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Bando alle ciance
È andato deserto il colloquio per la selezione del nuovo direttore dei Musei Civici di Bassano. Ma un bando che ha richiamato solo 4 candidati, rispetto ai 75 del 2016, non solo va rifatto ma va anche totalmente ripensato
Pubblicato il 30 giu 2020
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Il colloquio per il bando di selezione del nuovo direttore scientifico dei Musei Civici di Bassano del Grappa, che era in programma oggi lunedì 29 giugno, è andato deserto.
Me ne ha dato conferma in serata la dottoressa Paola Marini, già direttrice del Museo di Bassano e delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, componente della commissione esaminatrice. Non si tratta di una notizia nel senso stretto di cronaca, perché la diserzione del colloquio da parte dei diretti interessati era ampiamente annunciata. Sia l’ex direttrice Chiara Casarin, ammessa all’esame selettivo a pieno titolo, che il conservatore dei Musei di Belluno Denis Ton, ammesso con riserva, avevano infatti già comunicato la loro intenzione di non presentarsi. Si tratta invece di un fatto di attualità che richiede - ora che il “bando deserto” è ufficiale - alcune riflessioni e considerazioni a commento di una vicenda che da oggi prolunga ulteriormente l’agonia istituzionale del Museo Civico, privato già da un anno di una conduzione scientifica vera e propria, che è senza precedenti.
Non è solo una questione di “tempi” dilatati per volere dell’amministrazione Pavan, che nel mese di settembre 2019 aveva sospeso l’efficacia del concorso per tentare la strada della “direzione in rete” condivisa con altri musei, poi rivelatasi inapplicabile, al punto da costringere la compagine governante a ritornare sui propri passi e a riattivare lo scorso 2 aprile l’efficacia del bando di selezione, ereditato dall’amministrazione Poletto.
Bassano, Museo Civico, Sala Canoviana: Giuseppe De Fabris, ‘Commiato di Ettore da Andromaca', modello in gesso (foto Alessandro Tich)
È anche e soprattutto una questione di “modi” e cioè delle caratteristiche, dei requisiti richiesti e della qualità dell’avviso pubblico di selezione per la ricerca del nuovo direttore di questo che è uno dei musei più antichi, e quindi uno dei musei comunali più prestigiosi, del Veneto.
Come ben sapete, se siete miei affezionati lettori, all’avviso pubblico di selezione per il nuovo direttore scientifico dei Musei Civici di Bassano del Grappa hanno risposto in tutto 4 candidati. Di questi al colloquio di oggi andato deserto ne sono stati ammessi 2, ma è un aspetto sul quale tornerò nelle righe successive. Quello che colpisce - e che finora non è mai stato sottolineato dai media, compreso chi vi scrive - è proprio l’esiguità del numero dei concorrenti, meno delle dita di una mano, in considerazione proprio del prestigio dell’incarico messo a concorso. Basti pensare che quattro anni fa, all’avviso di selezione del 2016 poi vinto (per rinuncia dei primi due concorrenti in graduatoria Roberto Pancheri e Sandra Rossi) dalla terza classificata Chiara Casarin, avevano partecipato la bellezza di 75 candidati.
Settantacinque (lo scrivo anche in lettere) aspiranti direttori dei Musei di Bassano, molti dei quali “scremati” in via preliminare dopo la valutazione dei requisiti e altri dei quali - come ad esempio il già direttore del Museo di Bassano Mario Guderzo - non presentatisi al colloquio finale al quale erano stati ammessi. Ma sto parlando comunque di 75 domande di ammissione che rispetto alle sole 4 domande pervenute per il bando 2019 rappresentano una differenza esorbitante. Eppure l’incarico dirigenziale messo a selezione dai due bandi è lo stesso.
Perché il concorso del 2016 ha richiamato così tante persone e quello del 2019, poi procrastinato al 2020, così poche? La risposta, diversamente dalla celebre canzone di Bob Dylan, non soffia nel vento. La risposta è contenuta nell’ultimo avviso pubblico di selezione e in quello di quattro anni fa.
Non voglio tediarvi con le competenze inserite nei due bandi come “l’oggetto dell’incarico”, le mansioni della direzione scientifica dei Musei, i titoli di studio (a proposito: non è specificamente richiesta una “laurea in Storia dell’Arte”, come i più pensano), la documentazione da allegare e via dicendo. Mi preme invece porre alla vostra attenzione la principale e discriminante differenza, tra il penultimo e l’ultimo concorso, nei “requisiti di ammissione” richiesti per poter partecipare alla selezione.
Il bando 2016, tra le altre cose, esigeva che i candidati, per poter essere ammessi, possedessero “requisiti di particolare e comprovata esperienza e qualificazione professionale”, vale a dire “aver svolto per almeno un anno, anche non continuativo, esperienze di lavoro nell’ambito della programmazione culturale all’interno di musei pubblici e/o privati e/o in enti affini con finalità culturali”.
Nel bando 2019, invece, questi generici requisiti “spariscono”. Per l’ammissione alla selezione si richiede ai candidati, specificamente, di “aver svolto per almeno 5 anni, anche non continuativi, esperienze di lavoro nell’ambito della programmazione culturale all’interno di musei pubblici e/o privati”. Ma anche, e soprattutto, si richiede di “aver ricoperto la posizione di direttore di musei pubblici e/o privati per almeno 2 anni anche non continuativi” e una “comprovata esperienza nella curatela di esposizioni e cataloghi (almeno due mostre)”.
Eccola qua, la grande differenza. L‘obbligo richiesto dalla selezione 2019 di aver ricoperto per almeno due anni la posizione di direttore di musei pubblici e/o privati ha assottigliato in partenza, e alla grande, il numero delle domande. E si tratta di un requisito, aggiunto alla comprovata curatela di almeno due mostre e relativi cataloghi, che corrisponde alla figura di Chiara Casarin.
La quale, non a caso, è stata l’unico candidato ammesso a pieno titolo al colloquio finale, poi smarritosi oggi tra le dune del deserto.
Con una simile discriminante, per gli altri 3 candidati c’era ben poco da sperare.
Denis Ton, che era stato ammesso con riserva, è ancora per poco - prima del nuovo incarico che lo attende al Castello del Buonconsiglio di Trento - il conservatore dei Musei Civici di Belluno, ruolo che ricopre dal 2014. A Belluno però il dottor Ton è il “conservatore”, non il direttore, benché a lui si debba l’importante progetto museografico del nuovo Museo Civico di Palazzo Fulcis e la direzione generale della struttura.
Poi ci sono le due candidate “francesi”, che sono state escluse dalla commissione al colloquio finale. Mi riferisco a Monica Preti, dal 2006 direttrice dei programmi di Storia dell’Arte e Archeologia dell’Auditorium del Museo del Louvre di Parigi e a Beatrice Avanzi, curatore dal 2002 al 2012 del Mart di Rovereto e successivamente conservatore responsabile della Pittura Simbolista e delle Scuole straniere al Musée d’Orsay di Parigi.
Entrambe in possesso di titoli interessanti, ma non del requisito “di aver ricoperto la posizione di direttore di musei pubblici e/o privati per almeno 2 anni”, benché - come mi è stato spiegato - per la legislazione francese la direzione di una “sezione” di un museo sia equivalente alla direzione di un museo vero e proprio. Ma qui a Bassano vige la legislazione italiana e le due concorrenti “made in France” sono rimaste a casa.
E pensare che tra le “caratteristiche della posizione” e cioè tra le mansioni richieste al direttore dei Musei Civici di Bassano vi è quella di “favorire e mantenere relazioni con Istituzioni nazionali e internazionali, finalizzate non solo a prestiti di opere, studio e ricerca, ma soprattutto al posizionamento dei Musei in un contesto internazionale”.
Et voilà: così è se vi pare.
Infine una domanda che sorge spontanea. Se la discriminante del bando 2019 era la precedente direzione di un museo per almeno due anni, perché non hanno presentato domanda di partecipazione al concorso altri direttori o ex direttori di musei?
Qui il discorso si fa più complesso, ma certamente gioca il fatto dello scarso appeal di un incarico a tempo determinato, che scade quando scade il sindaco, che garantisce uno stipendio medio se non medio-basso rispetto alla posizione di alta responsabilità e alla quantità di mansioni richieste e che è sganciato da quel ruolo di dirigente del settore Cultura e Musei del Comune, con conseguente trattamento economico “dirigenziale”, che è stato invece appannaggio di precedenti direttori dei Musei Civici di Bassano del Grappa.
Ecco che, quindi, la necessità di dover indire un nuovo avviso di selezione pubblica - dopo il colloquio andato deserto di oggi - per nominare quella chimera chiamata nuovo direttore scientifico dei Musei di Bassano, se da una parte allunga ulteriormente i tempi di questa estenuante vicenda, dall’altra può essere l’occasione per stabilire dei criteri di selezione più appropriati e sicuramente aggiornati, che profumino molto più di motivazione professionale, e non solo culturale, e molto meno di burocrazia.
È forse chiedere troppo? Bando alle ciance dunque: un bando che ha richiamato solamente 4 candidati, portandone appena 2 al colloquio finale andato deserto, rispetto ai 75 del 2016, non solo va rifatto ma va anche totalmente ripensato.
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