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Il turismo che alberga in me
Il noto albergatore Roberto Astuni sul turismo a Bassano. “I risultati di anni di “turismo del sindaco” sono sotto gli occhi di tutti. Manca la collaborazione con la parte pubblica, che sembra non comprendere le esigenze degli operatori moderni”
Pubblicato il 14 set 2024
Visto 17.828 volte
“Overtourism”? Frotte e frotte di persone e di famiglie che al sabato e soprattutto la domenica si riversano in centro storico a Bassano del Grappa, conferendole di diritto il titolo di città turistica?
Andate a dirlo a Roberto Astuni, general manager dell’hotel Alla Corte di Sant’Eusebio, albergatore bassanese famoso nel globo Brentacqueo per le sue plurime iniziative realizzate nel territorio nonché, fra le altre cose, già co-promotore del Tavolo di Marketing Territoriale per il Marchio d’Area dei Territori del Brenta.
Vi replicherà che siete fuori strada.
Roberto Astuni (foto Alessandro Tich)
Spieghiamo innanzitutto che l’overtourism, uno dei nuovi anglicismi in voga nel nostro Bel Paese, è un fenomeno che l’Organizzazione Mondiale del Turismo definisce “l’impatto del turismo su una destinazione, o parti di essa, che influenza eccessivamente e in modo negativo la qualità della vita percepita dai cittadini o la qualità delle esperienze dei visitatori” (fonte: Santa Wikipedia).
Fra i numerosi casi di overtourism che si possono citare in giro per il mondo, c’è anche quello recentissimo della Fontana di Trevi a Roma, talmente presa d’assalto dalle calche di turisti di ogni parte del globo, questa volta terracqueo, da costringere l’amministrazione della capitale a regolare gli accessi, che saranno solo su prenotazione, con entrata e uscita controllate da steward e hostess e ingresso a pagamento.
Non è il caso di Bassano, ovviamente. Al massimo la nostra città può annoverare qualche fenomeno di overdrinking, quando torme di autoctoni e di visitatori si accalcano nel weekend all’ingresso del Ponte per il Mezzo e Mezzo.
Eppure questo mito della Bassano “città turistica” continua ad alimentare l’immaginario collettivo.
Astuni, dall’alto della sua esperienza di operatore nel settore, naviga controcorrente rispetto agli entusiasmi espressi dagli assessori al Turismo delle precedenti amministrazioni bassanesi (quello attuale è alle prime armi e non si è ancora espresso in merito) e non lo fa certamente da oggi.
Quello che dunque alberga nel suo animo di albergatore è un senso di ricerca della chiarezza su questo argomento, al di là dei luoghi comuni del pensiero “mainstream” (e vai con gli anglicismi!) sulla presunta attrattività turistica della Capitale degli Asparagi.
Roberto Astuni, oggi si parla molto di overtourism. È un problema che riguarda anche il nostro territorio?
Mi viene da sorridere! Dovremmo parlare di “overcrowding”, e cioè di sovraffollamento, non di “overtourism”. La differenza è sottile ma significativa. Il vero problema è l’affollamento causato dai cosiddetti "escursionisti", ossia coloro che visitano la città senza pernottare. Questi visitatori generano pochissimi consumi, ma sfruttano tutte le risorse comuni. Non si tratta di turismo vero e proprio, e questo fenomeno contribuisce a ridurre l'attrattività del territorio. Inoltre, l'affollamento aumenta i costi dei servizi pubblici, che ricadono sulla comunità, peggiorando la qualità della vita per i residenti.
C’è però anche chi pone Bassano del Grappa come alternativa all’overtourism delle destinazioni italiane più affollate. È il caso del recente articolo del “The Guardian” che invita a visitare, in questo senso, Vicenza e Bassano…
Il discorso è sempre molto semplice. Tutte queste iniziative, come l’articolo del Guardian ma non solo e come altri articoli e spot televisivi, chiamiamoli così, fatti anche dalle amministrazioni precedenti in occasione delle mostre eccetera, aumentano la “notorietà” di Bassano, che non vuol dire “attrattività”, che è tutta un’altra cosa. Faccio l’esempio banale, e macabro, di Cogne. Anni fa la gente andava a Cogne perché era finita su tutti i giornali e tv ed era diventata nota per un tragico fatto di cronaca. Ma di certo Cogne non è una destinazione turistica, o forse lo sarà per lo sci. Ma è difficile che oggi qualcuno vada a Cogne perché è nota, ci andrà solo se è attrattiva. Questo equivoco viene sempre fatto dalla parte politica. Molto spesso la parte politica dice: “Siamo finiti su tutti i Tg, siamo finiti sul Guardian, di qua e di là eccetera, quindi il lavoro fatto sul turismo è stato fatto bene”. Assolutamente no. Perché se fosse così aumenterebbero le presenze alberghiere. Ne abbiamo parlato anche in occasione dell’incontro organizzato da Bassanonet in campagna elettorale. Dati alla mano, Bassano non è cresciuta come il resto del Veneto e tantomeno a livello nazionale. La permanenza media a Bassano è ferma da almeno dieci-dodici anni e permane alla media di circa 1,8 - 1,9 pernottamenti. Quindi non siamo una destinazione turistica, nel modo più assoluto. Questo posso smentirlo e anzi, se qualcuno riesce a smentirmi, ben venga.
Qual è, secondo lei, la soluzione a questo problema?
Qui non posso che ridere amaramente! La soluzione è chiara, e la ripetiamo da anni. Il turismo è un'industria seria, che deve essere gestita con competenza e professionalità. Tuttavia, c'è una mancanza di collaborazione con la parte pubblica, che sembra non comprendere le esigenze degli operatori moderni. Ad esempio, non c'è alcuna raccolta sistematica di dati, i cosiddetti Big Data. Non sappiamo perché un turista decide di pernottare nel nostro Comune, cosa fa durante il suo soggiorno, o cosa vorrebbe fare. E soprattutto, non possiamo offrirgli un’esperienza su misura per i suoi gusti. I dati sono fondamentali per una destinazione turistica. Invece, l'unica informazione che abbiamo è che 23 tedeschi, 8 francesi e 4 svizzeri hanno chiesto una mappa di Bassano all'ufficio IAT.
E cosa dovrebbe fare la parte pubblica per migliorare la situazione?
Forse sarebbe più facile dire cosa non dovrebbe fare. I risultati di anni di “turismo del sindaco”, gestito dalle amministrazioni locali, sono sotto gli occhi di tutti: un portale dozzinale con gli indirizzi dei Comuni del bassanese, che non ha portato a nessuna crescita significativa. A Bassano, ripeto, la crescita è stata molto inferiore rispetto alla media nazionale, e il numero di pernottamenti è stagnante da anni. È necessaria un'azione di condivisione con tutte le categorie economiche, dall'industria al commercio, dall'artigianato all'agricoltura. Gli amministratori locali devono essere trasparenti su come intendono affrontare il turismo, con un piano a lungo termine che vada oltre il loro mandato politico.
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