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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Il moto circolare della criminalità
Concluso con l’incontro con Monica Zornetta il Viaggio nella criminalità degli Incontri senza censura
Pubblicato il 19 mag 2011
Visto 4.052 volte
La serata proposta dagli Incontri senza censura della Bassanese ha riportato a galla, oltre alle immagini fantasmatiche - nello sfondo anche cinematografiche - della figura e della storia di Felice Maniero, i cadaveri di un passato criminale non lontano che ha minato pesantemente il nostro territorio. La Mala, o Mafia, del Brenta è un fenomeno concluso in sé con la resa del proprio protagonista principale, ma sono le sue innervazioni nel presente, quelle che si propone di indagare la giornalista Monica Zornetta e che sono il filo conduttore dei suoi ultimi libri, il sequel più interessante. La storia di Maniero parla di un’epoca “preistorica” in cui non c’erano i cellulari, di giorni resi notti da rapine e azioni banditesche in cui l’assenza di tecnologia e di rete metteva in condizioni di svantaggio innegabile le forze dell’ordine. L’autrice ha ricordato la “Notte dei cambisti”, i furti delle reliquie di Sant’Antonio e Santa Lucia, le azioni rocambolesche e le fughe; ha cercato di ritrarre l’ambiente di vita e di formazione di Maniero, ricordando il ruolo del padre, “era figlio d’arte”, e della madre Lucia - di lei alcuni sodali hanno detto “dei due la vera mafiosa era lei” - e poi l’apprendistato da quelli che sono stati per Maniero i veri padri, quelli storici come Adriano Toninato e gli altri di volta in volta adottati dopo essere comparsi sul territorio in soggiorno obbligato. Il passaggio dall’ascesa alla resa è stato lungo e costellato di delitti che hanno ferito uomini, territorio e anche lo Stato, presentato con alcuni suoi rappresentanti come connivente alla crescita della Mala del Brenta. Uno degli aspetti più inquietanti messi in evidenza dalla discussione è appunto questo, il dover venire a patti delle istituzioni per la resa della Mala, del Male; l’altro è il livello di omertà di cui sono circonfuse queste vicende, nel passato e nel presente. Che la mafia non sia solo al Sud è ridicolo anche solo ricordarlo. Monica Zornetta, ma anche altri scrittori veneti come ad esempio Massimo Carlotto, nei loro scritti analizzano i passaggi evolutivi e la crescita dei fenomeni criminosi nel Nordest e utilizzano le lenti privilegiate dei fatti, non quelli dei proclami e degli slogan che usa certa politica. La narrazione può anche essere romanzata, di fatto è importante seguire senza perdere il passo il moto circolare, lo scavo metropolitano dell'illegalità, ed è sempre utile parlarne. E’ in preparazione un film basato sull’autobiografia che ha scritto Maniero. L’autrice a chi le ha chiesto se lo andrà a vedere ha risposto di sì, come prodotto di un’altra visione delle cose, concludendo che di eroi neri e di apologie del Male non c’è davvero bisogno. Tra l’altro non si parla di personaggi lontani, di altre ere e altri mondi: Maniero pare abbia vissuto a lungo sotto copertura in zona, che sia stato visto un paio d’anni fa a spasso tra piazze cittadine, che abbia numerosi amici ancora in contatto con lui nel bassanese. La serata si è conclusa non a caso con un richiamo forte alla coscienza civile, con un invito esplicito a parlare non solo in campagna elettorale, di amore per la legalità.
Al rientro viene spontanea una riflessione, forse impopolare, sulla mitologia di questo tipo di personaggi: negarne il fascino è fuori luogo, liquidare la loro capacità di fascinazione con dei “forse perché erano bellocci” non aiuta a capire le alleanze che li hanno circondati e la diffusione dell’omertà che li protegge. Chi ha visto con occhi obiettivi il film di Placido su Vallanzasca sa che si parla di forme di carisma innegabili, ma sa anche, e senza bisogno di ricorrere a censure, che non c’è stata neanche per un attimo, nemmeno per lo spazio di un solo fotogramma, la voglia di stare dalla sua parte. L’amore per la legalità è semplice, è questo.
Monica Zornetta agli Incontri senza censura
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