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Cronaca

“Pugno di ferro”: chiuse le indagini

Concluso il lavoro dei Finanzieri di Bassano e Thiene. Chiesti 32 rinvii a giudizio per i presunti componenti di un sodalizio criminale che avrebbe lucrato su operazioni inesistenti per oltre 210 milioni di euro

Pubblicato il 09-05-2011
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Si sono concluse le indagini preliminari dell'operazione “Pugno di Ferro”: la complessa indagine, iniziata nel 2008 e condotta dai Finanzieri della Compagnia di Bassano del Grappa e della Tenenza di Thiene, che ha consentito di portare alla luce un presunto sodalizio criminale dedito all' illecita commercializzazione di materiali ferrosi e plastici.
Un'associazione a delinquere che, sfruttando il meccanismo dell’interposizione fittizia di imprese cartiere localizzate in Italia e all’estero e avvalendosi di false fatturazioni, consentiva ad altre imprese di abbattere il reddito con l’inscrizione in bilancio di costi fittizi e di costituire ingentissime scorte di denaro per acquisti in nero.
Le indagini, scattate nel 2008, erano culminate nell'aprile dell'anno successivo con oltre 180 perquisizioni delle Fiamme Gialle, eseguite su tutto il territorio nazionale e in Austria e con l'esecuzione di 20 provvedimenti di custodia cautelare, di cui 13 in carcere e 7 ai domiciliari, nei confronti di altrettanti indagati di diverse località del Nord Italia, ma residenti in gran parte nel Thienese e con un “domiciliare” applicato anche a Molvena.

Secondo gli investigatori della Compagnia comandata dal cap. Pietro De Angelis il materiale ferroso - costituito perlopiù da scarti di lavorazione, rottami ferrosi e dismissioni industriali provenienti da diversi canali - veniva recuperato e ceduto in nero dai cosiddetti “rottamai”, senza l’emissione di regolare documentazione fiscale, a grosse aziende che rivendevano successivamente il materiale a numerose acciaierie e fonderie per la realizzazione del prodotto finale.
Le grosse aziende, a loro volta, provvedevano a regolarizzare gli acquisti in nero appoggiandosi all’opera dell’organizzazione criminale che, dotata di una vera e propria filiera di società fittizie, curava la predisposizione di falsa documentazione, sia in materia fiscale che in materia ambientale.
Il sodalizio criminale sfruttava conti di appoggio esteri che una volta “riempiti” del denaro proveniente dalle illecite operazioni, venivano immediatamente “svuotati”, con prelevamenti in contanti, tramite corrieri appositamente incaricati di far rientrare il denaro in Italia. Una parte del denaro veniva trattenuto dall’organizzazione e destinato ad alimentare i propri traffici illeciti, mentre la restante parte veniva restituita alle grosse aziende di recupero utilizzatrici delle fatture false.
Sono state segnalate in tutto all'Autorità Giudiziaria inquirente fatture emesse per operazioni inesistenti per oltre 210 milioni di euro, oltre al sequestro preventivo di una somma complessiva di quasi 3 milioni e mezzo di euro nei confronti dei vari indagati.
La lunga indagine preliminare è ora giunta al termine, con la richiesta di rinvio a giudizio per 32 persone e il trasferimento degli atti alle procure competenti per altri 15 indagati.

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