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I puntini sulle D
Come mai il concorso per il nuovo direttore dei Musei Civici di Bassano attira così poco? Ecco il vero motivo della grande diserzione di candidati al bando di selezione
Pubblicato il 30 giu 2020
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Ritorno oggi ad occuparmi del caso dei Fantastici 4. Vale a dire dei 4 temerari (Chiara Casarin, Denis Ton, Monica Preti e Beatrice Avanzi) che sono stati gli unici a rispondere all'avviso di selezione pubblica per il nuovo direttore scientifico dei Musei Civici di Bassano del Grappa, ridotti poi a 2 dalla commissione esaminatrice per l'ammissione al colloquio finale e quindi a 0 per la constatazione che il colloquio in questione, programmato per ieri, è andato deserto.
Non mi occupo di loro propriamente, ma dell'insolito fatto - già segnalato alla pubblica attenzione nel mio articolo di ieri “Bando alle ciance” - che per la direzione di un Museo Civico di riconosciuta importanza come quello di Bassano abbiano presentato domanda solamente 4 persone. Un minimo storico mai visto prima, che diventa una molecola di fronte alla messe di candidati presentatisi invece al penultimo bando di selezione del 2016. Quattro anni fa, come ho pure scritto, ad aspirare all'incarico della direzione di via Museo erano stati nientemeno che 75 concorrenti. Quello che riesco oggi a precisare - diversamente dall'informazione resa ieri - è che si tratta delle 75 persone che erano state ammesse al colloquio finale, dopo la “scrematura” preliminare della commissione esaminatrice. Ciò significa che a presentare la domanda per partecipare al bando erano stati in molti di più. Quello del 2016 è stato un esame di selezione talmente “affollato” che era durato per un'intera settimana, con sessioni di colloqui alla mattina e al pomeriggio. Segno del grande richiamo esercitato dal Museo di Bassano per il curriculum e la carriera dei professionisti del settore, desiderosi di tramandare la notevole tradizione dei direttori precedenti, che del Museo Civico hanno scritto la storia ciascuno per la propria parte. Come mai l'attuale bando indetto nel 2019 per la direzione dello stesso Museo Civico, alla luce delle sole 4 domande presentate, attira invece cosi poco?
Non è una domanda campata in aria. Perché ora che il bando di selezione dovrà essere rifatto, allungando la Museonovela alle calende greche, si corre il rischio di trovarci ancora una volta nella stessa e identica situazione.
Bassano, Museo Civico. Guariento di Arpo, 'Crocifisso', prima del 1332 (foto Alessandro Tich)
Nel mio articolo di ieri avevo avanzato la tesi che la discriminante che ha ridotto i partecipanti al lumicino - assottigliandone massicciamente il numero già in partenza - sia stato il nuovo requisito, inserito nel bando 2019, che il candidato deve “aver ricoperto la posizione di direttore di musei pubblici e/o privati per almeno 2 anni anche non continuativi”. Ma è pur vero che in Italia ci sono molti direttori o ex direttori di musei, sia pubblici che privati, che avrebbero potuto rispondere all'appello del Comune di Bassano.
E non è stato facile cogliere il punto sul perché ciò non sia avvenuto. Fino a che, nella giornata di oggi, dopo l'uscita dell'articolo di ieri, sono stato contattato da qualcuno che l'anno scorso ha fatto un pensiero circa la partecipazione al bando per poi rinunciarvi, spiegandomi il perché.
E il perché è costituito da un motivo quasi ovvio, condiviso da tanti altri potenziali candidati che alla fine hanno desistito dal presentare domanda. Ma come tutte le cose ovvie o quasi, risultano tali solo dal momento in cui ne vieni a conoscenza: come l'uovo di Colombo.
Per spiegarvi il vero motivo della grande diserzione di candidati al bando di selezione, devo però mettervi in guardia: questo articolo, anche se brevemente e con parole spero comprensibili, dovrà un po' addentrarsi nell'ostico mondo della classificazione burocratica delle “gerarchie interne” negli uffici comunali. Roba strong, per i non addetti ai lavori.
Tranquilli, però: mi fermerò all'essenziale.
Ebbene: la “grande differenza” tra il bando 2016 e il bando 2019 - che per quanto riguarda i candidati ammessi a colloquio vede il primo stravincere per 75 a 2 - sta semplicemente nell'inquadramento professionale previsto per il direttore del Museo.
Perchè la cosa salti subito all'occhio non serve leggere a fondo i contenuti dei due bandi, basta scorrere le due intitolazioni. Bando 2016: “Avviso di selezione pubblica per l'assunzione a tempo determinato di un funzionario cat. D3 “Direttore scientifico dei Musei della città” - Alta specializzazione.” Bando 2019: “Avviso di selezione pubblica per l'assunzione a tempo determinato di uno specialista cat. D1 “Direttore scientifico dei Musei della città” - Alta specializzazione.”
Due diciture uguali? No. Il primo bando inquadra il direttore del Museo nella categoria “D3”, il secondo invece lo inquadra nella categoria “D1”. Che cosa sarà mai?
È venuto il momento di mettere i puntini sulle D.
Che cos'è un “D3”, elemento di attrazione del partecipatissimo bando 2016?
È la categoria professionale che, nella funzione pubblica, definisce un funzionario che ricopre una posizione di carattere “apicale”. Gode di un “profilo professionale superiore” ed è uno dei “profili professionali più elevati, già ascritti all'VIII° qualifica funzionale”.
Si tratta di un “pezzo grosso” insomma, tanto per capirci, anche se non ai livelli di alcuni direttori del Museo Civico del passato che ricoprivano anche l'incarico di dirigente dell'area Cultura e Museo del Comune.
Che cos'è invece un “D1”, che così poca attrazione ha esercitato nel bando 2019, che ha richiamato solo 4 partecipanti ed è andato alla fine deserto?
È un funzionario di livello più basso, e in posizione economica inferiore, che in quanto tale può svolgere mansioni “di minore rilevanza e complessità” rispetto al “D3”.
Nel bando 2019, sempre redatto dagli uffici della segreteria generale del Comune, la figura del direttore scientifico dei Musei è stata dunque “retrocessa” a un livello inferiore di tre gradini, anche a seguito di alcune riforme del settore che qui vi risparmio perché vi voglio bene. Questo significa, innanzitutto, un trattamento economico inferiore rispetto al livello “D3”, pari a circa 300 euro in meno al mese di stipendio netto in busta paga.
Ma questo, per così dire, è quasi un problema accessorio. Il vero nodo della questione è l'arretramento del responsabile scientifico dei Musei nella scala gerarchica della struttura comunale e quindi nello svolgimento della sua stessa autonomia operativa.
Nel suo operato, il direttore “D1” del Museo deve infatti rispondere non solo al dirigente dell'area Cultura e Musei del Comune, ma anche a una seconda figura delle “alte sfere” degli uffici competenti. Si tratta di un alto funzionario che il meraviglioso linguaggio della burocrazia italiana chiama con la sigla “P.O.”, vale a dire “Posizione Organizzativa”, che gestisce per delega un particolare settore ed è una figura intermedia tra il “dirigente” sopra di lui e il “funzionario” sotto di lui. Nella fattispecie, il signor o la signora “D1”, in veste di direttore del Museo, deve rendere conto della sua attività al “P.O.” del settore amministrativo dell'area Cultura e Museo del Comune.
Basta: mi fermo qui, prima che andiate a prendere una pillola contro il mal di testa o mi mandiate giustamente a quel paese. Ma ho dovuto scrivere queste cose per spiegarvi la vera ragione della “grande fuga” dal concorso per il direttore del Museo di Bassano 2019-2020.
Morale della favola: fare il direttore dei Musei Civici di Bassano del Grappa a queste condizioni, con possibilità di manovra limitate e subordinate all'ufficio amministrativo, uno stipendio da funzionario alle prime armi e perdipiù a tempo determinato, non ha destato l'attenzione praticamente di nessuno. A maggior ragione per chi già svolge o ha già svolto un ruolo di direttore di Museo, come da requisito richiesto, che sa bene come “leggere” tutte le sigle, categorie e clausole contenute nei bandi che riguardano la sua specialità e sa fare le opportune valutazioni. Semplice e ovvio: punto e basta.
Per questo il bando 2019, al di là del suo esito finale, si è rivelato un flop. Incapace di richiamare interesse a Bassano fatta eccezione per i Fantastici 4, ciascuno dei quali avrà avuto le proprie ragioni per presentare domanda, che vanno rispettate.
Ma adesso che bisogna ripartire da capo, con una riedizione dell'avviso pubblico di selezione che allungherà l'elastico infinito di questa storia, quale sarà la risposta dei potenziali candidati se le condizioni rimarranno le stesse?
Pretendere un direttore scientifico del Museo altamente qualificato, come il Museo Civico di Bassano merita, e inquadrarlo in una posizione professionale inversamente proporzionale alle responsabilità richieste è un paradosso. Uno dei tanti paradossi che contraddistinguono, in questo momento, il cammino di questa città.
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