dipingere si è aggiunto Bonaldi. Come Together.
Tutta gente del nostro territorio - nel triangolo della ceramica tra Bassano del Grappa, Marostica e Nove -, compresi i figli d’arte come Antonio Bonaldi e Daniele Pianezzola, altro frequentatore dell’ambiente artistico che sarebbe nato in questo modo.
Si riunivano il venerdì sempre a casa del “Gianka”, nell’agognato momento della settimana in cui le fatiche quotidiane lasciavano spazio al piacere della compagnia, e al gruppo storico si sono aggiunti Alberto Tegon e Vinicio Bisiol.
Spostato poco dopo l’appuntamento settimanale a casa di Stefano, il passaparola ha fatto il resto e ben presto il rito condiviso della pittura su maiolica ha formato una vera e propria banda di Sgt. Pepper: un insolito cenacolo di amici per un perdurante esercizio su piastre maiolicate e pronte per essere decorate in libertà.
È iniziata così l’avventura ancora in corso di SbittArte, il gruppo informale di pittura collettiva su ceramica la cui caratteristica principale è la non esclusività degli autori delle opere prodotte: dalle piastre ai vasi e alle composizioni in maiolica, sono tutti pezzi decorati a più mani. Ciascuno dei The Sbittles, ormai ampliatisi ad un’orchestra intera, mette “il suo” sulla superficie da dipingere lasciando poi spazio alla creatività degli altri membri del collettivo: With a Little Help From My Friends.
L’origine del nome SbittArte è goliardica, in sintonia con lo spirito gioioso dei componenti del gruppo. Deriva dal termine dialettale “sbittada”, usato nell’Alto Vicentino, che però per motivi di eleganza non può essere spiegato in un articolo giornalistico (chi sa cosa vuol dire, capirà). Bertoncello Collanega & Friends hanno quindi abilmente fornito una nuova interpretazione del significato del nome, prendendo spunto dalle bitte sui moli per l’ormeggio delle imbarcazioni. “Sbittare”, dunque, vuol dire mollare gli ormeggi e quindi muoversi in libertà.
Un’altra caratteristica del collettivo è che non si tratta di un gruppo chiuso: chiunque ne può fare parte, anche decorando una sola piastrellina.
Del nucleo di fondatori sono rimasti una decina di artisti, ma ad ogni evento e manifestazione si aggiungono decine e anche centinaia di persone interessate a sperimentare la pittura su maiolica, dai maestri ai neofiti e dagli amatori ai semplici curiosi. Basta poco per farlo e viene fornito direttamente dagli Sbittles: pennelli e colori da utilizzare su una piastrella coperta di polvere di smalto. Si possono così realizzare opere uniche personali, ma si può anche interagire in maniera costruttiva su pezzi collettivi.
Qui si sviluppa il gioco di squadra, con opere a più mani che si evolvono nel corso dell’evento, stratificando stili e disegni, schizzi e cromie.
SbittArte, inoltre, non ha una sede fissa. È un laboratorio itinerante, che mette radici temporanee ovunque sia possibile, nei contesti pubblici più disparati, tra ville, locali di tendenza e talvolta anche a supporto di cause benefiche: Here, There and Everywhere.
Ed è quello che è successo in queste settimane a Palazzo Bonaguro a Bassano, sede della mostra “SbittArte - Vent’anni di pittura collettiva su maiolica”, inaugurata lo scorso 17 marzo e aperta fino a domani, domenica 16 aprile.
La visito in extremis, nel penultimo giorno di apertura. Ma non potevo perdermi e non raccontare una Sbittata del genere.
L’aspetto originale dell’evento al Bonaguro, patrocinato dall'assessorato alla Cultura del Comune, è che si tratta di una mostra “partecipata”.
Innanzitutto è una mostra vera e propria, premiata fino ad oggi da oltre 7000 visitatori, con l’esposizione di una suggestiva selezione delle opere collettive realizzate in questi due decenni dai componenti del gruppo.
All’ingresso troneggia la poltrona fatta di piastrelle decorate di maiolica e realizzata per il manifesto di Operaestate Festival 2014. Altre creazioni in mostra sono state esposte in ambienti museali come la Collezione Costenaro a San Giuseppe di Cassola o negli spazi comuni di Le Nove Hotel a Nove, come pure sul muro dei settimo tornante della strada che da Bassano-Marostica porta ad Asiago.
Ma ci sono anche, come mi piace definirle, le maioliche del popolo. E cioè centinaia di piccole piastrelle decorate dai visitatori della mostra ed esposte ai vari angoli del Palazzo, compreso il pavimento del piano nobile. Il tutto grazie alle serate del venerdì, riservate proprio alla pittura collettiva dedicata al pubblico.
All Together Now: tutti insieme appassionatamente, impegnati a dipingere le piccole piastre su un lungo tavolo al pianterreno, coi colori e coi pennelli messi a disposizione dagli Sbittles. Un tranquillo momento di incontro e di scambio tra persone di ogni età ed estrazione sociale, invitate ad esprimersi senza un tema e senza vincoli, ma con un incitamento a superare le convenzioni e le regole precostituite che ingabbiano il pensiero creativo, condividendo sul posto i consigli e la compagnia di maestri, amatori e appassionati. Una volta dipinte, le piastrelle vengono cotte nei giorni seguenti per entrare poi a fare parte dell’esposizione.
I workshop collettivi del venerdì sera hanno fatto “sbrego”. È successo anche Yesterday, venerdì 14 aprile, ultimo giro prima della chiusura di domani: vi hanno preso parte non meno di 300 persone. Una partecipazione continua e costante, fino a mezzanotte.
Per la serie: A Hard Day’s Night.
Quando entro alla mostra di SbittArte, senza essermi preannunciato, trovo Stefano Bertoncello Collanega seduto in fondo al tavolo dei workshop al piano terra, intento a decorare un alto vaso cilindrico. Più tardi, nel più autentico Sbitt-Style, gli subentrerà nella decorazione Alberto Tegon, un altro dei componenti storici di SbittLandia.
C’è anche il compositore musicale e collezionista di dischi Giorgio Salomon “Piperito”, che frequenta il gruppo già da una quindicina d’anni. Sta dipingendo un vaso più piccolo, poi verrà il suo turno di aggiungere nuovi tratti e nuovi colori al vaso grande già decorato dagli altri due. E così via, senza soluzione di continuità.
“Stando insieme - mi spiega Stefano -, nascono cose che non ti aspetti e non pensi, sovrapposizioni di segni che si aggiungono e si cancellano fino ad ottenere l’opera finale.”
Frammenti di un apparente caos che produce in realtà un caleidoscopio di reciproche influenze e di stratificate armonie.
Dopo aver visto la mostra, me ne vado da palazzo Bonaguro con la convinzione di avere assistito ai risultati di un’esperienza di gruppo unica nel suo genere, che domani proporrà il suo ultimo giorno di apertura prima di salutare la città per preparasi a un nuovo altrove in cui coinvolgere altri spazi e altre persone. Hello Goodbye.
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