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Elvio Rotondo

Elvio Rotondo
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Geopolitica

Il caso delle isole Chagos

Una questione a lungo ritenuta chiusa riemerge con le rivendicazioni di Mauritius

Pubblicato il 16 apr 2026
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Le Isole Chagos, ufficialmente note come Territorio Britannico dell’Oceano Indiano, si trovano nell’omonimo oceano e sono sotto il controllo della Gran Bretagna dall’inizio del XIX secolo. Negli ultimi tempi sono state al centro di controversie internazionali tra Londra e Mauritius.
Quando Mauritius ottenne l’indipendenza dal Regno Unito nel 1968, accettò un precedente accordo — il Lancaster House Agreement del 23 settembre 1965 — rinunciando esplicitamente a qualsiasi futura rivendicazione sull’arcipelago. In quell’occasione, durante una conferenza costituzionale tenutasi a Lancaster House, il primo ministro mauriziano in carica prima dell’indipendenza acconsentì al distacco delle isole in cambio di 3 milioni di sterline e al trasferimento forzato degli abitanti delle Chagos a Mauritius.
A seguito della decisione di istituire la base di supporto della Marina statunitense, sancita dallo scambio di note del 1966 tra Gran Bretagna e Stati Uniti, le piantagioni presenti sull’isola furono chiuse. Nel gennaio del 1971, i Seabees della Marina statunitense (Battaglioni di costruzione) furono trasportati sull'isola con navi da sbarco per iniziare la costruzione della presenza militare americana a Diego Garcia. Dopo la caduta dello Scià dell'Iran nel 1979, Diego Garcia fu teatro del più grande rafforzamento di risorse militari dalla guerra del Vietnam. Oggi l’isola consente agli Stati Uniti di proiettare la propria potenza militare in Africa, Asia e Medio Oriente.

Le isole Chagos ospitano Diego Garcia, una base militare anglo-americana. Operatore di ripresa: PH2 Frazier. Copyright: Pubblico dominio

Nel separare le isole da Mauritius, il Regno Unito trasferì tra i 1.500 e i 2.000 abitanti per poter affittare Diego Garcia agli Stati Uniti a fini militari, garantendone la sicurezza. Da allora, la base è gestita congiuntamente.
La questione, a lungo considerata chiusa, è riemersa decenni dopo, quando Mauritius ha rilanciato le proprie rivendicazioni. Nel 2019, la Corte Internazionale di Giustizia ha emesso un parere consultivo sullo status giuridico delle isole Chagos concludendo che la loro amministrazione da parte del Regno Unito è contraria al diritto internazionale. In seguito, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha esortato Londra a conformarsi a tale posizione
Nel maggio 2025 è stato raggiunto un accordo tra Londra e Port Louis che prevedeva il trasferimento della sovranità a Mauritius ma avrebbe consentito al Regno Unito di esercitare il controllo sulla base di Diego Garcia per un periodo di 99 anni, con un'opzione per un'ulteriore proroga di altri 40. In cambio, il Regno Unito avrebbe versato a Mauritius circa 101 milioni di sterline per l’intera durata.

L'accordo era stato accolto con favore dagli Stati Uniti, ma all'inizio del 2026 Trump lo ha criticato definendolo un "atto di totale debolezza".
In un post pubblicato sulla piattaforma “Truth Social” ha esortato Keir Starmer a non "cedere Diego Garcia" definendo l'accordo "una macchia per il nostro grande alleato".
Secondo la BBC, tali dichiarazioni sono arrivate nonostante il precedente sostegno del Dipartimento di Stato americano al piano del governo britannico.
Quando, ormai, il disegno di legge per ratificare l'accordo era già nelle fasi finali del suo iter, Starmer ha deciso di accantonarlo a causa del peggioramento delle relazioni con Washington, e della mancata conferma ufficiale del sostegno statunitense.
Non si è fatta attendere la soddisfazione della leader del Partito Conservatore, Kemi Badenoch, che ha criticato l’intesa, sostenendo che quell'accordo non avrebbe mai dovuto essere proposto". "Sborsare 35 miliardi di sterline per cedere territori che già possediamo, in un momento in cui così tante persone in questo Paese stanno affrontando l'alto costo della vita, dimostra che il governo non stava ragionando lucidamente."
Anche Nigel Farage, leader di Reform UK, ha salutato positivamente lo stop all’accordo, chiedendo al governo di sostenere il reinsediamento degli abitanti originari delle Chagos.
L'arcipelago delle Chagos rappresenta un nodo strategico fondamentale per mantenere la proiezione militare in diversi teatri operativi. Un eventuale ridimensionamento del controllo su Diego Garcia o un aumento dell’influenza di attori vicini alla Cina nell’area, indebolirebbe significativamente la capacità di Stati Uniti e Gran Bretagna di rispondere alle minacce emergenti. Inoltre, la cessione delle isole comporterebbe anche una riduzione dell’influenza in una regione sempre più al centro della competizione con Pechino.

Al netto delle attuali esigenze geopolitiche di Londra e Washington, il caso evidenzia come, quando il diritto internazionale entra in conflitto con gli interessi nazionali, questi ultimi tendano a prevalere, nonostante la retorica a favore del rispetto delle norme internazionali.

Infine, un’eventuale restituzione delle Isole Chagos a Mauritius potrebbe incoraggiare altri Stati a riaprire contenziosi territoriali con il Regno Unito. L'Argentina, ancora segnata dalla disputa sulle Isole Falkland/Malvinas, potrebbe cogliere l’occasione per rilanciare le proprie rivendicazioni.
Allo stesso modo, la Spagna, che da tempo contesta il controllo britannico su Gibilterra, potrebbe interpretare un simile precedente come un'apertura sul piano diplomatico. La colonia britannica, nota anche come “The Rock”, riveste infatti un'importanza strategica per la sua posizione all'ingresso del Mar Mediterraneo, rappresentando un punto chiave per il traffico navale e commerciale.

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