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Cambiamento Climatico - Gravissimo il costo dell'inazione
Gli scienziati climatici dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) hanno stilato in dettaglio la quantità di anidride carbonica che noi umani possiamo ancora emettere nell'atmosfera senza pregiudicare seriamente il nostro ecosistema.
Pubblicato il 28 set 2013
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Abbiamo più o meno sentito tutti parlare del riscaldamento climatico: il progressivo aumento della temperatura del pianeta, generato dal nostro modello di mangiare, lavorare e più in generale consumare. Nel giro di mezzo secolo l'uomo, nel suo percorso verso un modello di vita sempre più comodo e soddisfacente, ha rimesso nell'atmosfera l'anidride carbonica che nel corso di millenni s'era sedimentata sulla crosta terrestre.
L'anidride carbonica è uno dei principali gas ad effetto serra. Essa assorbe il calore prodotto dalla luce del sole e lo trattiene, anziché lasciarlo disperdersi nello spazio, provocando così un innalzamento della temperatura della superficie terrestre.
DI riscaldamento climatico non si parla però molto spesso, perché di solito l'argomento raggiunge la ribalta mediatica soltanto nei momenti critici, quando un alluvione provoca un migliaio di morti da qualche parte nel pianeta o quando ad essere allegata è un'intera isola, o una città che é costantemente nel mirino di macchine fotografiche e smartphone come New York. Passati questi eventi traumatici, smarrita la memoria per i morti e per i disastri causati, svanisce anche la voglia di parlare del problema in questione.
Ora però gli scienziati climatici dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) hanno stilato in dettaglio la quantità di anidride carbonica che noi umani possiamo ancora emettere nell'atmosfera senza pregiudicare seriamente il nostro ecosistema. E' emerso che oltre la metà delle emissioni che ci sono in un certo senso "concesse", sono già state diffuse nell'atmosfera. Se la gente continuasse ad emettere gas ad effetto serra a questo ritmo, il carbonio accumulato nell'atmosfera produrrebbe nel giro di due o tre decenni un aumento della temperatura di due gradi centigradi, con un conseguente innalzamento del livello del mare, onde di colore, siccità e condizioni climatiche estreme.
I due gradi centigradi sono una soglia simbolica che gli scienziati dell'IPCC considerano il limite massimo ad una situazione che si sta facendo di giorno in giorno più critica. Il segretario generale delle Nazioni Unite ha intimato i leader del mondo a trovare un nuovo accordo sulla riduzione delle emissioni e lo stesso segretario di stato americano Kerry ha affermato che l'ultimo report dell'IPCC "è un'altra sveglia: chi negherà la scienza e preferirà delle scuse all'azione sta giocando con il fuoco", aggiungendo che "il costo dell'inazione potrebbe crescere oltre un limite che nessuno con coscienza e buon senso vorrebbe contemplare".
Il tempo delle chiacchiere è finito da tempo, ma oggi ancor più di ieri urge il bisogno di rammentarlo.
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