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Lettera da Bassano. Nel nome di Bassano, città e pittore. E soprattutto nel nome di quella Pala di Sant'Anna, il capolavoro di Jacopo restituito in tempo reale e in modalità top secret alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, che un sindaco e assessore alla Cultura si è lasciato sfuggire di mano come una saponetta colorata.
È stata inviata oggi al ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini - e per conoscenza ad Antonio Lampis, direttore generale Musei del MiBACT; a Federica Galloni, direttore generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del MiBACT; a Vincenzo Tiné, soprintendente all'Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza e alla Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale del Veneto - la missiva con la quale viene richiesto all'esponente di governo di creare le condizioni affinché si attivi un confronto con le istituzioni interessate “per il ritorno dell’opera ai Musei Civici di Bassano del Grappa”.
La comunicazione dell'avvenuto invio della lettera al ministro è stata trasmessa nella giornata di oggi dal promotore dell'iniziativa, il consigliere comunale ed ex assessore alla Cultura di Bassano del Grappa Giovanni Cunico, ai firmatari che hanno sottoscritto l'appello rivolto alla stanza dei bottoni di Roma: 170 persone in tutto.
La Pala di Sant'Anna, visibile parzialmente a destra nella foto, quand'era esposta nella sala dapontiana del Museo Civico di Bassano (fonte immagine: museibassano.it - archivio Bassanonet)
Il testo della lettera è stato redatto nella “versione definitiva”, contenente i suggerimenti proposti dai firmatari fino all'ultimo minuto, e cioè fino a ieri sera.
Il documento inizia sottolineando le circostanze di “una vicenda che ha profondamente scosso i Musei Civici di Bassano del Grappa e tutta la comunità bassanese e dell’area Pedemontana veneta, legata da elementi identitari e culturali antichi e della quale vogliamo farci portavoce con questo nostro appello”.
“Lo scorso 18 maggio 2020 - prosegue il testo - la comunità bassanese ha appreso dalla stampa locale, a fatto avvenuto e dopo 3 mesi di chiusura delle sedi museali a causa dell’emergenza sanitaria, che una pala d’altare realizzata da Jacopo dal Ponte detto il Bassano (Bassano 1510 c.- 1592) nel 1541 e intitolata Sant’Anna in trono con la Vergine Bambina tra i Santi Girolamo e Francesco (di seguito Pala di Sant’Anna) era stata repentinamente trasferita dai Musei Civici di Bassano del Grappa alle Gallerie dell’Accademia di Venezia già nel mese di febbraio 2020. Questo trasferimento è avvenuto dopo 64 anni di rilevante presenza del dipinto nella pinacoteca dei Musei Civici di Bassano del Grappa.”
“Non si comprendono - contesta la lettera - le motivazioni di questa inaspettata privazione di un capolavoro che dal 1956 ricopriva un ruolo di protagonista nel percorso espositivo del Museo Civico di Bassano, capace di favorire la comprensione artistica di questo pittore capostipite di una eccellente bottega e attivo nella Venezia del ‘500 in contemporanea con Tiziano, Tintoretto e Veronese.” “Non riusciamo a comprendere - rincarano la dose i firmatari - come una tale privazione sia potuta avvenire nel più totale silenzio: le istituzioni coinvolte hanno gestito il trasferimento omettendo qualsiasi forma di condivisione dentro e fuori la comunità bassanese, e senza plausibili riflessioni sulle motivazioni museologiche a supporto di una nuova collocazione dell’opera alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.”
Dopo aver brevemente illustrato la storia e le caratteristiche della Pala, eseguita da Jacopo Bassano per i Padri Riformati di Asolo ed elencata tra le opere pervenute alle Gallerie dell'Accademia nel 1812 dopo le soppressioni napoleoniche, l'appello al ministro arriva al dunque: “Riteniamo che le motivazioni che portarono a Bassano del Grappa il dipinto nel 1956 non siano oggi prive di significato”. Motivazioni storiche, ma anche motivazioni attuali, con le quali la missiva si rivolge a Franceschini per invitarlo “a sostenere le argomentazioni, per far sì che il prezioso dipinto possa essere ricollocato nel salone della pittura del Bassano all’interno dei Musei Civici bassanesi, dove si è trovato per 64 anni”.
La prima motivazione è “la scelta museologica e storico-artistica del comodato nel 1956”. Si ricorda come l'arrivo a Bassano della Pala di Sant’Anna 64 anni fa nacque dalla volontà del soprintendente del Veneto e di Venezia e direttore delle Gallerie dell'Accademia di Venezia Vittorio Moschini, con il concorso della direzione del Museo di Bassano, nel 1956 passata da Licisco Magagnato a Gino Barioli. Una collocazione motivata dal fatto che la città di Bassano ha ospitato la bottega dalpontiana per due secoli, dall'inizio del '500 alla fine del '600, e che il Museo di Bassano conserva in uno dei suoi tre saloni 27 opere di Jacopo Bassano, la più grande esposizione monografica di un importante pittore del Cinquecento italiano.
La seconda motivazione è “l’errata scelta museologica delle Gallerie dell’Accademia nel 2020”. La Pala di Sant’Anna “costituisce un momento particolare del percorso dell’artista, sia nella forma che nel colore, momento di superamento della lezione giovanile del maestro veronese Bonifacio de’Pitati e un affaccio ad una nuova realtà stilistica, segnata dall’attenzione nei confronti di Raffaello, Savoldo e Pordenone, fase da leggersi dopo le opere giovanili e prima dell’apertura verso il Manierismo rappresentata dalle altre opere del pittore nello stesso salone bassanese”. Nella data di esecuzione del dipinto, il 1541, “Venezia vive tutt’altra stagione stilistica nella quale il Manierismo, con la presenza di Salviati e Vasari, era ormai pienamente rappresentato. Jacopo Bassano, che si confronta con i grandi veneziani Tiziano, Veronese e Tintoretto, e che sarà accolto nelle grandi collezioni principesche di tutta Europa, è già presente nelle collezioni delle Gallerie dell’Accademia”.
Terza motivazione: “un Museo Civico ed una Galleria nazionale hanno missioni differenti e pubblici differenti”. “Secondo la museologia contemporanea - rimarca la lettera - gli allestimenti dei musei devono tener conto della specifica missione di una tale istituzione e dei pubblici ai quali si rivolgono.” “La missione di un Museo Civico rispecchia l’identità della storia del luogo e della sua comunità, ha il compito di entrare nelle microstorie - prosegue -. La missione di una Pinacoteca nazionale ricostruisce i percorsi e le relazioni tra gli artisti della macroregione nella quale insiste.”
La quarta motivazione riguarda “i musei italiani e il sistema museale nazionale”. Proprio la riforma Franceschini del 2014 e l'istituzione del Sistema Museale Nazionale hanno introdotto nella distribuzione del patrimonio italiano “la concezione di una rete museale legata non alla proprietà dei beni ma alla qualità della sua conservazione e valorizzazione” (scritto in neretto, e lo mettiamo anche noi). Pertanto “in una tale logica il concetto di deposito demaniale o di comodato di una istituzione museale nei confronti di un’altra non può più essere visto come un diritto di proprietà, ma esclusivamente come un modo qualitativamente giusto o sbagliato di conservare e valorizzare un bene”.
Come quinta e ultima motivazione, si pone l'accento sul fatto che “il patrimonio è delle comunità, non delle istituzioni”. La convenzione europea di Faro, siglata in Portogallo nel 2005, ha cambiato il concetto di “eredità-patrimonio culturale”, considerato “un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni”. Vi si sottolinea non solo che “chiunque da solo o collettivamente ha diritto di contribuire all'arricchimento del patrimonio culturale”, ma si ribadisce anche la necessità della partecipazione democratica dei cittadini “al processo di identificazione, studio, interpretazione, protezione, conservazione e presentazione del patrimonio culturale”. “In base a queste norme - rimarca la lettera, nuovamente in neretto - il ritiro di un’opera da un museo dopo 64 anni non doveva né essere fatto né pensato, ma andava discusso con la comunità bassanese.”
“Questo nostro intervento - conclude la missiva - vuole essere, dunque, un appello a Lei, on. Ministro, perché si attivi un confronto con le Direzioni Generali del MIBACT, il Comitato di settore del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, che non è stato interpellato sulla questione, le Gallerie dell’Accademia e la competente Soprintendenza per il ritorno dell’opera ai Musei Civici di Bassano del Grappa, partendo dalle motivazioni da noi espresse. Siamo convinti che questa vicenda non sia solo un problema locale, se pur del più antico Museo Civico del Veneto, ma coinvolga la concezione stessa di patrimonio museale e il suo rapporto con le comunità, aspetti che sappiamo starLe particolarmente a cuore.”
Fin qui il contenuto della lettera a Franceschini, della quale colpisce non solo la quantità ma anche la qualità dell'elenco dei firmatari, che annovera anche numerosi volti noti della vita pubblica bassanese e del territorio. Tra questi, gli ex direttori del Museo Civico Giuliana Ericani e Mario Guderzo (che cito in rigoroso ordine alfabetico); gli ex sindaci di Bassano Stefano Cimatti e Riccardo Poletto; i sindaci di Cassola Aldo Maroso, di Mussolente Cristiano Montagner e di Valbrenta Luca Ferazzoli; l'ex sindaco di Marostica Marica Dalla Valle; gli ex assessori alla Cultura di Bassano Carlo Ferraro e Giovanni Cunico; gli studiosi e “Premi Cultura Città di Bassano” Livia Alberton Vinco da Sesso e Giamberto Petoello; la già parlamentare Elisa Pozza Tasca e la già consigliera regionale Maria Pia Mainardi; i consiglieri e già presidenti dell'associazione Amici dei Musei Oscar Ganzina e Maurizio Sammartini; le imprenditrici Lorenza Manfrotto e Cristina Nardini; l'imprenditrice e visual artist Arianna Tassotti; il giornalista e vicepresidente di Fondazione Banca Popolare di Marostica-Volksbank Giandomenico Cortese; l'editore Andrea Minchio; il fotografo e collezionista Fulvio Bicego; i noti professionisti appassionati di cultura Paolo Sartori e Marcello Zannoni.
Non me ne vogliano gli altri circa 150 firmatari - tra i quali diversi amministratori locali presenti e passati e ancora altri nomi dell'establishment culturale bassanese - se i loro nomi non compaiono in questi spazi: siete veramente in tanti.
Quella trasmessa al ministro dei Beni Culturali non è solo una lettera inviata a un esponente del governo: è una testimonianza scritta di amore per Bassano, l'amor che move il sole e l'altre stelle, ma che non si fa vedere, in tema di tutela del patrimonio della cultura, nel Palazzo municipale.
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