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La crisi stringe ancora il Bassanese
Aumentano nel settore meccanico le procedure di riduzione del personale. E aziende importanti, come la SILMAR di Romano, chiudono i battenti. L'analisi di Massimo Pantano, della segreteria CISL
Pubblicato il 15 dic 2010
Visto 6.697 volte
Sono una decina le procedure di mobilità aperte nel Bassanese tra ottobre e novembre, per un totale di 188 persone licenziate di cui 62 impiegati e 126 operai. Quasi tutte le procedure provenivano da lunghi periodi di cassa integrazione.
Il dato è stato reso noto da Massimo Pantano, componente della segreteria della CISL, nell'analisi trimestrale condotta dal sindacato sulla situazione del settore metalmeccanico nel comprensorio di Bassano.
Benché la crisi stia allentando la presa - informa la CISL - le procedure per la riduzione del personale stanno aumentando. Toccando direttamente due note realtà produttive del nostro territorio: la SILMAR di Romano d'Ezzelino, che ha chiuso definitivamente, e la SADI Poliarchitettura di Marostica che ha subito la riduzione dell'organico.
“Per la SILMAR, storica azienda orafa di Romano D’Ezzelino - afferma Massimo Pantano - si è trattato di cessata attività e di liquidazione della società e i licenziamenti sono giunti dopo 18 mesi di Cassa integrazione straordinaria per cessata attività. Dagli iniziali 130 dipendenti ne erano rimasti circa 70 che sono stati posti in mobilità. Per la SADI Poliarchiettetura si è trattato di una situazione particolare perché l’azienda aveva due stabilimenti, uno a Orgiano e uno a Marostica. In quello di Marostica non si è raggiunto l’accordo con la proprietà dello stabilimento per una proroga del contratto d’affitto e l’azienda (che fa parte del gruppo Green Holding) ha deciso di confluire con le attività ad Orgiano abbandonando però l’attività meccanica e concentrandosi su quella edile (l’azienda produce pavimenti galleggianti e controsoffittature in gesso e in metallo).
Sono due perdite importanti perché colpiscono due aziende importanti nel loro settore di riferimento.”
“Le altre situazioni di crisi, in aziende minori - continua il sindacalista - sono riferite a ditte che hanno ridotto l’organico prevalentemente con l’obiettivo di svecchiare le imprese. Molti sono i lavoratori licenziati perché raggiungono i requisiti di pensionamento nel periodo di mobilità. Questo fatto rende meno pesante la ricaduta occupazionale, ma non mitiga gli effetti di una crisi che lascia sul terreno molti posti da lavoro che non vengono rimpiazzati almeno per ora.
Vi sono anche alcune realtà in progressiva ripresa ma ci troviamo comunque di fronte ad aziende che assumono solo attraverso contratti a termine perché se i numeri delle produzioni sono in salita, i fatturati sono comunque al di sotto di quelli degli anni scorsi ad eccezione del 2009, anno orribile per tutti.”
“Tutti chiedono a noi del sindacato “come va? C’è sta benedetta ripresa o no?” io posso dire che, dal nostro osservatorio sindacale, si vede una situazione a macchia di leopardo - continua l'analisi del referente della CISL -. Le aziende che hanno un prodotto ed un marchio proprio sono già in ripresa, alcune sono già tornate ai livelli produttivi del 2008 (anche se i fatturati continuano ad essere in sofferenza almeno del 15/20% rispetto al 2008).
Le aziende che soffrono di più sono quelle che hanno nell’attività conto terzi il loro principale mercato di riferimento. Per queste aziende la crisi sarà ancora lunga.
Tra le aziende che danno segnali di ripresa si evidenzia che i portafogli ordini sono molto brevi, se va bene un mese, sa va benissimo due mesi. A ciò le nostre imprese non erano abituate ma dovranno farci il callo perché, dicono gli economisti, sarà così per molto tempo”.
“Va evidenziato - afferma ancora il dirigente sindacale - che vanno meglio quello imprese che hanno maggiore capitalizzazione e che hanno introdotto novità sia di prodotto sia di servizio. Possiamo dire che si compete con la Cina solo mettendo qualità e servizio nei nostri prodotti. Questa è la grande lezione che la crisi lascia ai nostri imprenditori sperando che la capiscano bene. Innovazione, formazione, servizi e filiera produttiva sono le chiavi per uscire dalla crisi e restarne fuori in futuro.”
“Da tempo - conclude Pantano - la CISL crede in queste attività tanto che insiste da tempo sulla necessità che anche lo Stato e gli enti locali siano partner nelle imprese su questi terreni. Come CISL siamo anche consapevoli che un mutato scenario, che vede limiti di portafoglio tanto brevi, deve essere accompagnato da scelte importanti in materia di riforma del mercato del lavoro. Per questo pensiamo che proposte sulla Flexsecurity (del senatore Ichino) siano utili a stimolare un dibattito(che non c’è) in materia di opportunità per quei lavoratori espulsi dal mondo del lavoro e che faticheranno a rientrarvi. Purtroppo i nostri politici sono impegnati a fare altro.”
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