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A scuola con l'handicap

Un libro-denuncia di Davide Cervellin, imprenditore, diventato cieco quand'era studente a Bassano. “Bisogna investire sugli alunni disabili in grado poi di mettersi in gioco e non di ricercare l'assistenza a vita”

Pubblicato il 05 dic 2009
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“La scuola italiana vive un vero e proprio handicap: handicap di organizzazione, handicap di orientamento, handicap di competenze e insieme a questi handicap, con difficoltà, affronta la scolarizzazione degli alunni disabili”.
Chi lo afferma, e soprattutto lo scrive, è Davide Cervellin: presidente di Tiflosystem, azienda leader nel settore high tech in supporto alle disabilità.
Lo dice, e lo scrive, con cognizione di causa. Perché Cervellin è cieco, a seguito di una malattia degli occhi (la retinite pigmentosa) che gli ha tolto la capacità visiva quando aveva 16 anni e frequentava il Liceo Brocchi di Bassano del Grappa.

Davide Cervellin, diventato cieco a 16 anni, imprenditore e scrittore di successo

Imprenditore, scrittore, polemista e opinionista, ha all'attivo anni di interventi e di battaglie per affermare una cultura della disabilità come risorsa attiva, e non come peso sociale, per il nostro paese.
Per dimostrarlo coi fatti ha prodotto dei video in giro per l'Italia, premiati in più occasioni, incentrati sulle storie di persone cieche o disabili motori che, come lui, hanno avuto successo nella vita: avvocati di grido, manager aziendali, artisti rinomati, editori affermati, parroci beneamati.
Protagonisti della società che hanno imparato a convivere con il loro deficit, potenziando al meglio le altre capacità residue per conquistarsi, in piena autonomia, un ruolo di primo piano nella propria comunità. “Storie straordinarie di persone normali”, recitava il sottotitolo dei filmati-testimonianza.
Da queste storie, l'imprenditore non vedente ha tratto gli spunti del suo penultimo libro - “Senza maschera. Storie al limite della normalità” - in cui le vicende dei protagonisti disabili spazzano via il vittimismo, la compassione e i rimpianti per mostrare al mondo, con una irrefrenabile voglia di vivere, il loro vero volto. Nella consapevolezza - come ha commentato l'autore - “che la vita ci costringe a mostrarci sempre sotto forma di maschere, che gli accadimenti spezzano e ricompongono”.
E intanto Cervellin colpisce ancora. Il vulcanico opinion maker ha appena dato alle stampe il suo ultimo libro: “A scuola con l'handicap”, per la collana Ricerche della Marsilio.
Un saggio - rivolto alle famiglie, ai docenti e agli operatori di supporto dei ragazzi disabili - che raccoglie gli interventi di esperti nel campo della disabilità motoria, visiva, cognitiva, della sordità, della difficoltà della comunicazione e del plurihandicap: illustrando, per ciascun problema, le metodologie e le tecnologie a disposizione per sviluppare le potenzialità residue e supportare l'inclusione scolastica del bambino disabile.
Con una precisa accusa all'attuale sistema scolastico italiano, definito “un ammortizzatore sociale che per l'interesse momentaneo di un po’ di centinaia di migliaia di persone ha smarrito lo scopo originario.” A maggior ragione per gli alunni portatori di handicap: “meglio investire qualche migliaio di euro subito ed avere alunni in grado poi di mettersi in gioco con le loro capacità piuttosto che, una volta cresciuti, l'assistenza a vita.”
La via d'uscita? “Ricercare e valorizzare le abilità degli alunni apparentemente in difficoltà, e aiutarli a svelarle.” E questo perché - come sottolinea Davide Cervellin sulla base della sua esperienza personale - “so che se imparo posso sconfiggere gli handicap, se invece ricevo solo benevolenza e amore potrò guardare il mondo da semplice spettatore.”

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