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Il ricordo di Marco Pannella, a dieci anni dalla sua scomparsa
Ramelli d’ulivo
La memoria scomoda: il gruppo consiliare FdI presenta una mozione al consiglio comunale di Bassano per l’intitolazione di un luogo pubblico a Sergio Ramelli, lo studente 18enne di destra ucciso 50 anni fa in un agguato di Avanguardia Operaia
Pubblicato il 09 mag 2025
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Lo scomodo e martoriato fantasma di Sergio Ramelli è riapparso a cinquant’anni dalla sua tragica morte, eredità della lacerazione nazionale mai rimarginata degli anni di piombo.
Era il 29 aprile 1975 quando lo studente 18enne di Milano morì, dopo 47 giorni di agonia, a seguito del barbaro pestaggio davanti a casa avvenuto il 13 marzo di quell’anno, quando un gruppo di militanti dell’estrema sinistra legati ad Avanguardia Operaia lo aggredirono ripetutamente a colpi di chiave inglese fino a sfondargli il cranio e a lasciarlo agonizzante sul marciapiede.
Era stata la brutale resa dei conti per un tema scritto in classe da Ramelli, militante del Fronte della Gioventù, sul primo assassinio delle Brigate Rosse: quello compiuto a Padova nel 1974 quando i terroristi entrarono nella sede del MSI e uccisero a sangue freddo Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola.
Il francobollo commemorativo dedicato a Sergio Ramelli, nel 50° anniversario della scomparsa (fonte immagine: lanotteonline.it)
Col cinquantenario dell’assassinio di Ramelli l’Italia e in particolare le nuove generazioni, che hanno avuto la fortuna di non essere state giovani in quel lungo periodo di terrorismo e di strategia della tensione, hanno scoperto o riscoperto questa che è una delle tante pagine nere di quell’infausto decennio.
Si sono svolte cerimonie, le Poste Italiane hanno emesso un francobollo commemorativo in ricordo della giovane vittima della violenza politica ma, come sempre, la ricorrenza ha dato adito anche a manifestazioni estreme, a destra e a sinistra, che attestano ancora una volta l’incapacità di questo Paese di trovare uno straccio di riconciliazione sui fatti storici del ‘900 e per le quali vi rimando alle cronache giornalistiche nazionali.
Perché ne scrive Bassanonet?
Perché il caso Ramelli entra dalla porta principale nel consiglio comunale di Bassano del Grappa.
All’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale, convocato giovedì 15 maggio, c’è infatti una mozione presentata dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia e intitolata “Richiesta intitolazione di un luogo pubblico allo studente Sergio Ramelli, con l’apposizione di una targa commemorativa alla sua memoria”.
La mozione è firmata dai consiglieri Stefano Giunta (capogruppo), Elena Pavan, Deniz Caron e Gianluca Pietrosante.
Particolare secondario ma non trascurabile dal sottoscritto: in origine la mozione era firmata dai primi tre, la firma di Pietrosante è stata successivamente protocollata in data di ieri.
Dopo aver ripercorso gli antefatti e l’omicidio dello studente milanese, l’atto consiliare afferma che “la sua tragica vicenda non rappresenta solo la memoria di una vita spezzata, ma è un simbolo universale della necessità di contrastare qualsiasi forma di intolleranza e sopraffazione”, considerato che “le violenze di quegli anni coinvolsero giovani di ogni schieramento politico, culminando spesso in gravi atti di violenza che li hanno strappati alla vita troppo presto”.
Come sottolinea il testo della mozione, “con la sua storia ed il suo sacrificio Sergio Ramelli è diventato un monito per le generazioni presenti e future, ricordando a tutti l’importanza del valore della democrazia, nel rispetto reciproco del dialogo civile”.
Di conseguenza, “coltivare il ricordo di figure come Sergio Ramelli non significa solo onorare la loro memoria ma anche e soprattutto promuovere una cultura di pace, tolleranza e riconciliazione affinché episodi simili non accadano mai più”.
In più, come evidenzia tra le altre cose il documento da mettere ai voti, “molte città italiane hanno già dedicato a Sergio Ramelli vie, piazze o luoghi pubblici, con l’accompagnamento di targhe commemorative, riconoscendone il valore simbolico ed il messaggio universale che la sua tragica storia porta con se”.
Da qui la triplice richiesta dell’atto consiliare.
Se approvata, infatti, la mozione impegna innanzitutto il sindaco Nicola Finco e la giunta comunale a “intitolare una via, una piazza, un parco, una sala o un altro luogo liberamente accessibile al pubblico a “Sergio Ramelli, studente e militante politico ucciso per i suoi ideali”, collocando il relativo segnale stradale e una targa commemorativa”.
E ancora a “promuovere con un evento pubblico l’inaugurazione del luogo o del simbolo dedicato, coinvolgendo scuole, associazioni e cittadini, al fine di diffondere un messaggio di pace e di rispetto”.
E infine a “collaborare con le istituzioni locali, provinciali, regionali e nazionali per garantire che la memoria di Sergio Ramelli e di tutte le vittime di violenza degli “anni di piombo” sia preservata e valorizzata nel tempo”.
Questo è quanto.
Ma perché perpetuare il ricordo di Sergio Ramelli a Bassano del Grappa?
Lo chiedo al capogruppo consiliare di Fratelli d’Italia Stefano Giunta.
“La tragedia di Sergio Ramelli fa parte della storia della destra negli anni di piombo ed è emblematica di quel periodo e di quelle violenze che si sono verificate sia dall’una che dall’altra parte - risponde Giunta -. Noi la vediamo dalla nostra parte politica, perché lei sa che io ho sempre militato nella destra. In quegli anni, tra l’altro, ero anch’io un iscritto al Fronte della Gioventù, avevo l’età di Sergio Ramelli e abbiamo vissuto quelle situazioni. Non solo quella di Ramelli: ricordo i fratelli Mattei bruciati vivi a Roma in un agguato notturno in cui avevano buttato una latta di benzina sotto la loro porta di casa.”
“Sergio Ramelli, in particolare - continua il capogruppo FdI -, essendo uno studente e un militante del nostro movimento giovanile del Movimento Sociale, non aveva nessuna colpa, se non il fatto di essere appunto un ragazzo di destra e di aver scritto un tema contro le Brigate Rosse che avevano in precedenza ucciso a Padova due militanti del MSI e questa fu la sua condanna a morte.”
“Noi con questa mozione - continua - vorremmo recuperare il simbolo di questo ragazzo rispetto all’importanza di un confronto delle idee sempre rispettoso e che mai arrivi alla violenza e agli eccessi di quegli anni.”
Il cinquantesimo anniversario della morte di Sergio Ramelli, di cui si sono riempite le cronache nazionali anche per le dichiarazioni della premier Meloni (“Un pezzo di storia con cui tutti a destra e sinistra devono fare i conti”) e del presidente del Senato La Russa che ha parlato del “bisogno di una memoria condivisa”, continua ad essere - come accade regolarmente nel nostro Paese - una ricorrenza divisiva.
Chiedo quindi a Stefano Giunta se non teme che il nome di Ramelli possa dividere anche Bassano.
“Purtroppo quello che dice è vero - replica il capogruppo - ma è vero da parte di chi continua a voler perpetuare questa divisione. Nel senso che da parte nostra si vuol vedere questo fatto non come una riproposizione di antagonismi destra e sinistra ma come l’importanza di leggere la storia di quello che è successo nell’obiettivo di una sorta di pacificazione tra le generazioni e comunque nazionale.”
“È chiaro che perlomeno una parte della sinistra estrema lo continua a vedere come divisivo e questo, francamente, per me è inconcepibile - prosegue -. Mi auguro che a Bassano comunque prevalga il buon senso, come peraltro a Bassano in quegli anni c’era il buon senso, forse perché - e anzi senza forse - vivevamo in un contesto di provincia profonda e quindi gli echi di quelle contrapposizioni violente non sono mai arrivati. Ci si confrontava in maniera anche aspra dal punto di vista verbale nelle assemblee studentesche ma non si è mai arrivati alla violenza fisica.”
“Quello che io auspico - conclude Stefano Giunta - è che anche all’interno del consiglio comunale, nella discussione che ci sarà e nel voto successivo, si abbia la capacità di interpretare questa proposta di mozione nel senso che ho detto prima di una pacificazione tra generazioni e con la storia.”
Una memoria scomoda e ancora oggi fonte di contrapposizioni, per quanto riguardante la morte violenta di un ragazzo 18enne che dopo mezzo secolo dovrebbe ispirare pietà a prescindere, fa così la sua comparsa sui banchi consiliari di Bassano del Grappa.
Non c’è ancora pace per il ricordo delle vittime degli anni di piombo, ma c’è chi vuole posare sopra l’odio della storia dei Ramelli d’ulivo.
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