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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Con Alta fantasia: il Dante di Pupi Avati
Incontri speciali alla 26^ edizione del Festivaletteratura di Mantova. Per un fine settimana il canale dedicato alla cultura si mette in viaggio: alcuni interessanti appuntamenti da raccontare
Pubblicato il 11 set 2022
Visto 4.438 volte
Inizia con questo articolo, e con un incontro che era una tappa imprescindibile nel nostro “orientare la rotta” tra gli appuntamenti della ventiseiesima edizione del Festivaletteratura, uno Special Report dedicato al festival.
Bassanonet, come avviene da alcuni anni, per un fine settimana si mette in viaggio, sposta a Mantova la sede del canale “Cultura” e tra le centinaia di eventi sceglie alcuni interessanti appuntamenti da raccontare.
Un accenno particolare — e di sicuro più approfondito — merita la visita al “Percorso Bellonci”, in particolare alla “Stanza Bellonci” allestita a cura di Luca Scarlini nell’Atrio degli Arcieri di Palazzo Ducale, dove grazie a libri, reperti e filmati scelti si fa un salto indietro nel tempo e si entra nell’officina di lavoro di Maria Bellonci, scrittrice di celebri romanzi storici e ideatrice con Guido Alberti del Premio Strega.
Pupi Avati con Giuseppe Antonelli al Festivaletteratura di Mantova
Usciti dall’incanto dello studio Bellonci, lì vicino in Piazza Castello attende il pubblico l’incontro con Pupi Avati. «Candido con emozione L’alta fantasia al Premio Strega 2022, grato a un maestro del cinema che qui rivela fino in fondo la sua commovente passione per la grande letteratura». Sono le parole di Paolo di Paolo che concludono la sua presentazione del nuovo libro di Avati dedicato a Dante Alighieri, edito da Solferino, al Premio. A Mantova, l’incontro dedicato al libro, e al film che racconta la vita del Sommo Poeta che Avati ha diretto e che uscirà nelle sale il prossimo 29 settembre, si intitola Il sogno di Dante.
Il sogno è uno di quelli che sanno di avventura e di progetto, un sogno a occhi aperti lungo vent’anni, come spiega il regista, sceneggiatore e produttore bolognese richiamando alla memoria nella conversazione con Giuseppe Antonelli il suo passato di giovane musicista amante del jazz, un ragazzo di Bologna che ha dovuto accantonare il desiderio di diventare un grande della musica schiacciato anzitempo dal confronto, di quelli davvero schiaccianti, con il genio di Lucio Dalla. La rinuncia a un sogno a vent’anni e un sogno che si avvera all’età di ottantatré: dove penderanno i pesi della bilancia? Avati ha ricordato con fare scherzoso la rivalità con Dalla per evocare il tema del senso di inadeguatezza, un sentimento che attanaglia e che prende tutti di fronte alla Sacra Commedia e al suo autore. Libro e film nascono come coronamento di un grande amore appassionato per la figura di Dante e la sua opera. «Gli andavo dietro da tanto, proprio come si faceva una volta con le ragazze», cioè con una simpatica e assurda abnegazione, ha raccontato Avati. «Desideravo raccontare anche la consapevolezza di Beatrice», e nella clip tratta dal film a cui si riferiva c’è uno scambio di sguardi intenso, di quelli che sono divine visioni, tra l’amata di Dante e l’uomo che la canterà e la renderà immortale (gli attori sono Carlotta Gamba e Alessandro Perduti-Dante giovane). Sergio Castellitto nel film è Boccaccio, colui che scrisse un Trattatello pieno di devozione verso il Sommo Poeta, grazie al quale abbiamo anche una descrizione fisica di Durante Alighieri.
Avati ha lavorato in collaborazione con numerosi Dantisti e si è documentato a lungo e in profondità senza ristrettezze di panorami. Tra le altre trasposizioni che hanno parlato della Commedia citate c’è anche Disco Inferno, che ha fatto tappa l’anno scorso sul territorio e che abbiamo raccontato qui bit.ly/3U266Qv. «Il cinema è sguardo, è fatto di sguardi», ha ricordato, e poi ha chiarito che per i suoi lavori in omaggio a Dante la prospettiva che ha scelto è quella del compagno di banco, colui che si mette in ascolto accanto a Boccaccio mentre ci racconta affascinato il grande poeta che per qualche anno gli fu conterraneo e contemporaneo.
Il libro è molto visivo, ha affermato Antonelli nel corso della conversazione, ma contiene una sorta di musica, di colonna sonora che guida la lettura: la passione per la musica ritorna, come chiara e forte è quella per la letteratura. Sul cinema, o meglio, sulla celebrazione del cinema, Avati ha le sue critiche da avanzare: a Venezia, in questi giorni la mostra festaiola dipinge un ritratto anacronistico, la realtà parla di sale che restano vuote, e non a causa della pandemia.
Sullo schermo è infine chiamata la scena del film dove c’è il funerale di Beatrice, un frammento dove protagonista assoluta è la vulnerabilità dell’essere umano. Pupi Avati a questo punto ha voluto regalare al pubblico una riflessione personale, commovente, sulla vita e la morte. Superato da qualche tempo il punto dello scollinamento, rappresentato il corso della vita come una salita e discesa da una collina, il vecchio Pupi ha narrato a parole facendolo vedere, da vero maestro del cinema, commovendo il pubblico che gli ha destinato una standing ovation, il desiderio che gli rimane e che rimane a tutti i vecchi che a un certo punto disapprendono, diventano vulnerabili e tornano bambini: quello di entrare nella vecchia cucina della casa dove si viveva da piccoli e restare lì presi per mano, da una parte la mamma e dall’altra il papà. Toccante. Nessuna recitazione impressa, nessun bisogno di un copione: la giostra della vita.
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