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Quelli che ce la raccontano (giusta)
Intervista ai Los Massadores, i norcini del rock più goliardico del Veneto
Pubblicato il 04 giu 2012
Visto 4.565 volte
Dimenticate tutto: Il Veneto del Federalismo, della grande imprenditoria, di quel Veneto della bandiera.
Tornate indietro: al Veneto dei vostri nonni, dei vostri genitori, il vostro Veneto. Quello delle piazze, quello dei bar, quello della vita di tutti i giorni, quello vero.
C’è un gruppo di sette ragazzi che con chitarre e fisarmonica hanno provato a raccontarcelo, nella maniera più goliardica e semplice, creando una descrizione perfetta di un luogo affascinante che i libri di storia e nemmeno la televisione racconta, colorata dalla tradizione e dei modi di dire della sua gente.
La copertina dell'album "Crisi e Bisi" dei Los Massadores
Diventati famosi per una cover, interamente rifatta in dialetto, ora, al quarto album in uscita, e alla partenza del loro tour “Crisi e bisi”, Matteo, Luca, Dario, Andrea Bosa, Andrea Piccolo, Dimitri e Mauro ci hanno concesso un’intervista, tra risate e qualche.. bastonata.
Chi sono i Norcini del RocK? Presentatevi
I Los Massadores sono un gruppo musicale composto da 7 baldi giovani uniti da una passione in comune. Il sindaco.
Sono quelli che uccidono la musica con effetti macabri e sconvolgenti, ma in modo affascinante, come tradizione chiede. Ah, ricordatevi di prendere subito il sangue per fare la torta di rock.
Com’è nata l’idea del gruppo? Eravate già amici, conoscenti… niente annunci del tipo “Cercasi strimpellatori per far bagolo?” e il nome?
L’idea di fondare il gruppo è nata dalla necessità di conoscere ragazze. Purtroppo però, l’essere già fidanzati o sposati, ci ha creato non pochi problemi. Ora suoniamo per avere un mondo migliore fatto di sogni e di felicità.
La scelta di cantare in dialetto è arrivata subito? Ci sono molti gruppi che cantano o hanno cantato in dialetto,ma, in un momento musicale in cui le band che scrivono in dialetto stanno avendo un successo incredibile, avete scelto di evitare le volgarità ( per quanto non esagerati alcuni di questi, fanno uso di termini comunque forti). Qual è il motivo?
Semplicemente non riteniamo che sia necessario usare volgarità per far ridere la gente. Noi raccontiamo storie di vita quotidiana, per lo più, che associate ad un sano umorismo, diventano delle ottime veicolatrici di messaggi.
Il dialetto veneto ha un suono poetico, e funziona da solo, senza essere condito di volgarità. Tra l’altro il vecchio parlare, per essere espresso sia dal sindaco che dal prete, dai grandi e dai bambini, ha trovato un modo per dire e non dire, basato su similitudini e figure retoriche, proprie della poesia appunto. Ecco che, al posto di dire volgarmente “vo fora pisàre”, si può benissimo dire “vo cambiar l’acqua al merlo”. Più o meno proviamo a seguire questa linea.
Le vostre canzoni richiamano la tradizione, almeno, quella più viva e vera. Liscio ed espressioni che senti solo storpiare da qualche nonno e che conosci solo se sei veneto.. erano anni che non sentivo un “sacramentòn”! Quanto siete legati a questa tradizione?
Tanto. Crediamo che il conoscere e ricordare le nostre radici sia molto importante per capire chi siamo e anche dove stiamo andando. Importante, per noi, è anche la valorizzazione dei dialetti che si stanno perdendo con le nuove generazioni.
Il Veneto vive di tradizioni nobilissime, dettate dai tempi della madre terra. Siamo convinti che sono queste tradizioni che hanno fato grande il Veneto, non i periodi di gloria tanto osannati. Anzi, i tempi gloriosi, specie del boom economico, sono quelli che hanno voluto dare un taglio netto col passato, rinnegandolo, tagliando quel cordone ombelicale che lo legava alle tradizioni contadine e ai rapporti sociali e familiari molto forti, e i risultati disastrosi li stiamo vedendo e subendo tutti. Specialmente la nostra generazione.
E quest’anno è arrivato anche “Veneto e Nuvole”, il libro che racconta il veneto dei veneti attraverso le vostre canzoni, cosa ci raccontate?
Beh, chi descrive bene Veneto e nuvole sono soprattutto i due autori, i Prof. Massimo De Marchi e Monica Ruffato, rispettivamente geografo e antropologa, che hanno scelto di partire da noi e dalle nostre canzoni per far fare quella riflessione in più. Hanno scelto noi, non perché siamo dei sociologi, ma perchè incuriositi dal fatto che il pubblico era entusiasta di ascoltare le canzoni che parlavano di loro, e di ridere di se stessi. Ma il pubblico ride di se stesso o di un modello di veneto? E quanto siamo diversi, noi, da quel modello? È stata un’esperienza molto interessante e riflessiva.
Ed è arrivato il quarto CD. Dopo “E’ ora di opporci” “Casa Giacomazzi” e “Scheiline” dal 25 maggio siete in tour, pardon “tur” con “Crisi e Bisi”. Che sorprese ci attendono?
Dipende: crisi e bisi col piròn, uh che bon! Crisi e bisi col cuciàro, uh che amaro!
I vostri concerti sono più che altro degli show, mischiandosi al cabaret e al teatro, ma molte canzoni nascondono temi scottanti, che partono dalla cronaca nera, e finiscono nello scandalo. Ogni concerto vi vede protagonisti di sketch che prendono un po’ in giro la cronaca locale del popolo che vi ospita. Immigrazione, denuncia sociale, tutto infarinato da una goliardia che vi distingue..insomma.. ce le cantate e non ce ne accorgiamo! Dire le cose ridendo è un buon modo per bucare i cervelli?
Riteniamo che l’allegria e la spensieratezza del vivere siano due cose sane e che debbano essere sfruttate anche per parlare di temi scottanti e importanti. Senza mai cadere, però, nella banalità o nella superficialità.
No, ma è un bel modo per dirle. Ovvio che ci piacerebbe che molte cose cambiassero in questo pezzo di terra, specialmente nelle relazioni sociali, nel rispetto per le cose che abbiamo in prestito, parchè “noialtri qua, semo soeo de passaio, e non siamo padroni di nessuna casa nostra, ma siamo ospiti delle generazioni future. (Ah, sentio che bee paroe…)”
Parlando di tradizione, Matteo uno di voi è il Fondatore di un’associazione che ha come scopo la diffusione della cultura veneta, “Ostrega”. Ce ne parlate?
Ostrega! è un’associazione culturale nata nel 2008 allo scopo di preservare e tutelare la cultura e le tradizioni venete, facendolo però in un’ottica di apertura verso l’esterno, ovvero viaggiando nel mondo e portando un messaggio in controtendenza rispetto all’attuale cliché del Veneto e dei veneti: il messaggio di un Veneto aperto, disposto al confronto e ad accogliere nuove idee e persone.
Parliamo della vostra HIT più ascoltata.. JOANI! Rifacimento di “Domani”, canzone cantata da molti artisti italiani per ricordare il terremoto dell’Aquila, racconta un’altra catastrofe naturale, la tromba d’aria che si è abbattuta su Vallà di Riese Pio X poco tempo dopo. E’ partita una raccolta fondi perché il governo “si è dimenticato” di voi. Com’è andata?
Non è che si sia dimenticato, le due cose non sono paragonabili minimamente. Sono stati poco presenti, questo si; a volte bastano anche delle parole di conforto, e a volte come nel nostro caso, basta essere vicini con delle canzoni che tirino su il morale. Aiuti ne sono arrivati parecchi, e sono stati utilissimi. Noi non abbiamo voluto sottrarci, aiutando come sappiamo fare.
I Los Massadores, come tutti noi, non hanno la soluzione in mano per uscire dal buio momento storico in cui ci troviamo, ma all’interno del loro cd c’è una canzone che recita “No non ghe xe pi passion”, l’acme di un album spiritoso e gioioso, ma che fa pensare per davvero. Prendete carta e penna.
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