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Marco Polo
Giornalista
Bassanonet.it
Parla l’ex bandiera del Bassano Virtus
Intervista a Matteo Nichele. “A Carpenedolo sto benone ma non posso dimenticare la mia gente e la mia città”
Pubblicato il 29 dic 2008
Visto 1.806 volte
Matteo Nichele ovvero il giocatore che più di qualunque altro rappresentava, con indosso la maglia giallorossa del Soccer Team, lo spirito della bassanesità e per questo amato indistintamente da tutta la tifoseria. Alcuni mesi dopo la sua discussa cessione al Carpenedolo, il centrocampista di Romano, a casa per le festività natalizie, torna a parlare della sua situazione attuale, di quello che è stato e della sua squadra del cuore: il Bassano Virtus.
La tua cessione è stata un fulmine a ciel sereno. Come sta andando con la nuova società? Che bilancio puoi trarre dell’esperienza in terra bresciana?
Nichele è alla prima stagione con il Carpenedolo
“A Carpendolo a livello personale sta andando abbastanza bene. Sono impiegato con grande continuità e, a parte le prime partite dove, in emergenza, sono tornato a fare il centrale difensivo, gioco nel ruolo che prediligo cioè in mezzo al campo in un centrocampo a tre”.
Parliamo di Bassano Virtus. Ti capita mai di rivivere con il pensiero la doppia sfida con il Portogruaro?
“Eh, capita di tornare indietro con la mente alla finale playoff anche se ormai è acqua passata. Penso, ad esempio, al rigore che abbiamo fallito sullo zero a zero oppure al gol subìto proprio quando l’arbitro stava per fischiare la fine del primo tempo. Lì si è decisa la sfida e la promozione. È indiscutibile, per quanto dimostrato durante l’anno, quelli che dovevano salire eravamo noi. In finale, però, episodi a parte, magari potevamo tirare fuori qualcosa di più. È anche vero che si era reduci da una stagione stremante e loro invece da tre mesi preparavano gli spareggi. In ogni caso il Portogruaro era un’ottima formazione che noi abbiamo sempre sofferto”.
Iniziamo dalla fine: a Prato s’è consumata la sconfitta che nessuno si aspettava. Il Bassano è stato troppo molle e compassato di fronte a quell’avversario che l’anno scorso fece pendere la bilancia della promozione diretta verso Reggio Emilia.
“Non lo nascondo, mi ha fortemente sorpreso il risultato maturato contro i toscani. La squadra veniva da tre vittorie, era in crescita e tutto l’ambiente ci teneva in maniera particolare. Però non avendo visto la partita non mi sento di esprimere un giudizio”.
Allargando il discorso, come giudichi il campionato della formazione giallorossa?
“Vale lo stesso discorso di prima, valutare il campionato del Bassano, così da esterno mi risulta difficile. Posso però dire che quando sono andato via, sulla carta, questo era un team che poteva ammazzare il campionato. Ero proprio convinto che la squadra avrebbe conquistato la storica promozione e non esserci mi faceva ancora più male, per quanto tengo io a questi colori”.
Dopo un precampionato strepitoso sono emersi alcuni problemi, anche di spogliatoio, i quali hanno indotto Glerean a cambiare il sistema di gioco che fece strabuzzare gli occhi la scorsa stagione.
“Di sicuro il Bassano è partito ad handicap, la classifica non rispecchia le attese. Ci sono state delle incomprensioni, come il caso Cesca, che hanno minato l’armonia della squadra. Quando una formazione di calcio si porta in campo questo tipo di problemi, i nodi vengono sempre al pettine e gli ostacoli da superare (squalifiche, infortuni, forma fisica) diventano ancora più alti. Mi preme dire che in un gruppo composto da venticinque persone è normale che non si possa andare d’accordo con tutti, questo accadeva lo scorso anno qua a Bassano come in tutti gli spogliatoi d’Italia. Forse l’errata valutazione è stata quella di smembrare quegli equilibri che permettevano una convivenza più che proficua, come dimostrato dai risultati e dal fatto che chi abitava in città si frequentava anche fuori dal campo. Credo che i problemi che ci sono si possano, e anzi, vadano superati. Certo quello di cambiare diversi uomini è la via più veloce per andare oltre e mi pare sia quella che la società intende intraprendere tramite il mercato di gennaio”.
La linea societaria, per voce di Briaschi, è proprio quella di non trattenere gli scontenti e di irrobustire la rosa solo con gente altamente motivata.
“So che alcuni dei miei ex compagni vogliono andare via. Di sicuro hanno i loro motivi che non sto qui sindacare, però non è una novità dell’ultima ora, i malumori c’erano anche quest’estate. La cosa bizzarra è che si è preferito trattenere giocatori che per loro esigenze volevano andar via e, invece, lasciarne partire altri che avrebbero fatto di tutto per rimanere. Quando sento parlare di “acquistare gente molto motivata”, un po’ mi sento chiamare in causa. Io non avrei mai e poi mai lasciato questa maglia. Ancora adesso non riesco a trovare una spiegazione alla mia cessione, mi dispiacque tantissimo allora perché penso di averci messo tanto impegno e fatica per ritagliarmi uno spazio qui, nella squadra della mia città, e sul più bello quando c’ero riuscito mi sono trovato alla porta. Avrei preferito essere ceduto perchè venivo considerato scarso, almeno me ne facevo una ragione. Ormai è passato del tempo, a Carpendolo sto benone e sono consapevole del fatto che nel calcio funziona così, però quella ferita brucia ancora”.
In città non sei mai stato dimenticato, molti rimpiangono la tua partenza.
“Anch’io mi porto sempre nel cuore la mia gente. È questo che forse qualcuno non ha capito o comunque ha messo in secondo piano. Forse certi valori non sono stati messi nel piatto della bilancia o presi nella dovuta considerazione e mi riferisco all’attaccamento alla maglia, alla storia calcistica (complessivamente Nichele ha disputato sette stagioni con la casacca del Soccer Team), alle motivazioni e alla disponibilità ad accettare qualsiasi ruolo. Magari da un’altra parte questo tipo di valori avrebbero avuto un peso differente”.
Adesso l’unico bassanese rimasto in rosa è Michele Pellizzer, cosa ci puoi dire di lui?
"Gli auguro tanta fortuna perché ce n’è bisogno nella nostra professione. La cosa più importante è che resti un ragazzo umile qual è e che continui ad allenarsi al cento per cento. Spero che riesca a ritagliarsi uno spazio a Bassano perché ha tutte le qualità per farlo, anche se è difficile per un giovane esplodere in una squadra il cui unico obiettivo è vincere. In questi casi, infatti, si tende a prediligere gente di esperienza abituata a certe pressioni. È un giocatore che può fare una grande carriera, me ne sono accorto vedendolo all’opera quotidianamente in allenamento”.
C’è la possibilità di rivederti giocare con il Bassano Virtus?
Non lo so, io ci spero vivamente. D’altronde non si può mai sapere quello che riserva il futuro.
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