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Redazione
Bassanonet.it
Piani Baxi
L’annuncio di Baxi: “Presto un secondo stabilimento a Bassano, in un capannone industriale già esistente”. Trovata la soluzione alternativa per l’ampliamento. L’azienda è arrivata per conto proprio laddove non è riuscita ad arrivare la politica
Pubblicato il 06 feb 2024
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I corsi e ricorsi dell’attualità cittadina.
Vi ricordate i giorni caldi - e non solo perché era estate - della Baxinovela, quando sembrava che sull’azienda bassanese produttrice di caldaie murali a gas (e non solo) stesse per cascare il mondo?
Preoccupazione diffusa, raccolte firme, sindacati in allarme, il corteo dei lavoratori, la politica schierata unanime a sostegno dei lavoratori stessi ma col fondamentale distinguo tra i favorevoli e i contrari alla richiesta di Baxi Spa di potersi allargare nel confinante stabilimento di Pengo Spa in via Trozzetti, consentendo alla Pengo medesima di trasferirsi con un nuovo centro logistico nell’area di sua proprietà di via Rambolina a San Lazzaro.
L’allarme occupazionale era stato lanciato dallo stesso presidente del CdA e direttore generale di Baxi ing. Alberto Favero, nella lettera all’amministrazione comunale dello scorso maggio nella quale affermava la necessità di un immediato atto di indirizzo politico amministrativo per permettere l’operazione Baxi/Pengo, dovendo dare un’urgente risposta alla casa madre BDR Thermea circa la disponibilità di spazi adeguati per la riconversione produttiva nel settore delle pompe di calore.
Il tutto per “evitare che l’investimento possa essere dirottato presso un’altra filiale europea del gruppo BDR”.
Nel caso in cui l’amministrazione non avesse accolto la richiesta, Favero annunciava una “progressiva riduzione dell’organico per la società Baxi e per tutte le aziende dell’indotto collegate” con una stima per difetto “di almeno 700 persone nei prossimi 3 anni tra Baxi ed aziende fornitrici”.
Da allora in poi, l’intera questione aveva diviso la città in due contrastanti correnti di pensiero: salvaguardia dell’occupazione da una parte e, dall’altra, tutela dal consumo di suolo, con riferimento a San Lazzaro. Striscione contro striscione, lavoro contro ambiente.
Poi i due eventi decisivi.
In primis il famoso consiglio comunale del 27 luglio, col pareggio del secolo (12 voti a favore e 12 voti contrari) che ha bocciato l’atto di indirizzo dell’amministrazione
Pavan per il recepimento dell’accordo con Baxi e con Pengo, affossando in questo modo la richiesta di Baxi di espandersi negli attigui capannoni di Pengo e di Pengo di trasferirsi a San Lazzaro.
E quindi l’altrettanto famosa lettera ai dipendenti del 4 agosto con la quale i vertici di Baxi Spa hanno improvvisamente rovesciato la narrazione dell’intera vicenda, rassicurando le maestranze sul futuro dell’azienda.
“Continueremo ad adoperarci - era il testo conclusivo di quella lettera - per portare avanti (…) le attività, i progetti e le produzioni di caldaie murali e a terra, sistemi ibridi e unità interne delle pompe di calore, per assicurare al nostro stabilimento e alle persone che ci lavorano il riconoscimento che meritano, costruendo al contempo le basi per un futuro tecnologico ed occupazionale sostenibile.”
E a giudicare da un comunicato trasmesso nei giorni scorsi alle redazioni da Baxi Spa, quei tempi di preoccupazione cittadina per l’avvenire dell’azienda sembrano lontani anni luce.
La nota stampa presenta risultati e prospettive di quella che oggi chiama sé stessa “green factory”.
E sono tutti numeri più che positivi: un 2022 da record (ricavi per 424 milioni di euro e 650mila caldaie prodotte) e un 2023 altalenante, con una partenza “da vertigini”, una brusca frenata - dettata dallo stop alla cessione del credito e dello sconto in fattura e dalla mancata proroga del Superbonus - e poi la ripresa, per un fatturato che si è comunque attestato a 365 milioni di euro.
Nel 2023 Baxi, che attualmente ha 850 dipendenti in organico, ha acquisito il 25% del Gruppo G.I. Holding, attivo nel settore della climatizzazione e delle pompe di calore, e nonostante il mancato ampliamento ha sviluppato due nuove linee produttive: la prima è dedicata alla produzione di nuove gamme di caldaie a condensazione e la seconda riguarda proprio le pompe di calore.
In prima linea l’export, “distribuito in oltre 70 Paesi nonché fonte di soddisfazioni già nel 2023, con particolare riferimento ai Paesi colpiti dalla crisi legata al conflitto Russia/Ucraina, al Sud America e ai nuovi mercati dell’Est Europa”.
Da qui, sempre dal testo del comunicato stampa, l’ottimistica previsione del DG Favero:
“Ci aspetta un 2024 di consolidamento, in particolare nel segmento delle pompe di calore ad alta potenza”.
Ma non è la stessa azienda che per convertirsi alle pompe di calore invocava la necessità di allargarsi nei reparti del confinante stabilimento di Pengo?
Ma non è tutto. E anzi adesso arriva il vero nocciolo della questione.
Per Baxi l’esigenza di avere più spazio sussiste e in un’intervista concessa al Corriere del Veneto a seguito del comunicato stampa citato sopra, il direttore generale di Baxi Spa ing. Alberto Favero ha annunciato che presto l’azienda disporrà di un secondo stabilimento per la produzione di impianti aerotermici, sempre a Bassano del Grappa, in un capannone industriale già esistente.
“Abbiamo dovuto azzerare la proposta - ha dichiarato Favero al quotidiano, riferendosi allo stop del Comune all’operazione Baxi/Pengo - e ripreso le ricerche di soluzioni alternative: ne abbiamo un paio nei radar.”
L’obiettivo è quello di acquisire o di prendere intanto in affitto una sede già disponibile per “ridurre i tempi per attrezzare gli impianti, in uno stabilimento in partenza con 50-70 dipendenti, operativo nella primavera del 2025”.
E qui non può non ritornare in mente il dibattito politico, e in particolare in consiglio comunale, nel quale gli oppositori al trasferimento di Pengo a San Lazzaro sostenevano l’opportunità di sondare la disponibilità di altre sedi industriali già esistenti a Bassano per venire incontro alle necessità della Baxi.
Una tesi respinta da parte dei consiglieri comunali pro Pengo a San Lazzaro, secondo i quali, per vari motivi, la soluzione dell’ampliamento di Baxi nella sede dello stabilimento confinante di via Trozzetti era ideale.
Ed è proprio qui che dobbiamo interrogarci sul ruolo che non ha avuto l’amministrazione comunale.
Un ente pubblico non ha ovviamente competenze dirette nelle operazioni immobiliari e di sviluppo produttivo delle aziende private.
Ma in casi di estrema rilevanza sociale come questo, al punto da porre su due fronti contrapposti la difesa dei posti di lavoro alla Baxi e la difesa della campagna a sud di Bassano, la politica avrebbe potuto attivare la facoltà della mediazione.
E cioè favorire - preventivamente e non a posteriori - dei tavoli di confronto con tutti i portatori di interesse, categorie economiche comprese, per mappare le possibili soluzioni alternative ed evitare il clima di divisione che ha caratterizzato la città di Bassano del Grappa nella parte centrale del 2023.
Le soluzioni alternative per l’ampliamento della Baxi, alla luce delle nuove prospettive annunciate da Favero, c’erano eccome: e la stessa Baxi, dopo mesi, ci è arrivata per conto proprio.
Insomma: dove non sono riusciti i piani alti della politica comunale, ci sono riusciti i piani Baxi dell’azienda bassanese.
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