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Un libero pescatore di canzoni
Intervista a Goran Kuzminac, di scena venerdì 18 novembre al Remondini per un concerto benefico a cura del Lions Club Da Ponte
Pubblicato il 13 nov 2011
Visto 2.638 volte
“Ad un certo punto ho dovuto scegliere: potevo diventare una persona in vendita, come molti altri che decidono di vendere i loro doni naturali, oppure guadagnarmi qualcosa che si chiama libertà. Pur sapendo che il prezzo sarebbe stato molto alto, e che per molti stavo facendo una follia, ho deciso di percorrere la seconda strada. All'allora direttore dell'RCA, che mi chiedeva di scrivere come Baglioni, o come Zero, che allora andavano molto, dissi: 'se segui gli altri, non arriverai mai primo'. Ed ora, eccomi qui”.
Goran Kuzminac, classe 1953, natali a Zemun, in Serbia, professione cantautore. E discograficamente libero da metà anni ottanta, dopo aver solcato palchi, teatri con i big della canzone italiana. “Anche se la parola cantautore mi sembra una parolaccia, perché non songwriter, chansonnier, semplice scrittore di canzoni? E poi i cantautori sanno di palloso, di cultura per forza a tutti i costi. Qualcuno avrà pur scritto Il ballo del quaqua?”
Goran Kuzminac.
Mille cose da dire, una gran voglia di raccontare un'esperienza unica, una storia che è amore puro per la musica, ricerca costante dell'emozione. Perché la musica non è la discografia, “grazie a Dio!Lo diceva Ivan Graziani, carissimo amico e grandissimo musicista: cosa c'entra tutto questo con il rock 'n' roll? La musica è un'altra cosa, arriva dall'animo, passa per le note e ritorna all'animo. E questo tu non puoi comprarlo, né venderlo: puoi solo cercare l'emozione con sudore, sangue, e tutto quel che vien di conseguenza”.
Diventare famosi: un incidente di percorso Ma un amore così forte per la musica può far rinunciare al contratto discografico, alla possibilità di arrivare, di essere uno dei grandi? “In un certo senso posso dire di aver visto il successo, di averlo toccato, e di essermene spaventato. Fu una decisione davvero folle per il tempo, quando presi la strada dell'underground. E da quel momento in realtà ebbi molta fortuna, perché – pur tra fisiologici alti e bassi – sono sempre riuscito a vivere ed a mantenere la fame, quella sana fame che è il più efficace lievito creativo”.Goran è un'altra splendida dimostrazione che – senza promozione, senza passaggio nei mass-media, senza visibilità industriale – si possono avere grandi soddisfazioni dalla professione di musicista: “pur essendo fuori da qualsiasi canale promozionale standard, ho un pubblico ricco, vivace, mutevole, e anche giovane. C'è qualche ventenne che, non appena mi conosce, diventa una sorta di fedayn e si appassiona con fervore sincero. E cosa passa tra me e lui, in questi trentanni? Proprio il fatto che una volta c'era la necessità della discografia, non potevi auto-produrti, i costi delle apparecchiature erano troppo alti. Oggi, con internet, con i computer, tutto in musica è possibile”.
Le grandi possibilità tecnologico-informatiche celano però l'insidia della bella cornice senza quadro, del fumo senza arrosto: “e infatti manca la capacità di essere semplici, diretti, sinceri nella produzione. La prima cosa fondamentale è che tu devi crearti da te stesso, sei tu artefice di ciò che sei, e perciò di ciò che scrivi e canti. Se questo è davvero roba tua, allora la cosa arriva, perché – va detto – la gente non è stupida. Se ragioni così, puoi capire perché diventare famosi è un semplice incidente di percorso: quello che ottieni è quasi secondario rispetto a ciò che comunichi”.
Finger-picking tricolore A fianco delle canzoni, anzi: alla base delle canzoni, Goran incanta con una tecnica chitarristica eccezionale. Fin dal primo successo, “Stasera l'aria è fresca”, il finger-picking, è il suo vero marchio di fabbrica. “E fa sorridere che tre anni fa, l'insieme delle riviste di chitarra nazionali mi hanno premiato come primo musicista ad introdurre questa tecnica nel cantautorato italiano tradizionale. Meglio tardi che mai!” Nessuna passione smisurata per costumi d'oltreoceano, per il country delle steppe americane, ma un fortuito viaggio da pendolare: “ero nel treno che mi portava da Trento a Roma, stavo proprio in quel periodo cominciando ad entrare nel mondo dorato della musica italiana. Tempi durissimi: suonavo prima dei vari Dalla e De Gregori, salivo sul palco con le mie canzoncine e giù bordate di fischi a quella che veniva considerata solo la brutta copia dell'artista in cartello. In quel viaggio vedo un ragazzo di colore enorme, sembrava l'omone del Miglio Verde, mi chiede la chitarra, io titubante gliela porgo e comincia a pizzicare le corde in un modo che non avevo mai visto prima. Tornato a casa ho cominciato a cercare informazioni su quella tecnica, ho studiato e ho scoperto che quella tecnica, il finger-picking, mi dava una base inedita per le mie canzoni. 'Stasera l'aria è fresca' è stato il primo tentativo, ed andò benissimo: la gente rimase a bocca aperta”.
Cantautori? No, pescatori di canzoni La tecnica come strumento prezioso, e non come mero esercizio: una regola che diventa subito arte. “La tecnica fine a se stessa è come un meccanico che sa usare la chiave inglese ma non capisce niente di motore. O pensa alle canzoni come un mare, un oceano in cui pescare: se peschi con un amo spuntato non peschi nulla. Il cantautore non è un mestiere, ma è un modo privilegiato per pescare le canzoni giuste”. Ancora la parola cantautore che ritorna, che – per quanto parolaccia – descrive una condizione e racconta soprattutto di una stagione indelebile per la musica italiana: “ma quelli erano altri tempi, altri artisti. Ho ritrovato un concerto con me, Graziani e Ron – che ho prontamente reso disponibile su YouTube – e mi son reso conto di quanto eravamo completi, come musicisti. C'era un confronto costante, continuo, sincero: la scena musicale era questa, un gruppo di giovani artisti che si dava retta, che si criticava e che perciò difficilmente produceva degli orrori. Non saremmo mai arrivati a 'far l'amore in tutti i luoghi e in tutti i laghi', tanto per render l'idea”.
Coraggio e attenzione Che cosa è rimasto – oggi – di quella scena? Goran sembra tra i pochi ad avere l'intelligenza di pubblicare un disco soltanto quando ne ha l'esigenza. “In effetti vedo troppe pance piene, poca voglia di fare, molti colleghi grandissimi si sono impauriti o semplicemente adeguati. Eppure io penso che puoi fare qualsiasi mestiere e poi, una volta in pensione, diventare ex-medico, ex-carrozziere, ecc... ma non puoi diventare ex-musicista: l'ispirazione non passa mai, basta saperla cogliere, basta aver la cura di avere sempre l'amo giusto e non perdere la voglia di pescare”.
E non smettere di aggiornarsi, di cambiare, di prendersi in contropiede, di imparare: “la musica non ha regole, grazie a Dio, i grandi rivoluzionari italiani della forma canzone, penso a De Gregori, o a De André, hanno inventato perché hanno saputo cambiare. Ci vuole coraggio e attenzione, e tutto si può scrivere. E da lì nasce la musica, un regalo che non si può vendere”.
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