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Il Signor No
Conferenza stampa conclusiva del comitato “A Bassano non si taglia” a sostegno delle ragioni del “No” al referendum sul taglio dei parlamentari
Pubblicato il 17 set 2020
Visto 2.917 volte
Chi ha più o meno la mia età, si ricorda benissimo chi era il “Signor No”.
Il “Signor No” era Ludovico Peregrini, l'inflessibile giudice del “Rischiatutto”, la storica trasmissione di Mike Bongiorno che andava in onda quando in Italia di Tv ce n'era una sola e la televisione era ancora in bianco e nero. Oggi la televisione è a colori, ma domenica e lunedì gli italiani saranno chiamati a scegliere tra il bianco e il nero, senza tonalità intermedie.
E cioè tra il “Sì” (favorevole) e il “No” (contrario) relativamente alla legge che introduce il taglio del numero dei parlamentari. Ricordo che il referendum è costituzionale e confermativo: non c'è pertanto il quorum, l'esito referendario è valido indipendentemente dalla percentuale dei votanti e vince l'opzione che prende più voti. Il “Signor No”, nella nostra città, ha il volto di Matteo Bizzotto, referente del comitato “A Bassano non si taglia” assieme alla “Signora No” Vittoria Gheno. Bizzotto - assieme agli altri due componenti del gruppo cittadino che sostiene le ragioni del “No” sulla scheda, Andrea Oro e Valerio Jeson Maggi - incontra i cronisti per una conferenza stampa conclusiva ed un appello finale a sostegno della causa del mantenimento dello status quo nel parlamento nazionale.
Da sin.: Andrea Oro, Matteo Bizzotto e Valerio Jeson Maggi (foto Alessandro Tich)
Il comitato “A Bassano non si taglia” è attivo già da mesi, essendo il referendum già stato programmato per lo scorso 29 marzo e poi rinviato causa pandemia. Ma gli stessi attivisti del “No” ammettono che fare campagna referendaria è stato un arduo impegno.
“È stato difficile informare i cittadini e non solo per il Covid - dichiara Bizzotto -. Il confronto tra le due posizioni era difficile da ottenere prima che ci fosse il Covid, per la grande deresponsabilizzazione dei partiti.” “All'interno degli stessi partiti ci sono frange discordanti - prosegue -. Si è andati avanti pensando che il “Sì” avrebbe avuto una vittoria facile e schiacciante, che invece non lo è. Col tempo le persone hanno capito che il risparmio non è quello promesso, 57 milioni all'anno sono un risparmio irrisorio che non giustifica il cambiamento della Carta Costituzionale.” “Il taglio non avrà nessun effetto sulla selezione della classe dirigente - aggiunge Bizzotto -. Lo vediamo in questi giorni con le elezioni regionali, dove i cittadini possono esprimere la loro preferenza sulla scheda. Nelle elezioni nazionali, coi listini bloccati, non è così. Le persone non possono scegliere chi li rappresenta. Con l'attuale legge elettorale “Rosatellum” i candidati vengono selezionati dalle segreterie dei partiti. Tagliando il numero dei parlamentari, con meno posti a disposizione, saranno scelti solo i fedelissimi. Ne verrà fuori un casta più forte, l'esatto contrario delle motivazioni di chi vuole votare “Sì” per abbattere i privilegi dei parlamentari.”
Risultato: secondo i sostenitori bassanesi del “No”, col taglio dei parlamentari “avremo maggioranze autosufficienti per eleggere il presidente della Repubblica, cambiare la Costituzione”, ovvero un parlamento “rappresentativo di pochi che finiranno per decidere per tutti”. “Meno non è uguale meglio - incalza Matteo Bizzotto -. Non vogliamo cambiare la classe politica, dobbiamo farci restituire una legge che ci permetta di selezionarla.”
Vittoria Gheno, assente fisicamente alla conferenza stampa, affida il suo pensiero ad un videomessaggio. La co-referente del gruppo afferma che con questa legge di modifica costituzionale il nostro sistema “si avvia verso il presidenzialismo” e che “ancora una volta la Costituzione è in balia dei governanti in carica e di chi alimenta la bugia di fare un dispetto alla casta”. Andrea Oro punta il dito sul sentimento di populismo che gira attorno ai concetti di taglio e risparmio “per polarizzare un dibattito che di politico ha avuto poco e di tecnico-istituzionale ancora meno”. Valerio Jeson Maggi sottolinea il rischio della “tecnicizzazione della politica” a seguito della riduzione di deputati e senatori. “Si impone un principio dei 5 Stelle, quello che una testa vale un voto - dichiara -. Si avrebbe così una politica puntiforme, con il parlamento che da luogo di confronto e di dibattito diventa una semplice macchina legislativa. Non si può chiedere di fare politica a politici senza volto, ma a politici che abbiano una faccia e che siano una persona.”
“Il “No” - afferma il manifesto del comitato bassanese - può fermare questo disegno, bloccando il suo primo passo: quello di ridurre il parlamento da cardine della democrazia a strumento in mano ai potentati che fanno e disfano i governi, cioè ai padroni della cattiva politica.”
Insomma: per i sostenitori del “No”, il taglio dei parlamentari altro non produrrà che un gigantesco Rischiatutto.
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