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Signori della Corte
L’albergatore Roberto Astuni realizza in proprio tre pieghevoli turistici sui percorsi outdoor del comprensorio, con il logo dei Territori del Brenta. E posta su Facebook: “Mentre altri si perdono in riunioni interminabili, noi ci limitiamo a fare”
Pubblicato il 15 apr 2024
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È stato uno dei Tre Tenori che nel 2014 avevano fondato il Tavolo di Marketing Territoriale Territori del Brenta, poi evolutosi in Tavolo per il Marchio d’Area.
Oggi, terminata o per meglio dire insabbiata dagli enti pubblici quella esperienza, i Tre Tenori si dedicano ad altre attività ma lui ha lanciato comunque il suo do di petto.
Perché Roberto Astuni, albergatore e volto notissimo delle cronache di attualità cittadine, ne ha fatta un’altra delle sue.
Roberto Astuni con i tre flyer turistici da lui prodotti (foto Alessandro Tich)
Ha infatti realizzato in proprio “con diversi professionisti locali” tre pieghevoli turistici, con i testi in italiano e in inglese, su altrettanti itinerari tematici “outdoor” del nostro comprensorio: Le vie dell’acqua; Eremi, contrade, tabacco; Le colline, storia e natura.
In ogni flyer una mappa corredata di foto indica i diversi itinerari e tramite un QR Code si possono seguire i sentieri e i percorsi direttamente sullo smartphone.
L’iniziativa non è territoriale ma è rivolta esclusivamente ai Signori della Corte.
Vale a dire gli ospiti e i clienti dell’Hotel Alla Corte di Sant’Eusebio, di cui Astuni è il general manager, ai quali i tre opuscoli turistici saranno distribuiti a partire dal prossimo 25 aprile.
Segni particolari: su ogni pieghevole è stampato il logo dei Territori del Brenta.
Proprio adesso che nell’ambito dell’IPA Pedemontana del Brenta, che si occupa anche di turismo, tutto il “vissuto” dei Territori del Brenta è stato rinchiuso nell’armadio dei ricordi.
E a fare notizia, soprattutto, è il post pubblicato su Facebook da Roberto Astuni per lanciare la sua iniziativa.
Nel rimarcare sulla sua pagina social che i tre flyer sono stati realizzati “in risposta alla crescente richiesta di attività outdoor da parte dei turisti che affollano sempre di più i Territori del Brenta”, l’albergatore di Sant’Eusebio ha scritto difatti testualmente quanto segue:
“Mentre altri si perdono in riunioni interminabili per conciliare mille opinioni, fanno promesse vuote e fingono di essere più competenti di quanto non siano, noi…ci limitiamo a fare!”.
Roberto Astuni, con questa sua iniziativa realizzata in proprio anche i Territori del Brenta si mettono in proprio?
Assolutamente no. Nel senso che Territori del Brenta, fino a prova contraria, è un’entità che finora non è stata spazzata via, come qualcuno può pensare. La stessa amministrazione comunale, con questo nuovo progetto che comprende l’IPA eccetera, ha dichiarato che tutte queste attività sono propedeutiche al Marchio d’Area. Finora l’unico progetto esistente, valido, riconosciuto è quello di Territori del Brenta. Al di là del nome Territori del Brenta, che come abbiamo ribadito tante volte è un brand momentaneo che può essere cambiato in qualsiasi momento, questa è un’area coesa, che tra l’altro è l’unica che può essere definita “destinazione”. Perché, e mettiamocelo bene in testa, Bassano del Grappa non è una destinazione. Valstagna, Marostica, eccetera: nessuna di queste località può essere una destinazione e non viene percepita come destinazione. Messe insieme, rappresentano una destinazione.
Cosa vuol dire destinazione?
Una destinazione è un posto, che può essere anche una singola città come ad esempio Jesolo, dove c’è un’attrattività legata a tanti fattori. Faccio un esempio: Territori del Brenta, quindi quest’area coesa, fa il triplo delle presenze turistiche che fa Bassano da sola. Quindi la destinazione è quell’insieme di attività e di attrattività che la rendono per il turista un posto in cui andarci. Ovviamente, all’interno della destinazione ci vuole una cosa fondamentale: i pacchetti turistici. Bassano e i Territori del Brenta attualmente non esistono in nessuno scaffale delle agenzie, né fisico né virtuale. Quindi la destinazione Territori del Brenta non è ancora catalogata, ma comunque comincia ad avere un ruolo importante per l’economia turistica locale, perché ad esempio tutte le attività outdoor - ciclismo, volo libero, nordic walking, camminate eccetera - non vengono fatte in un singolo Comune ma vengono svolte in vari Comuni dei Territori del Brenta. Senza contare tutte le declinazioni del cicloturismo, da quello più estremo a quello più semplice.
Perché fare queste tre mappe? Vuol dire che manca qualcosa, proprio adesso che è partito il sito turistico comprensoriale?
In realtà il sito turistico comprensoriale in questo momento è un semplice elenco di link che poi rimanda ai singoli siti dei Comuni. Non credo che a un turista interessi sapere chi è il sindaco di Marostica piuttosto che di Bassano e non credo neanche interessi sapere dov’è il municipio. Probabilmente gli interessa sapere cosa andare a visitare in quella località, dove sono i musei, gli hotel, i ristoranti eccetera. Ma soprattutto cosa fare, per riempire le sue giornate.
E le mappe, allora?
È la semplice risposta alla continua richiesta da parte dei nostri ospiti di cosa poter fare. Anni fa c’è stato un bellissimo progetto, Aquas, che ha mappato dei percorsi. Poi, come succede per tutte queste cose, cambiano gli amministratori e cambiano i progetti. Un altro grosso problema è che quando si fanno questi progetti, nessuno pensa al futuro. Ad esempio abbiamo messo cartelli dappertutto ma senza nessuna manutenzione. Quando fanno i bandi - e Aquas quella volta aveva fatto portare a casa all’amministrazione circa un milione di euro - nessuno ha mai pensato di vedere se c’è anche qualche bando per la manutenzione di questi percorsi. Quella volta è stata fatta questa bellissima tabellazione, ma poi è stata lasciata a sé stessa. Quello che noi abbiamo fatto è stato molto semplice: delle guide naturalistiche ci hanno tracciato dei percorsi e li abbiamo suddivisi in tre categorie, facile-medio-difficile, dando espressione a tutto il territorio. Ripeto: è una semplice risposta alle richieste che abbiamo tutti i giorni da parte degli ospiti che vogliono conoscere il territorio.
Nel suo post su Facebook lei punta il dito sugli “altri che si perdono in riunioni interminabili per conciliare mille opinioni”, eccetera. Chi sono “gli altri”?
Facciamo un passo indietro. Noi abbiamo cominciato con questo progetto di valorizzare il territorio oltre dieci anni fa. Quello che abbiamo capito, e questo continua a dircelo e a insegnarcelo la Comunità Europea, è che il partenariato pubblico/privato funziona solo ed esclusivamente se il privato ha almeno il 51%. Oggi purtroppo non è così, nel senso che il decisore di tutte queste attività è la parte pubblica. La colpa non è dei singoli amministratori, che cambiano ogni cinque anni, ma è proprio della parte pubblica. I loro tempi sono biblici e soprattutto è un problema di visioni. Un imprenditore ragiona a lungo termine, qualsiasi politico ragiona per quello che è il suo mandato e quindi a breve termine. Il pubblico fa quello che deve fare, cioè cerca visibilità, quindi consensi e quindi voti. Noi invece, la parte privata, cerchiamo semplicemente di avere più presenze e quindi capitalizzare denaro. Quindi se un progetto porta consensi e porta presenze, può funzionare. Ma se porta solo voti e non porta denaro o viceversa, non potrà ma funzionare. Il problema è solo questo e credo che questa fase di stallo durerà ancora qualche anno, e questo mi sento tranquillamente di poterlo dire.
Cosa la spinge ad esserne così convinto?
Perché prima che si muova questa macchina elefantiaca e soprattutto decisionale ci vorrà molto tempo. Noi privati siamo molto più snelli, non solo noi Hotel Alla Corte ma noi privati in generale. Tant’è che dopo questo mio post ho già ricevuto tante richieste di colleghi di poter fare, in un prossimo futuro molto vicino, delle attività insieme. Noi otto anni fa avevamo fatto lo stesso prodotto legato alle bici, tre percorsi facile-medio-difficile. Ora dovremo rifarli perché ovviamente i tempi e i percorsi sono cambiati, come è cambiata la geografia territoriale, e diversi colleghi mi hanno chiesto di poter fare un prodotto insieme a loro, simile a quello che abbiamo fatto adesso per gli itinerari outdoor. Quindi si sono rivolti a me e non all’Ufficio IAT. Ma il perché è molto semplice: noi facciamo e gli altri intanto parlano.
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