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La filosofia di Slow messa in tavola a palazzo Roberti e il progetto delle “scuole alimentari”.
Pubblicato il 07 apr 2011
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Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia e Fabio Giavedoni curatore della guida Slow Wine hanno incontrato un gruppo di appassionati a Palazzo Roberti per cercare di trasmettere la filosofia Slow ed il credo di tutto il movimento ad un anno dalla rottura con il Gambero Rosso. Moderatrice dell’incontro, è stata, il fiduciario della condotta di Bassano del Grappa, Letizia Bonamigo, detta anche “la condottiera” per il suo fare, vulcanico e deciso. Cerchiamo di capire il motivo della visita a Bassano delle alte cariche di Slow. Probabilmente un atto dovuto, giacché la condotta di Bassano sta avendo sempre più successo grazie alla determinazione di Letizia e il marito Maurizio che dedicano molta energia a questa progetto. Attività che li vede coinvolti non solo nella gestione dei corsi, ma anche al coinvolgimento delle scuole sull’educazione alimentare e alla cultura del gusto. I nostri bassanesi, infatti, hanno iniziato in ben trentasette scuole del distretto l’attività dell’orto didattico. Un impegno che non ha solo il significato di sensibilizzazione dei bambini nei confronti dell’agricoltura, ma che riesce anche a unire scolari, corpo docente, genitori e nonni in un momento davvero magico di condivisione e unione di intenti. Tornando a Slow, ho la sensazione che il movimento senta la necessità di rimettersi in gioco per riappropriarsi di un’identità soffocata per anni dal gigante Gambero Rosso. I begli intenti scritti sul manifesto di Bra del 1986, anno per anno si sono visti sempre più schiariti ed offuscati. Il folto numero di iscritti faceva fatica a riconoscersi, in questa realtà fatta di trasmissioni televisive e di una rivista che poco aveva a che vedere con le prime edizioni del Gambero Rosso o Slow Wine. Dallo scorso autunno, il movimento decide di staccarsi definitivamente con una separazione consensuale, dalla gestione romana per continuare, per dirla alla Enzo Tortora da quel “dove eravamo rimasti?”. Slow ha compiuto un lavoro importante di controllo della filiera nella ristorazione partendo dalle problematiche dei cuochi, che si lamentavano di non trovare più le materie prime adatte a creare i piatti della tradizione italiana. Così decidono di andare nei campi e dai contadini per convincerli a valorizzare quei prodotti che rischiavano di estinguersi perché commercialmente poco interessanti. Nascono così i presidi Slow Food per tutelare il patrimonio enogastronomico italiano. Un progetto ambizioso molto ampio che probabilmente sta dando i suoi frutti, ma che rileva anche alcuni punti di criticità. Laddove il prodotto inizia ad avere troppo successo tende a snaturarsi per le risposte troppo immediate date al mercato. Comunque sia, oggi il progetto ha mire espansionistiche e attraversa le frontiere italiane, per diffondersi con Terra Madre, anche nei territori del sud America, dell’Africa e dell’Asia con progetti simili a quelli dell’orto didattico. Beh non ci resta che sperare che tutto non rimanga ancorato ad un progetto e le belle parole rimangano vittima dell’utopia. In bocca al lupo!
Roberto Burdese, Letizia Bonamigo, Fabio Giavedoni
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