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Vietato guardare. Come ormai tutti ben sappiamo, da mercoledì scorso e fino a domenica 21 febbraio il Ponte è chiuso al transito per consentire alla ditta appaltatrice Inco l'esecuzione della posa della famosa trave di impalcato, penultima operazione di cantiere prima del gran finale con la realizzazione del pavimento.
Ma il divieto di transito è associato anche al divieto di occhi indiscreti: due alte pareti montate su entrambi gli accessi del monumento impediscono la vista dei lavori in corso e agli interessati non resta che immaginare leopardianamente che cosa stia accadendo dietro quella barriera che tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Per i curiosi più accaniti, tuttavia, è disponibile il solito e insostituibile buco della serratura: un piccolo pertugio che alloggia il catenaccio di chiusura della porta di ingresso al cantiere e da cui, in modalità spioncino, si può osservare una ridotta porzione dell'attività degli operai della Inco, novelli principi del foro, intenti a montare progressivamente la trave.
Foto Alessandro Tich
Dopo anni di cantiere in bella vista - transennato, puntellato, imbragato, ingabbiato, ma sempre “esibito” anche nei precedenti periodi di chiusura al transito del manufatto - colpisce questa improvvisa riservatezza, quasi che gli occhi della città rappresentino una sgradita intrusione. E mi sovvien il ricordo di quando, agli inizi dell'Infinito di questa storia, si parlava di rendere sempre visibili ai cittadini le fasi delle opere di cantiere, quasi a trasformare il restauro in un continuo “show” di partecipazione civica. Intendimenti che, con le due pareti montate sul lato Bassano e sul lato Angarano, adesso vengono disattesi. Spero sinceramente di sbagliarmi, ma la prima impressione è questa.
E probabilmente non accade per caso il fatto che l'allestimento dei paraocchi anti-curiosi, che isolano ed escludono i lavori dal resto della città, coincida con la fase di montaggio dell'elemento più discusso e controverso dell'intera epopea dell'intervento di ripristino e consolidamento del Ponte di Bassano. Della trave reticolare di impalcato abbiamo scritto brentane di inchiostro, non serve tediarvi con il solito riassunto delle puntate precedenti.
Basterà ricordare che durante la Prima Repubblica del restauro questa trave (in acciaio inox e legno lamellare) costituiva l'elemento centrale del progetto strutturale del professor ingegner Claudio Modena, pensata per contrastare la forza orizzontale del fiume grazie al suo ancoraggio alle due spalle del Ponte. Ma una delle due spalle, quella in sinistra Brenta di proprietà Nardini, non è stata mai disponibile per l'aggancio, rendendo di fatto irrealizzabile l'allora intoccabile progetto Modena. Si è passati quindi alla Seconda Repubblica, nella quale il Comune ha approvato senza colpo ferire la variante di progetto della Inco, che ha dato il benservito alla trave reticolare del progetto originario riportando la funzione di contrasto alle forze orizzontali a livello delle stilate.
Ma l'impalcato non è rimasto “orfano” di corpi estranei: perché adesso vi viene collocata per l'appunto questa nuova trave - prevista dalla variante di progetto - solamente in legno, con la sola funzione di stabilizzazione delle azioni fra le stilate e completamente sganciata dalle due spalle in muratura, superando in questo modo l'irrisolvibile scoglio-Nardini.
Una sorta di “surrogato” della trave reticolare originaria che non serve più agli scopi strutturali che erano stati previsti dal progetto Modena, ovvero il progetto (vale la pena ricordarlo) finanziato dal Ministero dei Beni Culturali.
Ho già scritto in un editoriale precedente che la questione ha ormai perso di appeal presso quello che fu il grande pubblico delle vicende della Pontenovela e che giunti ormai a questo punto, sfiniti da anni di discussioni e polemiche, anche se l’impalcato venisse imbottito da una trave di polistirolo o da uno strato di gommapiuma andrebbe bene lo stesso. La città è ormai indifferente se non refrattaria a questi argomenti, ci importa solo che il Ponte sia tornato bello e dritto come prima, chi un tempo riempiva i giornali e i social di critiche al progetto di restauro ora, eletto al Palazzo, assiste silente alla sua conclusione.
Da cosa è motivata, dunque, tanta riservatezza? Sarebbe stato utile finire in bellezza questa estenuante soap opera eseguendo l'operazione in totale trasparenza e spiace invece che la posa della trave sia ridotta a un buco con il Ponte intorno.
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