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Dario Vanin
Contributor
Bassanonet.it
L'inganno corre su WhatsApp: la truffa del "Vota per Alessandra" spiegata bene
Truffa sui "Dispositivi Collegati", inutile chiedere conferma in chat
Pubblicato il 05 feb 2026
Visto 3.283 volte
Ha fatto il giro degli smartphone di Rosà in poche ore, sfruttando il veicolo più potente che esista: la fiducia. Circa venti giorni fa, numerosi parrocchiani hanno ricevuto un messaggio WhatsApp da un mittente insospettabile, il loro parroco: «Ciao! Potresti votare per Alessandra? È la figlia dei miei amici... Ecco il link». In molti hanno cliccato, ma dietro quella richiesta si nascondeva un caso da manuale di social engineering. Il sacerdote, vittima a sua volta, ha prontamente dato l'allarme, svelando una catena digitale che mira al furto dell'account. È importante fare chiarezza tecnica su quanto accaduto: in questi casi non viene installato alcun virus sul telefono e lo smartphone non è tecnicamente "infetto". La truffa sfrutta invece in modo malevolo una funzione legittima e molto comoda di WhatsApp, ovvero i "Dispositivi Collegati".
Per chi non lo sapesse, si tratta di una funzionalità ufficiale utilissima che permette di "sdoppiare" il proprio account per usarlo comodamente anche su un computer o un tablet, senza dover tenere sempre il telefono in mano. I truffatori hanno però trovato il modo di ritorcere questa comodità contro gli utenti. La meccanica dell'attacco è sottile: la vittima clicca sul link per "votare" e il sito truffaldino chiede di inserire un codice o di inquadrare un QR Code per "convalidare il voto". In realtà, quel codice non serve a votare, ma è la chiave che autorizza un nuovo dispositivo esterno (il computer dell'hacker) ad agganciarsi al WhatsApp della vittima, esattamente come se fosse lei a voler collegare il proprio PC. L'hacker apre così una sessione parallela: da quel momento "vede" tutte le chat e può scrivere a nome del proprietario, sfruttandone la reputazione per ingannare altri contatti, mentre la vittima continua a usare il telefono ignara di avere un "ospite" collegato.
Un messaggio che nasconde una trappola (link non reale)
Bisogna prestare molta attenzione perché questa truffa è un camaleonte: il messaggio-esca cambia continuamente. Oggi è il concorso di danza di "Alessandra", domani sarà una raccolta firme urgente, un buono sconto o delle foto private da vedere. Tuttavia, indipendentemente dalla storia raccontata per attirarvi, la procedura tecnica truffaldina resta sempre la stessa: alla fine vi verrà sempre chiesto di inquadrare un QR Code con la fotocamera di WhatsApp o di inserire un codice di abbinamento. È proprio quello il segnale di pericolo inequivocabile: quel codice QR non serve mai per votare o firmare petizioni, ma è esclusivamente lo strumento tecnico che WhatsApp utilizza per collegare il vostro account a un altro computer.
Come difendersi dunque quando arriva un messaggio strano da un amico o un parente? L'errore più comune è rispondere su WhatsApp chiedendo: "Sei veramente tu?". È inutile, dato che il truffatore ha accesso alla chat e potrebbe intercettare la domanda rispondendo al posto del legittimo proprietario per rassicurarvi. La soluzione migliore è uscire dall'app ed effettuare una chiamata vocale tradizionale: sentire la voce del contatto è l'unico modo certo per verificare se la richiesta è reale o se il suo account è stato compromesso. Poiché non si tratta di un virus, gli antivirus non possono rilevare nulla, ma fortunatamente la verifica è semplice. Per accorgersene basta controllare le "porte" aperte sul proprio account: aprendo le Impostazioni di WhatsApp e selezionando la voce "Dispositivi collegati", è possibile vedere se ci sono intrusi. Se in questa lista compaiono browser o sistemi sconosciuti, l'account è compromesso; per risolvere il problema basta toccare il dispositivo sconosciuto e selezionare "Disconnetti", revocando istantaneamente l'accesso all'hacker.
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