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L'ultima goccia
Nardini nega a Vardanega l'accesso in grapperia per il sopralluogo nella spalla sinistra del Ponte. Vi spieghiamo perché il diniego dell'azienda produttrice di grappa può rappresentare il de profundis per il progetto Modena
Pubblicato il 20 apr 2018
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Nelle situazioni cariche di problemi e di difficoltà la classica goccia che fa traboccare il vaso, prima o poi, può sempre arrivare. E questa volta è puntualmente arrivata.
Non è una goccia d'acqua però, ma di grappa. La Ditta Bortolo Nardini Spa, in data odierna, ha negato l'accesso nella grapperia sul Ponte alla Nico Vardanega Costruzioni Srl per il richiesto sopralluogo nei locali interni alla spalla di sinistra del Ponte di Bassano, di proprietà della famiglia Nardini. Come riportato nel nostro cliccatissimo special report di ieri “Toni di guerra”, sempre ieri l'impresa appaltatrice dell'intervento di restauro aveva trasmesso un'improvvisa comunicazione alla Nardini richiedendo l'accesso ai locali della grapperia “per le valutazioni operative legate ai prossimi lavori di consolidamento della parte sommitale della muratura secondo le indicazioni del progetto esecutivo e le note integrative del progettista”. Una richiesta di “sondaggi esplorativi” riferita, come pure specificato dall'azienda, “ai prossimi lavori di posizionamento della trave bailey sulla spalla del Ponte lato Bassano”. “In assenza di un Vs negativo riscontro - concludeva la lettera della ditta di Possagno - potremo intervenire il prossimo lunedì 23 aprile 2018 con la disponibilità di uomini e attrezzature per tutte le valutazioni del caso.”
La risposta di rifiuto da parte della Ditta Bortolo Nardini è arrivata già oggi tramite una lettera trasmessa via pec alla Vardanega Costruzioni e all'Amministrazione comunale, a firma del presidente e amministratore delegato della Spa Angelo Nardini.
Foto Alessandro Tich
“Il richiesto accesso della Nico Vardanega Costruzioni Srl nei nostri locali - scrive il legale rappresentante della Nardini - così come il prospettato intervento viene da noi negato sia perché nessun rapporto diretto sussiste tra la sottoscritta Società e detta impresa sia perché non sussistono le condizioni per alcun accesso/intervento.”
“Invitiamo, quindi, la Vardanega Costruzioni - conclude la comunicazione dei proprietari della distilleria - ad astenersi dall'assumere iniziative autonome nei confronti della nostra Società, che intrattiene i suoi rapporti unicamente con l'Amministrazione Comunale nell'ambito e con i limiti delle previsioni dell'Accordo con questa intercorso.”
Come abbiamo già fatto intendere sempre nel nostro report di ieri, la risposta di diniego di Nardini alla richiesta dell'impresa appaltatrice era scontata. Non sono invece affatto scontate - e sono anzi, come vedremo, clamorose - le sue conseguenze.
L'odierna replica alla Vardanega dei proprietari dei fabbricati e delle murature sulla spalla sinistra del Ponte era stata preceduta, in data di ieri, da una ossequiosa lettera di precisazioni del Comune di Bassano, firmata dal RUP Diego Pozza e trasmessa alla Ditta Bortolo Nardini Spa (e solo per conoscenza alla Vardanega), nella quale l'ente pubblico ha messo le mani avanti sull'iniziativa dell'impresa appaltatrice.
“Premesso che l'Amministrazione intende procedere, come sempre dimostrato, nell'assoluto rispetto di quanto previsto nell'accordo stipulato con la ditta Nardini - scrive il referente del Comune -, con riferimento alla nota dell'impresa Nico Vardanega Costruzioni Srl del 19/04/2018, si comunica che qualsiasi lavoro possa interessare, in qualsiasi modo, la Vostra proprietà sarà effettuato nel rispetto dell'accordo succitato (da sempre noto all'impresa), secondo le tempistiche riportate nell'art. 4 dello stesso.”
“Si precisa, comunque - conclude il RUP Pozza -, che l'impresa ha richiesto i sopralluoghi in questione in assoluta autonomia, senza concordarli, in alcun modo, con l'Amministrazione scrivente.” E così il vostro umile, anzi in questa occasione umilissimo cronista ha ripreso in mano l'atto di accordo in scrittura privata sottoscritto il 3 marzo 2016 tra la Ditta Bortolo Nardini Spa e il Comune di Bassano del Grappa e si è riletto l'articolo 4, citato nella lettera alla Nardini del Responsabile Unico del Procedimento e relativo al “Dettaglio di occupazione temporanea” delle proprietà del sottoscrittore privato.
Nell'articolo in questione si specifica che l'occupazione temporanea delle aree funzionali e necessarie alla posa delle opere nelle proprietà Nardini durante la fase di cantiere (con cantierizzazione dell'area, posizionamento di attrezzature e/o macchinari, ecc.) nonché l'occupazione temporanea per lo spostamento dei sottoservizi potranno essere svolte “nel periodo da dopo l'Epifania fino a 10 giorni precedenti l'inizio della Quaresima oppure nei mesi di Ottobre e/o Novembre” e che il periodo di intervento “sarà concordato tra il Comune e il Concedente”. Le “finestre” di lavoro concesse al cantiere dalla proprietà della grapperia e dei fabbricati adiacenti - come imposto dalle ristrette condizioni dell'accordo - riguardano quindi i due periodi dell'anno di minore frequentazione turistica e conseguentemente di minore affluenza di visitatori e consumatori nello storico locale sul Ponte. “Il Concedente - puntualizza l'articolo 4 dell'accordo - avrà facoltà, salvo esigenze diverse che dovranno essere concordate con il Comune, di non consentire l'occupazione delle aree e dei beni di sua proprietà al di fuori degli spazi come sopra convenuti e per periodi diversi rispetto quelli come sopra convenuti e di non consentire la realizzazione nella sua proprietà di interventi diversi da quelli indicati nel presente e nel precedente articolo.” E allora ci tocca rileggere anche il precedente articolo dell'accordo: il numero 3, relativo al “Dettaglio della servitù perpetua di posa”.
Gli interventi consentiti dall'accordo sono, in sintesi: “l'ancoraggio del Ponte di proprietà del Comune alla spalla” con carotaggio verticale (per l'aggancio della trave reticolare di impalcato); la posa di una serie di interventi nella muratura; la posa, prima del carotaggio verticale della spalla, di una costruzione di setto in muratura armata a consolidamento della spalla esistente in muratura; la posa di eventuali interventi di consolidamento della zona di fondazione “necessari a seguito di apposita verifica strutturale da eseguirsi in corso dei lavori”; lo spostamento/passaggio di sottoservizi e infine l'accesso/passaggio “per la manutenzione dell'opera, in tutte le sue parti.”
E questo è quanto.
Abbiamo letto e più volte riletto l'articolo 3 dell'accordo, ma non vi si fa assolutamente alcun accenno alla trave provvisionale di progetto tipo Bailey che viene citata nella richiesta di sopralluogo di Vardanega e che, secondo le scritture, in occasione del sollevamento e ripristino statico della prima stilata est dovrà appoggiarsi da una parte sulla seconda stilata e, dall'altra, sulla sponda Nardini. Incredibile.
Ricapitolando: la Nico Vardanega Costruzioni Srl, a cui l'accordo tra Nardini e il Comune è “da sempre noto” (lettera di ieri del RUP Pozza a Nardini), ha trasmesso ai proprietari una richiesta di sopralluogo in grapperia in via autonoma e diretta, senza tenere conto della prescrizione che impone, per ogni passaggio operativo nelle aree della proprietà privata, un'azione concordata “tra il Comune e il Concedente”. Ha trasmesso la richiesta di sopralluogo per sondaggi esplorativi in un periodo dell'anno diverso da quelli convenuti e l'ha motivata mettendola in relazione “ai prossimi lavori di posizionamento della trave Bailey sulla spalla del Ponte”, a cui l'accordo non fa alcun riferimento.
Inevitabile e automatico, con simili presupposti, che la proprietà Nardini rispondesse di no. Ma è proprio questo il punto che apre uno sconvolgente scenario per i destini del cantiere: e cioè il probabilissimo de profundis per il progetto esecutivo firmato dal prof. ing. Claudio Modena. La non concessione all'accesso nella “spalla Nardini” come da richiesta della ditta appaltatrice è infatti la prova inconfutabile del fatto che l'intera area di progetto del ripristino e consolidamento del Ponte degli Alpini non è nella piena e totale disponibilità dell'impresa esecutrice dell'opera. Diversamente da quanto stabilito nel verbale di consegna dei lavori, redatto il 2 marzo 2017 e sottoscritto dalle controparti (Comune e impresa), in cui si dichiara espressamente - ai sensi dell’art. 154/comma 1 del DPR 207/2010, relativo al “verbale di consegna” - che “l’area su cui devono eseguirsi i lavori è libera da persone e cose e, in ogni caso, che lo stato attuale è tale da non impedire l’avvio e la prosecuzione dei lavori”.
La disponibilità dell'area di progetto per l'appaltatore dei lavori esecutivi è una condizione fondamentale per la regolarità degli appalti pubblici.
La giurisprudenza del settore (Lodi arbitrali Roma - Lodo 14/12/2007 n. 160/07) prescrive che “nell’appalto di opere pubbliche l’acquisizione della disponibilità delle aree, dovendo precedere la consegna dei lavori ed implicando attività da compiersi prima del bando di gara, spetta alla stazione appaltante quale espressione dei suoi obblighi di collaborazione”. Ancora nella materia specifica degli appalti pubblici, come rileva il sito dell'ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) "sussiste a carico del committente un obbligo di cooperazione nell'esecuzione del contratto che si traduce nella consegna dell'area libera da ostacoli ed interferenze”.
E qui sta il cuore del problema. Voci esperte nel settore riferiscono infatti che per la stessa ANAC l'indisponibilità anche parziale delle aree di progetto, una volta consegnati i lavori, equivale ad un “errore progettuale”. Il che comporta (ed è questo l'aspetto “de profundis”) anche l'obbligo di revisione del progetto esecutivo. Col diniego della ditta Nardini al sopralluogo sulla spalla sinistra, l'impresa Vardanega si trova improvvisamente con il coltello dalla parte del manico. In caso di contestazione per la mancata disponibilità di un'area di lavoro l'unica via d'uscita per l'Amministrazione comunale sarebbe quella di ammettere l'errore progettuale, con contestuale richiesta di risarcimento danni da parte dell'appaltatore. Una soluzione dispendiosa per l'ente pubblico, ma che risulterebbe comunque meno onerosa rispetto a un eventuale esito di un contenzioso giudiziario per risoluzione del contratto d'appalto.
Nel soffertissimo iter della gestione pubblica del cantiere, in questo momento una sola cosa è certa: sta regnando il caos. E l'ultima goccia di grappa che ha fatto traboccare il vaso sta aumentando vorticosamente il senso di confusione.
Altre voci bene informate riferiscono che questo pomeriggio alle 14 il sindaco Riccardo Poletto ha convocato d'urgenza in municipio i rappresentanti della Ditta Bortolo Nardini Spa e che all'incontro hanno partecipato Angelo e Cristina Nardini. Nulla è dato sapere sui contenuti del faccia a faccia e - vista la motivata riservatezza della famiglia Nardini sulle proprie questioni private, anche se di evidente interesse pubblico come in questo caso - nulla di certo e quindi di pubblicabile trapelerà. Ma non cambiano i termini della questione: il percorso amministrativo, e cioè di competenza del Comune, di conduzione del restauro del Ponte di Bassano si sta trasformando sempre di più in un vicolo cieco.
E prima o poi, indipendentemente dagli sviluppi di una situazione che continua ad intricarsi, qualcuno dovrà risponderne.
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