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Fiume Verde
Da Europa Verde Bassano una “rilettura” dello stato delle rive del Brenta, con lancio di proposte “verso un obiettivo unico e condiviso, teso a valorizzare e difendere davvero il fiume come risorsa ambientale, culturale e turistica”
Pubblicato il 31 mar 2021
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C'è il Fiume Giallo, c'è il Fiume Azzurro e adesso c'è anche il Fiume Verde. È il fiume di casa nostra, il Brenta, sullo stato delle cui rive va fatta una opportuna “rilettura”. Ovvero come costruire un cambio di prospettiva per un'effettiva, definitiva e condivisa valorizzazione del Brenta “come risorsa ambientale, culturale e turistica”. Su questo argomento abbiamo ricevuto e - anche se prende spunto da un articolo apparso su un'altra testata giornalistica - pubblichiamo il seguente comunicato stampa, trasmesso in redazione dai referenti di Europa Verde Bassano Renzo Masolo e Gaia Bollini:
COMUNICATO
Foto Alessandro Tich
Quale Brenta?
L’articolo odierno del Giornale di Vicenza (mercoledì 31/03/’21), che descrive le rive del fiume Brenta come “fogne”, caratterizzate da “fanghi, miasmi e carta igienica”, evocano lo scenario di una Londra pre- vittoriana (fatta eccezione per la carta igienica, non in uso all’epoca, giacché compariva in America nel 1857).
Invece siamo nel 2021 e parliamo dell’ottava città del Veneto, tra le prime per bellezza e attrattività turistica. Attrattività che proprio il fiume Brenta contribuisce a creare.
E pur essendo nel 2021 il problema denunciato non è di oggi. È innegabile che non sia di immediata, né tanto meno semplice e univoca soluzione. Alcune di queste sono state ben esemplificate nell’articolo.
Quello che come Europa Verde proponiamo è un cambio di prospettiva, per arricchire di visione il ventaglio delle soluzioni, portandole ad altra scala e ampliandone benefici e ricadute.
Sono almeno 15 anni che si parla di “Contratto di fiume”, attendendo il quale si sono visti esempi virtuosi di impegno associazionistico e dei singoli per valorizzare e proteggere le sponde del Brenta. Perché allora non metterlo nell’elenco delle opzioni, collegandovi la necessità di valorizzare l’attuale ciclo-via (non stiamo parlando di un tratto della Monaco-Venezia??), i percorsi pedonali da mettere in sicurezza, le strutture e aree da promuovere, come la Centrale elettrica di San Lazzaro, fino alla ovvia necessità di affrontare la questione dello scolmatore del depuratore a sud di Bassano.
A questo punto la gestione degli scarichi “incriminati” assume un diverso valore, quello di un tassello, certamente critico, di un progetto più ampio, che inserisce lo stesso Contratto di fiume in una visione strategica di marketing territoriale. Ecco che questo cambio di visione apre anche a potenziali canali di finanziamento per progetti mirati (e sovra scalari).
Nel frattempo c’è un canale attivabile: gli utili di ETRA. È una partecipata pubblica, perché non usarne i proventi per risolvere criticità che riguardano l'ambiente e la gestione dell'acqua? Attenzione, uso che, a ben guardare, si traduce come un vero e proprio investimento sul lungo periodo!
Accanto a questo abbiamo le due diverse realtà di Terre del Brenta e Territori del Brenta, esempi virtuosi nati dal basso che purtroppo hanno patito l'opposizione (passata e recente) proprio dalla politica locale e regionale. Perché non attingere o ripartire da esse?
Perché scegliere di offrire come biglietto da visita le sponde del Brenta “lasciate” in parte a discariche diffuse o sfogo di “troppo pieni” fognari? Il mondo bassanese ha dimostrato di avere le idee e la volontà per promuovere e valorizzare il fiume. Serve il “modo”, lo strumento politico.
Il comune di Bassano ha da poco aderito al progetto "Parco Fiume Brenta". Finalmente c'è grande fermento per il tema anche al di fuori del mondo associativo. È però proprio in questo momento che serve fare sintesi e convogliare le tante iniziative e idee verso un obiettivo unico e condiviso, teso a valorizzare e difendere davvero il Brenta come risorsa ambientale, culturale e turistica.
La politica in questo ha una grossa responsabilità, non si perda questa occasione.
Se ci sono buoni progetti i finanziamenti si trovano (il Recovery Fund è potenzialmente uno di questi canali). La differenza sta nel come si sceglie di impiegarli, trasformando un ipotetico costo in un investimento sul lungo periodo. E quale migliore investimento se non quello di tutelare il territorio (fluviale), promuoverlo in chiave naturalistica e turistica, con una impostazione progettuale che parta dal basso, dalla città, per riconsegnarle un brano di fiume e di natura, per farlo vivere e fruttare, a reale beneficio di tutti e tutte.
Europa Verde ovviamente c'è, pronta a mettersi in relazione con le realtà associative, imprenditoriali e amministrative del territorio per collaborare e lavorare in sinergia.
Lo diceva Faber, “dal letame nascono i fior”, facciamolo accadere.
Europa Verde Bassano
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