Pubblicato il 28-05-2020 11:22
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Una pala al centro… del territorio

La città di Asolo, per i cui frati Riformati fu dipinta la Pala di Sant’Anna del Bassano, rivendica la proprietà morale dell'opera assieme alla Pedemontana. Le parole del sindaco Mauro Migliorini e dell’autorevole studioso Giuseppe Pavanello

Una pala al centro… del territorio

Da sin.: il sindaco di Asolo Mauro Migliorini e il prof. Giuseppe Pavanello

Sulla questione del recente addio in sordina alla Pala di Sant’Anna, di Jacopo da Ponte, da parte di un territorio ignaro della trattativa espletata e conclusa con un rapido accordo senza cenni di resilienza, come è attuale dire, dai responsabili del Comune di Bassano con le istituzioni di Venezia — la tela viene definita ora nella sua nuova collocazione “opera straordinaria” e “una sorpresa speciale” — intervengono con pertinenza d’opinione anche il sindaco di Asolo Mauro Migliorini e il professor Giuseppe Pavanello. L’opera infatti deve i suoi natali al borgo trevigiano, nasce da una commissione a cura dei monaci Riformati di Asolo e ha “abitato” per oltre due secoli nel loro convento, prima di essere deportata altrove insieme a tante opere d’arte sottratte agli Stati d’Italia fra Settecento e Ottocento. Pavanello, celebre studioso e storico dell’arte, tra i massimi esperti dell’opera di Antonio Canova, curatore di mostre-evento passate alla storia dei musei bassanesi come quella organizzata con la Gypsoteca di Possagno assieme a Sergej Androssov e a Mario Guderzo, a cavallo tra il 2003 e il 2004, dedicata appunto al grande scultore di Possagno, nel suo intervento riporta in luce tracciandoli con chiarezza gli assi di prospettiva storica che hanno segnato l’inclinazione, suo malgrado itinerante, di questa come di tante altre opere d’arte sottratte ai loro luoghi d’origine.

Professor Pavanello, qual è la sua opinione sulla “fuga” a Venezia della Pala del Bassano?
Indubbiamente è stata persa un’occasione importante per la promozione dell’identità culturale del territorio. Le narro un episodio analogo, che però ha avuto un epilogo diverso: riguarda un’opera raffigurante Cristo, Il Sangue del Redentore, un dipinto del Carpaccio che era ospitato da tempo nella città di Udine e che avrebbe seguito la stessa strada di non ritorno verso la laguna, se la cittadinanza friulana non si fosse opposta tenacemente alla richiesta di restituzione avanzata dalle Accademie di Venezia, e se le rimostranze non fossero state accolte dal ministero competente. Aggiungo che le opere d’arte hanno spesso un legame forte col territorio che è giusto vada rispettato. Sono stati perpetrati dei veri e propri “furti”, in particolar modo all’epoca di Napoleone, che hanno dato luogo a spostamenti creatori di nuove geografie che hanno portato lontano innumerevoli capolavori italiani. Molti di essi dovrebbero essere restituiti alla terra che li ha visti nascere e spesso fortemente voluti, perché in questi termini possono rappresentare emblemi importanti di aspetti identitari. Nel caso della Pala di Sant’Anna, per essere più radicali, guarderei ad Asolo, più che a Bassano, il luogo dove l’opera ha “vissuto” per secoli protetta dai frati votati a San Francesco, e dove sarebbe bello che ritornasse, alla fine del suo vagabondare.

Anche il sindaco di Asolo manifesta la propria perplessità circa le modalità da silent play che hanno governato la restituzione alle Gallerie dell’Accademia di Venezia dell’opera del Da Ponte, che per oltre sessant’anni aveva fatto bella mostra di sé nelle sale del Museo Civico bassanese. Il dipinto è considerato da Migliorini un patrimonio del territorio e in particolare, moralmente, di Asolo, che con i monaci Riformati nel Cinquecento l’ha voluta e commissionata al grande artista di Bassano.

Sindaco, nota la natura della sua permanenza decennale a Bassano, si poteva impedire che quest’opera, che ha dei legami non trascurabili col territorio, tornasse a Venezia?
Personalmente avrei fatto tutto il possibile per impedire questa perdita che riguarda oltre a Bassano tutta la Pedemontana e il territorio dell’Asolano. La Pala di Sant’Anna, se vogliamo guardare alla sua storia, fu realizzata anche grazie alle somme ricavate dalle offerte dei fedeli del convento di Riformati e dalle donazioni di famiglie facoltose che abitavano l’Asolano. Anche per questo aspetto non trascurabile il riguardo al legame con il territorio dell’opera andava e va salvaguardato, in casi come questi anche cercando un’alleanza allargata tra istituzioni, che poteva coinvolgere oltre doverosamente alla Sovrintendenza e il Ministero anche il Museo di Asolo, il Museo di Castelfranco, dedicato al Giorgione, altre realtà di Maser, Fanzolo, la stessa Fondazione Canova.

Parlando della Fondazione Canova c’è anche un altro silenzio in ballo, sottolinea il sindaco, ed è quello di Vittorio Sgarbi, che non si è pronunciato nel dibattito nonostante la notizia abbia creato un bel polverone nell’ambiente artistico, e il suo è un silenzio che pesa, al netto dei doveri insiti nei suoi tanti incarichi che non facilitano posizioni super partes, dato che più volte ha affermato pubblicamente e con forza che le opere oggetto di varie “razzie” incorse al nostro Paese dovrebbero essere restituite ai loro luoghi d’origine.

Come giudica, sindaco, la campagna di raccolta firme per una lettera da indirizzare al ministro Franceschini promossa dall’ex assessore alla Cultura del Comune di Bassano Giovanni Cunico, attivata venuti a conoscenza della partenza a sorpresa dell’opera?
La giudico positivamente, è un’operazione di sensibilizzazione rivolta ai cittadini. Ho visto con piacere l’assenso e l’appoggio di figure importanti come l’ex direttrice del Museo Civico Giuliana Ericani e di Mario Guderzo, storico direttore del Museo Canova, insieme a tanti altri. Credo che sia un segnale favorevole che testimonia il coinvolgimento delle personalità della cultura e quello della cittadinanza, che dimostra così affezione al suo museo e ai suoi tesori. Chiederei di allargare sempre queste e ulteriori iniziative agli altri Comuni del territorio, in nome della creazione di un’alleanza che potrebbe essere fattore determinante in questo e in casi futuri, in particolar modo nel campo della salvaguardia del patrimonio artistico e culturale.

Si sa se sul territorio in questo momento ci sono altre opere nate nelle nostre zone “in scadenza” di comodato, rispetto alla loro concessione?
Alla luce dell’attualità, è necessaria una forte attenzione nei confronti del patrimonio dei nostri luoghi della cultura, anche in termini di valorizzazione, e ribadisco l’esigenza di fare rete e di non procedere in solitaria. Occorre senza dubbio una programmazione lungimirante e accurata che tenga conto di tanti aspetti peculiari del territorio. Tra le altre cose, esiste un richiamo tra la Pala migrata a Venezia e un'altra pala dedicata alla madre di Maria che si trova nel convento di Sant’Anna di Asolo, c’è una traccia di dialogo tra questi due conventi.

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