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La pizza e il calzone
Il comitato “A Bassano non si taglia” per il “NO” al referendum sul taglio dei parlamentari esce nuovamente e garbatamente allo scoperto: lettera al direttore in risposta al nostro articolo “Pizza al taglio”
Pubblicato il 12 feb 2020
Visto 4.516 volte
È proprio vero: ci sono notizie e notizie. Tra una Grande ma in realtà Piccola Bassano e una centralina idroelettrica in riva al Brenta, e in mezzo a tante altre questioni di rilevanza locale, c'è poco spazio in città per alzare il tiro su argomenti di più ampio respiro e comunque di stretta attualità.
Tra poco più di un mese e mezzo, e cioè domenica 29 marzo, noi cittadini saremo chiamati ad esprimerci al referendum costituzionale consultivo sul taglio dei parlamentari.
Non è previsto il quorum e se vincerà il “SÌ”, verrà confermata e promulgata la legge già approvata dai due rami del Parlamento che prevede il taglio di 345 poltrone tra Camera e Senato. Se invece vincerà il “NO”, niente riforma e avanti come prima: il Bel Paese continuerà ad essere “rappresentato” a Roma (e se siete nostri lettori, sapete bene perché metto le virgolette) da un esercito di 945 tra deputati e senatori, più il numero variabile dei senatori a vita.
Fonte immagine: ilclubdellericette.it
Eppure, in generale, di questo referendum non si sente parlare più di tanto. Anzi: non se ne sente parlare proprio. Neppure adesso, dopo che la conclusione del Festival di Sanremo ha liberato spazi giganteschi nelle nostre menti per consentirci di pensare finalmente anche ad altre cose. C'è comunque anche chi, in questi giorni, ha cominciato ad occuparsene, ma rappresenta la classica eccezione alla regola.
È il caso del comitato “A Bassano non si taglia”, sorto in città a sostegno del “NO” al voto referendario e quindi a favore del mantenimento dell'attuale assetto numerico dei parlamentari Made in Italy. Segni particolari: si tratta di un comitato composto da persone giovani. E già questo, con gli attuali chiari di luna dell'impegno dei giovani in politica, è un fatto degno di nota.
Personalmente io non sono d'accordo con il “NO” al taglio dei politici a Roma, per le argomentazioni già espresse nel mio articolo “Pizza al taglio”, ispirate dal comunicato di presentazione del comitato medesimo e concentrate in particolare sulla supposta “rappresentatività territoriale” dei nostri eletti nella capitale.
La cosa interessante è che quell'articolo ha stimolato una garbata (e sottolineo: garbata) risposta da parte dello stesso comitato dei “No-Cut” bassanesi. I quali replicano alla pizza al taglio sostenuta dal mio editoriale con un calzone ripieno di argomentazioni e riflessioni.
Dando in questo modo il via a quel civile confronto sui temi in ballo che per gli argomenti riguardanti la nostra convivenza democratica dovrebbe rappresentare la normalità.
Onde per cui i rappresentanti di “A Bassano non si taglia” - che si firmano Matteo, Vittoria, Andrea, Valerio e Arianna - hanno preso carta e penna, anzi pardon la tastiera e mi hanno trasmesso la seguente lettera al direttore che pubblico e diffondo volentieri:
LETTERA AL DIRETTORE
Egregio Direttore Tich,
abbiamo letto con attenzione il suo articolo intitolato “Pizza al taglio”, nel quale ha esposto alcune considerazioni rispetto al voto del 29 marzo sul taglio dei Parlamentari.
Prima di tutto, ci lasci ringraziarLa per lo spazio che ci ha concesso e per l’aver creato finalmente un dibattito sul tema. Una proficua occasione, dato che, a quanto pare, i partiti che hanno votato a favore di questa riforma costituzionale, sembra non abbiano alcuna intenzione di prendersi le loro responsabilità, impegnandosi in una campagna a sostegno di quella che loro ritengono, una modifica essenziale per il nostro Paese. Al sano confronto di idee invece preferiscono un “conveniente” silenzio. Puntando tutto sul sentimento e risentimento popolare, evitano accuratamente di spiegare nel merito ai cittadini, ciò che loro vorrebbero realizzare. Facendo ciò, oltretutto vanno a sprecare la possibilità di convincere anche chi, come noi del Comitato “A Bassano non si taglia”, la pensa diversamente. Ne è un esempio il nostro stesso territorio, dove c’è voluto un comitato di ragazzi under 30, perché si cominciasse anche solo a parlare di questo referendum.
Ma veniamo alle Sue considerazioni in merito al voto del 29 marzo. Lei ha incentrato il ragionamento sull’analisi di quanto fatto per il nostro territorio, da chi oggi lo rappresenta alla Camera ed al Senato. Bene, ci permetterà di cominciare la nostra risposta porgendoLe un quesito: con il taglio dei Parlamentari, chi sarà ad avere più probabilità di una rielezione assicurata?
Le poniamo questa domanda perché a nostro avviso c’è un errore che mina alla base l'idea stessa di questo “taglio”. Si suppone con la riforma, di alzare il livello della qualità della nostra classe dirigente, andando a diminuirne il numero. Non solo noi siamo convinti che non ci sia nessuna connessione tra “quantità” e “qualità”, ma temiamo addirittura che la diminuzione dei Parlamentari creerà l’effetto contrario. Siamo d’accordo con Lei quando giustamente fa riferimento al tema delle preferenze, alla possibilità che i cittadini tornino a selezionare direttamente coloro che li devono rappresentare, e che i politici a loro volta, tornino a guadagnarsi il consenso nelle strade e nelle piazze delle nostre città. Purtroppo, ad oggi così non è e con la legge elettorale attuale l’unico effetto che potrà avere il taglio dei parlamentari, sarà quello di portare i partiti a mettere al sicuro solo i soggetti nei quali ripongono assoluta fiducia e sui quali sanno di avere totale controllo, sgretolando quella poca rappresentatività dei territori che ci rimane.
Cosa fare allora, arrendersi e basta? Noi con il nostro “NO” vogliamo lanciare un messaggio di speranza e di cambiamento. Può sembrare un controsenso, ma è proprio dalla riconferma di quel rapporto numerico tra cittadino e parlamentare studiato dai nostri Padri Costituenti che deve cominciare il rinnovamento della nostra classe politica.
Perché sulle fondamenta di una casa non si risparmia, ma si investe per renderle più solide. Se vogliamo un cambiamento, se desideriamo che la Politica torni ad essere a servizio di noi cittadini, allora dobbiamo muoverci, partecipare alla vita pubblica del nostro Paese, andare a votare e dedicarci all’impegno civico. Se invece continueremo solo a denigrare il Parlamento, a rifiutare la Politica ed a ripudiare l’impegno pubblico, non faremo altro che lasciare quelle “poltrone” a coloro che oggi tanto mal sopportiamo per i loro comportamenti totalmente sconnessi dalle necessità del Paese.
Per concludere, questo referendum, per quanto ci riguarda, è un sofisticato trucco per portare le persone a votare una modifica conveniente esclusivamente ai Partiti. Il loro obbiettivo? Ottenere un controllo maggiore sul potere legislativo nel nostro Paese.
D’altronde, se la Germania, esempio di efficienza che spesso utilizziamo come metro di confronto, ha praticamente lo stesso rapporto numerico parlamentare/cittadino dell’Italia, (uno ogni 33.000) è evidente che il problema di fondo non è il numero di posti in Parlamento, ma chi li ricopre.
Sulla questione del risparmio siamo d’accordo con Lei e risulta ormai evidente a tutti che le cifre decantate ai quattro venti, siano assolutamente lontane dalle realtà. Specie alla luce dell'effetto del taglio (questo si suffragato dai dati), dal quale risulterà un risparmio pari allo 0,007% della nostra spesa pubblica.
Alla luce di tutto questo, ritenendo che in questo momento il nostro Paese abbia bisogno di ben altre e urgenti riforme e mancando totalmente un progetto di revisione organica e ragionata dietro a questo provvedimento, non possiamo che confermare la nostra totale contrarietà al taglio.
RingraziandoLa per la possibilità di replica che ci ha concesso e sperando di aver adeguatamente risposto alla riflessione che ci ha lanciato, La salutiamo con questa frase che riassume perfettamente ciò in cui crediamo:
”La diminuzione del numero dei componenti della prima Camera repubblicana sarebbe, in Italia, interpretata come un atteggiamento antidemocratico. Il motivo è presto spiegato. Quando si vuol diminuire l’importanza di un organo rappresentativo, s’incomincia col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni. Quindi, se nella Costituzione si stabilisse la elezione di un Deputato per ogni 150mila abitanti, ogni cittadino considererebbe questo atto di chirurgia istituzionale, come una manifestazione di sfiducia nell’ordinamento parlamentare.”
(Umberto Elia Terracini – Presidente dell’assemblea Costituente)
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