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La sCampagnata
Passeggiata all’Oasi Gemma a San Michele col candidato sindaco Roberto Campagnolo, l’“indigeno” Roberto Perin e l’ispettore ambientale Francesco Basso. Un piccolo viaggio tra natura, storia civica, tutela dell’ambiente e Pfas e dintorni
Pubblicato il 15 apr 2024
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Una sCampagnata con Campagnolo, candidato sindaco di Bassano, nell’ameno e panoramico quartiere in cui risiede e cioè San Michele.
È sabato pomeriggio e l’appuntamento è fissato all’Oasi Gemma, perla naturalistica delle colline bassanesi.
Dal punto di vista giornalistico, siamo dentro la notizia: a pochi passi da qua, proprio di fronte all’ingresso del parcheggio dell’Oasi, c’è la discarica dismessa Pascolara, uno dei due punti di San Michele in cui l’Arpav ha rilevato la presenza di Pfas, le famigerate sostanze perfluoroalchiliche di origine industriale.
Foto Alessandro Tich
Riguardo alla Pascolara, nella fattispecie, i Pfas sono stati individuati nel percolato che è quel liquido che si forma per effetto delle acque piovane che si infiltrano nella massa dei residui dei rifiuti sepolti sotto la copertura “post mortem” dell’impianto.
Meraviglioso.
L’Oasi Gemma, vicina di casa dell’ex discarica, è l’antitesi di tutto ciò: un fazzolettino di paradiso terrestre, aperto alle escursioni e alle visite didattiche, caratterizzato da un ambiente umido e da condizioni microclimatiche che favoriscono il rigoglio di una folta vegetazione e la biodiversità.
Ma la cosa assurda, che fortunatamente si è conclusa con un Happy End, è che la Gemma poteva diventare la Pascolara 2.
Quello dell’Oasi Gemma a San Michele è un esempio della forza della natura che riconquista il suo spazio, ripristinando spontaneamente i danni causati dall’uomo.
È la storia che racconto in un capitolo del mio libro “Venti di Città”, fresco di stampa e scritto sulle memorie del materiale storico di Eugenio Rinaldi, che ripercorre vent’anni di iniziative e di battaglie civiche a Bassano del Grappa e nel territorio, dagli anni ’90 del secolo scorso al primo decennio degli anni Duemila.
Questa preziosa area naturale, fra le tante cose, è anche una zona ricca di roccia basaltica. Per questo, per un intero decennio a partire dai primi anni ’70, quando la cosiddetta “coscienza ecologica” era puramente un optional rispetto all’incessante e disordinato sviluppo urbanistico del territorio, è stata adibita all’attività di cava.
Poi la cava è stata dismessa, lasciando in loco le grandi ferite dell’attività estrattiva.
Ma la flora e la fauna si sono ben presto impadronite di questo habitat sospeso tra terra e acqua, ritrasformandolo in una preziosa oasi naturale.
Finché, nel 1998, avvicinandosi la saturazione della discarica Pascolara, nota soprattutto per i miasmi nauseabondi generati dal percolato, ed essendo ancora lontani anni luce dalla cultura della raccolta differenziata, l’Area Gemma era stata individuata dalla S.I.S, la società che gestiva allora il servizio rifiuti, come il sito di una nuova discarica per i rifiuti solidi urbani.
Ed è da qui che è partita una nuova storia: quella di una grande e diffusa opposizione civile al nuovo progetto di discarica, che ha visto in prima linea la sezione di Bassano dell’associazione Italia Nostra e il Comitato di Quartiere San Michele.
Un’azione collettiva di “moral suasion”, come si direbbe oggi, che ha portato i suoi frutti: nel 2002 l’amministrazione comunale (sindaco Gianpaolo Bizzotto) abbandonava l’idea della discarica e acquistava l’area dell’ex cava Gemma, per farne quell’area naturalistica che allora venne chiamata, e si chiama ancora oggi, Oasi Gemma.
Ed è da questa storia che, all’incontro iniziale della passeggiata del sabato all’esterno dell’aula didattica dell’Oasi, Roberto Campagnolo fa partire la sua narrazione.
Il candidato sindaco cita un passo del capitolo del mio libro sull’Oasi Gemma che riporta una frase del presidente di Italia Nostra Eugenio Rinaldi che nel 1998, alla notizia del progetto della nuova discarica, dichiarava:
“Stupisce la acquiescenza degli amministratori di Bassano nell’accettare la destinazione a discarica di uno dei siti a maggiore potenzialità biologica dell’intero territorio comunale.”
Il rapporto tra il fatto di amministrare la città e il dover affrontare emergenze ambientali con trasparenza nei confronti dei cittadini sarà uno dei leitmotiv dell’intervento dell’aspirante primo cittadino.
Roberto Perin, nota figura di San Michele, parla invece come “indigeno”, in quanto “nato qui in via Soarda e residente fin da bambino in contrà Soarda”.
Perin racconta di questo luogo che era “il polmone di Bassano” e delle “aque slosse”, le sorgenti che a fine Ottocento richiamavano in zona le persone per la cura delle acque.
Poi Perin ripercorre le vicissitudini conseguenti all’attività dell’uomo a partire dagli anni ’50 e ’60, i disagi di una decina d’anni per la cava “di basalto, saldame e silice”, le battaglie civiche, la raccolta di 8000 firme contro la trasformazione dell’area in discarica e altre vicende ancora.
“Se i bassanesi ci daranno la loro fiducia - interviene Campagnolo -, su questi temi di recupero della memoria storica dobbiamo tornarci sistematicamente, come città e come amministrazione.”
“La Gemma l’avevo accantonata in archivio - afferma ancora Roberto Perin - dopo il 1998-99, quando è diventata Oasi.”
E invece la Gemma è uscita nuovamente in queste settimane dagli archivi per la sua vicinanza ai due punti di rilevamento dei Pfas a San Michele.
La questione Pfas viene specificamente trattata nell’occasione da Francesco Basso, ex ispettore ambientale dell’Arpav, oggi collaboratore di Legambiente e in passato, tra le altre cose, ufficiale di polizia giudiziaria al processo Tricom, quello per l’inquinamento da cromo esavalente a Tezze sul Brenta.
Basso ipnotizza i presenti con le sue informazioni da esperto del settore.
Riguardo alla Pascolara, afferma da tecnico che “una discarica si può smontare” mentre “se lasciata lì, è per sempre”.
Sui Pfas rilevati a San Michele:
“I numeri li abbiamo e superano abbondantemente certi limiti. Per fortuna interessano per il momento le acque superficiali ma sotterranee, e non la falda e quindi l’acquedotto.”
E il percolato? “È il Dna della discarica.”
Per eliminare i Pfas “il depuratore non basta, non fa che diluirli”. Serve un sistema di raccolta che li conferisca “a un termodistruttore, che non va confuso con un inceneritore”, ovvero un impianto “a 1400/1500 gradi”, le sole temperature che consentono di distruggere i Pfoa, i perfluoroalchilici più termoresistenti.
Roberto Campagnolo gli chiede: “Su questo tema che cosa può fare un’amministrazione comunale?”.
Risponde Basso: “Trasparenza, analisi, fonti, “fuori i numeri” e barriere idrauliche per prevenire il problema e bonificare le falde.”
Ancora sorpresi dalle rivelazioni dell’esperto, e terminati i discorsi dell’incontro, facciamo finalmente un giro parziale dell’Oasi Gemma, sui sentieri e prati in mezzo alle pozze d’acqua, con Roberto Campagnolo che ogni tanto fornisce ulteriori notizie sul sito naturalistico col suo fido megafono.
La comitiva è composta in gran parte da persone estranee al mondo politico-amministrativo, ma sul mio bloc notes, per l’occasione, non posso non annotare i nomi di alcuni rappresentanti politici presenti: i due esponenti dei gruppi di coalizione che sostengono Campagnolo, Luciano Fabris di Più Europa e Flavio Ferrazzi del Movimento 5 Stelle, i consiglieri comunali Riccardo Poletto di Bassano Passione Comune e Paola Bertoncello del PD, la già assessora all’Urbanistica e già senatrice del PD Rosanna Filippin.
Lo so che è un’informazione aggiuntiva, ma è più forte di me.
Terminata la sCampagnata di gruppo all’Oasi Gemma, verso le 18.30, vengo colpito da una visione per me inattesa all’uscita dall’area.
Il parcheggio dell’Oasi, dove un’ora e mezza prima avevo trovato ampia disponibilità di spazio per lasciare la macchina, è completamente pieno di auto, con altre auto che entrano di continuo nell’inutile tentativo di trovare un posto, mentre decine di altre autovetture sono parcheggiate in strada Pascolara e dintorni.
Mi chiedo: “Ma dov’è tutta questa gente? Alla Gemma non l’ho vista.”
Troverò presto la risposta perché tutto questo popolo nomade a quattro ruote si è già recato o si sta recando a piedi dove stiamo andando a piedi anche noi del Gruppo Vacanze Campagnolo, a qualche centinaio di metri di distanza: l’azienda vinicola Vignaioli Contrà Soarda, gestita dalla famiglia Gottardi, dove è in programma un brindisi conclusivo della nostra piacevole passeggiata a San Michele.
L’immagine che si apre ai miei occhi a Contrà Soarda è impressionante: una autentica invasione degli ultracorpi.
Centinaia di persone, in gran parte giovani, che affollano l’azienda vinicola e occupano in ogni ordine di posti i tavolini allestiti tra i filari in declivio delle vigne, per i quali, mi dicono, la prenotazione è obbligatoria.
Chi non siede ai tavolini, è assiepato in piedi in tutti gli altri spazi esterni dell’azienda, in un confuso ma soddisfatto agglomerato umano con il bicchiere in mano.
E tanta altra gente continua ad arrivare, senza soluzione di continuità, per quello che scopro essere il rito collettivo dell’aperitivo in vigneto con vista sul tramonto, tra calici di bianco e rosé e taglieri di finger food.
Ero venuto all’Oasi perché avevo bisogno di un posto un po’ isolato e si parlava di acqua, finisco la giornata - comunque in bellezza - in mezzo alla folla e tra bottiglie di vino.
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