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Redazione
Bassanonet.it
L’ultimo dell’anno
“Intervista in enoteca” conclusiva con Roberto Astuni, che ha ospitato le altre dieci interviste con i personaggi del territorio. “Il mio auspicio per il 2024? Che la politica si metta finalmente ad ascoltare noi operatori”
Pubblicato il 30 dic 2023
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Anno nuovo, rubrica nuova. Quale sarà? Chissà.
Intanto, con l’anno vecchio, si conclude la rubrica che ha caratterizzato il canale Territorio del nostro portale nel 2023: quella delle “Interviste in enoteca” ai personaggi del nostro territorio, ospitate all’enoteca Sant’Eusebio, nell’omonima e ridente frazione di Bassano, presso l’hotel Alla Corte.
E per questo che è l’appuntamento conclusivo della serie, non possiamo che intervistare il patron dell’enoteca Roberto Astuni. È lui l’ultimo dell’anno.
Roberto Astuni (foto Alessandro Tich)
Astuni è stato l’anfitrione che ci ha accolto per i nostri incontri con dieci (anzi undici, perché un’intervista è stata doppia) protagonisti del comprensorio bassanese, nei campi di attività più diversi, abbinando alla fine a ciascun intervistato, in base alle sue caratteristiche, un particolare vino.
Sarà curioso vedere che cosa succederà alla fine, visto che questa volta il vino prescelto dovrà essere abbinato a lui. Ma abbiamo trovato il modo per farlo.
Roberto Astuni, è inutile ricordare - e le diamo già per note - tutte le attività e le iniziative che l’hanno vista in tanti anni in prima linea nel nostro territorio, in vesti diverse. Tra le sue varie “anime” e “versioni”, qual è oggi quella prevalente?
L’anima prevalente rimane quella di appassionato del territorio. Cioè tutto quello che riguarda la nostra area, che sia riferito alla parte turistica, economica o enogastronomica, mi piace, lo amo e quindi voglio promuoverlo.
Lo promuove come?
Io ho sempre avuto l’indole di cercare di coinvolgere le persone in tanti progetti, legati quasi sempre alla promozione del territorio. Un esempio, qualche anno fa, è stato portato avanti con i ristoratori De.Co., cioè i ristoratori dei prodotti a Denominazione Comunale. L’allora sindaco Cimatti era riuscito a creare una commissione De.Co. per far assegnare la Denominazione Comunale al Broccolo di Bassano. Questo perché anche il Broccolo meritava una sorta di carta d’identità. La De.Co. non è un marchio di garanzia, ma semplicemente il sindaco con un atto amministrativo dichiarava che quel prodotto era di quel Comune. Poi Cimatti era alla fine del suo mandato, l’amministrazione successiva non ha ritenuto di andare avanti e così via. E devo dire che molto spesso tanti progetti legati proprio alla promozione del territorio, e non solo in termini enogastronomici, sono stati smorzati, e qualcuno stoppato, proprio per volontà politica. Sempre e solo dalla politica. Quindi la mia indole è stata quella di creare gruppi di lavoro su determinate tematiche.
Hanno avuto risultati questi gruppi di lavoro o hanno solo lavorato sperando di averli?
Qualcuno ha avuto sicuramente spazi importati. Ricordo quando nel 2010 in Confartigianato era sorta la volontà, da parte dell’allora presidente Sbalchiero, di dare la possibilità ai ristoranti di diventare artigiani e quindi di passare come categoria a Confartigianato anziché Confcommercio. Quello è un lavoro che ho fatto io, assieme ad altri due ristoratori della provincia di Vicenza, e siamo riusciti a portare 300 associati in un paio d’anni in Confartigianato. Quindi i risultati ci sono stati. Sotto il mio mandato da presidente degli Albergatori è stato creato un gruppo coeso. Poi negli ultimi anni il Covid ha raffreddato tutto, ma anche lì i risultati ci sono stati. Quindi qualche progetto è sicuramente andato avanti.
Con lei non si può non parlare anche di turismo. Per questa intervista mi ero ripromesso di non pronunciare la parola “Marchio d’Area”. E già dicendo così, l’ho pronunciata. Ma al netto del Marchio d’Area, come siamo messi come territorio per la cosiddetta attrattività turistica?
Dobbiamo fare un passo indietro, quando è stata cambiata la legge regionale sul Turismo. Con la famosa legge voluta dall’allora assessore Finozzi, è stata cambiata proprio la geografia turistica. Sono state tolte le province e sono state create delle aree e dei tematismi. Questa legge ha poi creato le OGD, Organizzazione e Gestione della Destinazione, quelle che in tutto il mondo si chiamano DMO, Destination Management Organization. Queste OGD, però, non sono mai decollate. Noi come Comune apparteniamo alla OGD Terre Vicentine che in realtà non ha mai fatto nulla e il Comune stesso non ha mai preso spunto e mai avuto direttive dalla OGD da cui dovrebbe dipendere.
Ma questo perché?
Perché la legge è monca. Nel senso che sono stati definiti i macro ruoli ma poi le singole tematiche sono state lasciate alla libera interpretazione. Faccio un esempio: Asiago, che faceva parte dell’OGD Terre Vicentine, si è staccata e vuole fare una DMO per conto suo. Non so se potrà farlo perché non so se la legge glielo permette o meno, però questo è un segnale forte. Dico questo perché se Asiago si stacca, vuol dire che non si riconosce in un’area coesa. E ritorniamo al discorso dei tematismi.
Territori del Brenta, quello che forse non è stato capito, non era e non è un progetto per staccarsi da Vicenza. Il riferimento rimane solo e sempre la OGD Terre Vicentine. Ma è che noi abbiamo esigenze diverse. In piazza dei Signori non puoi fare rafting. Quindi ogni destinazione ha esigenze diverse. Asiago ha esigenze diverse da noi, Jesolo ha bisogno di ombrelloni e noi no. Quindi il fatto di cercare un’area coesa dove ci siano le stesse esigenze è stato il lavoro che volevamo e che vogliamo portare avanti con Territori del Brenta. Tanto ormai le attrattività e le eccellenze sappiamo bene quali sono. Lo scopo è quello di metterle semplicemente sotto un unico cappello. Ormai questo percorso lo hanno fatto tutti quanti, attorno a noi. E tutti quelli che hanno portato avanti questi progetti hanno avuto significativi aumenti di numeri. Territori del Brenta non era il vezzo di qualche architetto o albergatore o esperto in comunicazione, ma semplicemente un’esigenza partita poi anche sentendo i colleghi, quindi partendo dal basso ma soprattutto dagli operatori.
Ma possiamo dire che, a fronte di tutto questo, oggi la cosiddetta promozione del territorio dipende dalla buona volontà e dallo spirito di iniziativa dei singoli, come può essere il suo caso?
Assolutamente sì. Oggi si è arrivati a questo. Ma non va bene. Non funziona così. Quello che non ha capito la politica. Anche rispetto alla politica, abbiamo esigenze diverse. Perché noi dobbiamo portare qui persone, quindi capitalizzare denaro. La politica invece ha bisogno di avere consensi, capitalizzare voti. Quindi se facciamo un progetto dove tutti e due portiamo a casa qualcosa, funziona. Non funziona invece se si fa un progetto dove uno porta a casa i voti e basta. Perché è facile avere consensi, basta fare la sparata sui giornali. E ricordiamo qualche assessore al Turismo del passato che per avere consensi aveva dichiarato cose che non si sono assolutamente realizzate, senza interpellare un albergatore. Ripeto: queste cose o si fanno insieme o non ha senso andare avanti. Tornando alla domanda: quando andiamo alle fiere, e noi viviamo anche di questo, o ti presenti come destinazione turistica oppure non conti nulla. Non possiamo presentarci come destinazione unica, perché non c’è. Se io vado a una fiera come Bassano del Grappa, non dico che si mettono a ridere ma quasi. Porto l’esempio di Bassano, ma vale per tutti i Comuni. Semplicemente non esistiamo. Sarebbe tutta un’altra cosa se ci presentassimo come area coesa, dove ad esempio puoi fare tutti gli sport outdoor possibili e immaginabili, cicloturismo in primis ma anche volo libero, rafting, trekking eccetera. È un peccato, ma proprio perché non cresce l’economia turistica.
Non cresce, davvero?
I numeri danno ragione a quello che dico io. Bassano non ha fatto una presenza in più rispetto alla media nazionale. Anzi, siamo anche sotto alla media nazionale che ha registrato un aumento. Quindi le 100mila presenze di dieci anni fa sono più o meno le stesse di oggi.
Com’è la situazione, in quest’area, delle infrastrutture per il cicloturismo?
Anche qui dobbiamo fare un passo indietro. Nel 2010 noi apriamo qui alla Corte. L’allora assessore al Turismo provinciale Dino Secco, presente all’inaugurazione, mi dice: “Lo sai Roberto che qua vicino passano 30mila ciclisti all’anno?”. E da lì si è accesa una lampadina. L’anno dopo abbiamo iniziato a trasformarci un po’ alla volta in Bike Hotel, fino ad arrivare al 2018 quando siamo stati dichiarati dal Touring Club il miglior Bike Hotel del Nord Italia e oggi siamo un punto di riferimento importante per quello che è il cicloturismo. Passi avanti sono stati fatti da parte di tutte le strutture e di tanti altri operatori e ci siamo specializzati sempre più in questa materia, però il problema rimangono solo e sempre le infrastrutture.
Cioè infrastrutture ancore carenti?
Esatto. Cioè noi abbiamo questa Ciclabile del Brenta che è stata dichiarata tra le migliori d’Europa, però è sempre monca e incompleta. C’è la necessità di completarla e con il Marchio d’Area ci eravamo battuti anche per questo. Ma nel corso degli anni, nonostante queste sollecitazioni, non è successo assolutamente nulla. Un’amministrazione voleva far fermare la Ciclabile vicino al Ponte Vecchio, perché secondo la logica di qualche amministratore il turista deve arrivare sul Ponte. Ci sono stati poi assessori che hanno cambiato, chiedendo che la pista si spostasse da destra in sinistra Brenta o viceversa. Insomma, alla fine rimane monca e incompleta. Ma il problema è che intanto Treviso si è impossessata della Monaco-Venezia. Hanno fatto un progetto per portare i cicloturisti che partono da Monaco e arrivano a Venezia attraverso Treviso, scendendo da Cortina. Ma la via naturale è questa, è la Valsugana. Quindi ad oggi centinaia, migliaia di tedeschi passano da qua per fare la Monaco-Venezia. E questa devo dire che è stata anche una grande intuizione da parte nostra: quella di dare servizi per i cicloturisti, perché nei mesi estivi lavoriamo molto, e oggi è anche una parte rilevante del nostro fatturato, grazie al cicloturismo.
Il suo auspicio principale per il 2024?
L’auspicio è sempre lo stesso. Far riflettere gli amministratori, che abbiano un orecchio più sensibile alle problematiche degli operatori. Il problema è sempre e solo uno, e quello che mi stupisce è che molto spesso abbiamo avuto fior fiore di amministratori che sono persone importanti nel loro lavoro, però quando cambiano berretto e mettono quello dell’amministratore pubblico, basta. Io una risposta me la sono data ed è semplicemente perché devono rispondere agli ordini di partito, indipendentemente da destra, sinistra o centro. Quindi l’esortazione è sempre quella: che ascoltino di più. E soprattutto esortare anche gli operatori del nostro settore a usare la politica per quello che deve darci.
L’accostamento del vino
Al termine di ciascuna delle precedenti dieci puntate di questa rubrica Roberto Astuni ha sempre abbinato un vino particolare alla persona intervistata, a seconda delle peculiarità della persona e del vino stesso.
Ma come fare in questa occasione, visto che l’intervistato è lui e non sarebbe elegante auto-abbinarsi?
Risolviamo il dubbio con l’Uovo di Tich, nuova versione dell’Uovo di Colombo: sono io che do le indicazioni per il vino da scegliere, secondo quelle che ritengo essere le caratteristiche principali dell’intervistato. Poi sarà lui, in base alle indicazioni, a scegliere la bottiglia.
Prima mia indicazione: deve essere un vino “eclettico”, e cioè adatto a differenti occasioni, vista la poliedrica e multiforme presenza di Astuni, negli anni, in tanti progetti per il territorio.
Seconda mia indicazione: deve essere un vino “importante” per la mole di attività svolta sempre negli anni dall’intervistato in quelle che sono comunque state progettualità territoriali di rilievo.
Terza e ultima mia indicazione: deve essere un vino “da compagnia”, in sintonia con la propensione di Astuni a promuovere il lavoro di gruppo, citato anche nell’intervista, nei progetti territoriali in questione.
Il vino selezionato, sulla base di queste tre “tracce”, è stato pertanto il “Rukh”: un orange wine “piwi” (vino biologico da vitigni resistenti) di Nove Lune, dal colore arancio dorato, dal profumo intenso, dal sapore complesso e di grande struttura.
E i calici del brindisi con il vino prescelto, questa volta, non possono che essere alzati da Roberto Astuni e da chi vi scrive.
Che dire, in conclusione? Buon G8 (Gotto) di Capodanno a tutti!
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