Pubblicato il 07-06-2011 06:43
in Scrittori | Visto 2.558 volte

Carlo D’Amicis ospite al Piccolo Festival

L’appuntamento con l’autore è fissato per sabato 25 giugno all’interno della rassegna ospitata a Palazzo Bonaguro

Carlo D’Amicis ospite al Piccolo Festival

Carlo D'Amicis (da Booksweb.tv)

Carlo D'Amicis sarà ospite al Piccolo Festival della Letteratura sabato 25 giugno, e l’appuntamento con l’autore permetterà di continuare idealmente la conversazione sugli ultimi decenni della Storia italiana iniziata nell'incontro di apertura della rassegna con Simone Sarasso, a conferma dell’attenzione della rassegna verso il civile, oltre che al letterario. Molti hanno già familiarità con l’autore tarantino oltre che per i suoi libri anche perché è uno dei redattori più apprezzati della trasmissione Fahrenheit in onda su Rai Radio3. Il suo esordio come scrittore risale al 1996 con Piccolo Venerdì a cui è seguito Il ferroviere e il golden gol editi entrambi da Transeuropa, quest’ultimo rientrato nella selezione del Premio Strega. D’Amicis ha poi pubblicato Ho visto un re edito da Limina, Premio CONI per la letteratura sportiva, e Amor Tavor una storia d’amore tossico edito da PeQuod. Con la minimum fax ha pubblicato tre romanzi per la collana Nichel: Escluso il cane, La guerra dei cafoni, da cui l'attore e regista Sergio Rubini ha tratto un reading-spettacolo, qui una sintesi, www.youtube.com/watch?v=eU-ej8N6Yww&feature=related, e poi La battuta perfetta. Di recente ha scritto un racconto lungo intitolato Il grande cacciatore, con la casa editrice palermitana :duepunti, per la collana ZOO Scritture animali diretta da altri due amici del Piccolo Festival: Giorgio Vasta e Dario Voltolini.
Negli ultimi due romanzi oggetto del suo sguardo di narratore, ricco e complesso, e insieme carico di sarcasmo e di ironia, sono gli anni recenti della Storia italiana con le loro trasformazioni sociali e culturali spurie: ne La guerra dei cafoni D’Amicis racconta l'Italia di periferia degli anni ‘70, vista dalla prospettiva allungata di un'estate salentina in cui una «guerra» dai toni epici e senza mezze misure, insieme affine e distante dagli scontri di piazza inneggianti al rinnovamento e alla fame di politica di quel periodo, viene portata avanti da due gruppetti di adolescenti, i «signori» e i «cafoni», mentre le vite degli adulti scorrono accanto, ignare e parallele. La battuta perfetta allarga cronologicamente e approfondisce la narrazione del romanzo precedente e racconta attraverso le voci di un padre e di un figlio la storia della televisione italiana, emblema di un Paese che vuole solo piacere, un piccolo mondo tendente al rappresentato dove il motto diventa “essere è essere sentito, visto, percepito”, e anche qui dunque l’occhio obliquo della letteratura contribuisce alla messa a fuoco dell’attualità.

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