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Territori del Nulla
A proposito delle dichiarazioni sulla stampa di oggi sullo “stallo assoluto” del progetto Marchio d'Area
Pubblicato il 02 gen 2020
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Innanzitutto, Felice Anno a tutti. Questo è il primo articolo del 2020 e un pensiero augurale per tutti voi, egregi lettori, è quanto mai doveroso. Un articolo che inizio confessandovi una cosa. Negli ultimi tempi, e in particolare negli ultimi mesi dell'anno che ci siamo appena lasciati alle spalle, ho avuto più volte le tentazione di dedicare un nuovo editoriale all'argomento Territori del Brenta e Marchio d'Area, che ho seguito sin da suoi primi vagiti risalenti al 31 gennaio 2014 (presentazione ufficiale del Tavolo di Marketing Territoriale “Territori del Brenta” nella ex sala Iat di Bassano da parte dei Tre Tenori Massimo Vallotto, Andrea Cunico Jegary e Roberto Astuni). Se siete lettori affezionati lo sapete bene che ho seguito gli sviluppi della questione in modo molto critico, ma supportato dai dati di fatto, per un progetto che appare sempre e eternamente sulla pista di decollo senza mai decollare. Ma ogni volta che ho pensato ultimamente di scrivere qualcosa al riguardo mi sono fermato, per non dare l'impressione di svolgere dell'accanimento giornalistico su un tema per il quale motivi oggettivi per accanirsi, ovvero per esprimere in merito valutazioni fortemente orientate alla perplessità, non mancano di certo.
Senonché, questa mattina, ho sfogliato al bar il Corriere del Veneto. E cosa ci ho trovato, nella pagina di Bassano? Un articolo intitolato “Turismo e territorio, la denuncia. «Marchio d'Area, stallo assoluto»”. La qual cosa ha rappresentato la condizione necessaria e sufficiente per ritornare ad occuparmi della cosa. L'articolo riporta le dichiarazioni del sindaco del Comune di Valbrenta Luca Ferazzoli. Il quale, rivolgendosi agli altri sindaci dell'area bassanese, afferma: “Il Marchio d'Area è in stallo, ormai da mesi. Si decida se andare avanti, oppure è meglio che ognuno proceda per conto proprio.”
Foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet
Non si tratta di parole da poco. Perché pronunciate dall'esponente politico che in questi ultimi anni si è dimostrato il più convinto sostenitore, sul fronte della parte pubblica, del progetto nato su iniziativa privata, sopra il quale le amministrazioni comunali del territorio interessato hanno messo il loro cappello istituzionale attraverso l'IPA, Intesa Programmatica d'Area Pedemontana del Brenta. Della quale fanno parte anche le categorie economiche, che sul progetto del Marchio d'Area hanno fatto fino ad oggi risuonare solamente il ballo del Bla Bla.
Ferazzoli, nell'inserto regionale del Corsera, continua sostenendo che “non si tratta di una questione politica ma progettuale”. “L'IPA non è un ente pubblico - prosegue il sindaco di Valbrenta - e non ha possibilità operative e di spesa sufficienti per poter sviluppare veramente il marchio.” “Necessiterebbe di professionalità e competenze specifiche, ovviamente retribuite - aggiunge Ferazzoli -. Non essendoci una realtà che può assumersi questi impegni, lo stallo è inevitabile.”
Gli fa eco, sempre nel pezzo del quotidiano locale, il redivivo William Beozzo, presidente di Confimi Veneto e delegato del tavolo intercategoriale di Bassano, che da parte mia assume ufficialmente il titolo di “Cometa di Halley” per la periodicità con la quale riappare, per poi scomparire nuovamente, nella pubblica scena. “Ci si metta attorno a un tavolo e si scrivano le regole che mancano - dichiara Beozzo nell'articolo -. Dal cambio delle amministrazioni non si è più parlato di Marchio d'Area.” Sempre nell'opinione dell'esponente del mondo delle categorie economiche, il Marchio d'Area “va ripreso in mano e portato avanti con coraggio”, riguardo a un tema che va affrontato “anche nei consigli comunali” perché “è già tardi e nel 2020 bisogna parlarne per forza”.
Fin qui i cahiers de doléances, riportati a mezzo stampa, dei due rappresentanti del mondo delle amministrazioni pubbliche e di quello delle associazioni di categoria. I quali non fanno altro che confermare la sensazione di “Territori del Boh” già più volte espressa dal vostro umile cronista sulle pagine online di questo portale.
E siccome più che le sensazioni valgono i dati concreti, non posso non annotare che l'ultimo vero incontro pubblico di ulteriore “lancio” del progetto risale al 22 novembre 2018, quindi a un oltre un anno e un mese fa, ospitato nella grande showroom dell'azienda CMP F.lli Campagnolo Spa a Romano d'Ezzelino. In quell'incontro, intitolato “Talk: un fiume di opportunità per tutti”, fu tra le altre cose presentato il primo strumento concreto partorito dal direttivo del Marchio d'Area: il Brand Manual e cioè il manuale online con le linee guida per l'utilizzo condiviso e coordinato del marchio “Territori del Brenta”.
In quell'occasione era stata data l'impressione che si fosse vicini alla concretizzazione di qualcosa. Per il semplice fatto - come riferito dai relatori in quel talk show - che “una parte degli introiti dell'imposta comunale di soggiorno che i turisti pagano negli hotel del comprensorio sarà destinata al progetto Marchio d'Area”. E che tutto ciò “si propone quale ulteriore passo concreto l'istituzione di una Agenzia per l'Attrattività del Territorio, in cui opereranno professionisti del settore per rendere il Brand, ovvero il territorio che rappresenta, di giorno in giorno sempre più attrattivo”.
Orbene: ho ripreso oggi in mano il famoso documento delle “torte” che illustra in sintesi il bilancio di previsione 2020 dell'amministrazione comunale di Bassano del Grappa e lì c'è scritto a chiare lettere che il gettito dell'imposta di soggiorno, assieme ad altri introiti di tributi comunali, sarà impiegato nel calderone delle seguenti voci di spesa: “Museo, Biblioteca, Cultura, Turismo, Attività produttive, Operaestate Festival, Centro storico”.
Non si fa alcun cenno alla voce “Marchio d'Area”. Anche perché, per destinare un finanziamento a qualcosa, bisogna che quella cosa non esista solamente sulla carta.
Eppure il sindaco Elena Pavan, sia nelle sue linee programmatiche che al recente incontro prenatalizio coi giornalisti, ha ribadito il suo sostegno al progetto Marchio d'Area.
Il che equivale a comprare in anticipo un biglietto d'imbarco per la nave che porta all'Isola che non c'è.
Il vero problema è che i Territori del Brenta non sono un progetto “di” e “per” Bassano del Grappa, ma “del” e “per il” territorio allargato. E perché qualcosa prenda concretamente forma - investimento di risorse compreso - serve il convinto accordo delle amministrazioni comunali del comprensorio coinvolto. Non mi sembra di percepire, nell'agenda politica dei Comuni contermini e vicini, un interesse di priorità per l'argomento in questione.
Nel frattempo l'anno scorso si è smarcato dal progetto Marchio d'Area il Comune di Marostica, che in quanto a bellezze di valore turistico da proporre al mondo non è proprio l'ultimo dei Mohicani.
Lo sfogo-appello di Luca Ferazzoli ha quindi una sua profonda ragione di esistere.
Quello stesso Ferazzoli che ancora il 27 aprile 2017, all'incontro pubblico “Fare Turismo” a Villa Giusti del Giardino in città, promosso dall'associazione culturale Territori del Brenta, aveva persino indicato la road map delle cose da fare: costituire il direttivo del Marchio d'Area (cosa poi fatta), istituire l'Agenzia per l'Attrattività del Territorio, decidere quale forma giuridica dare e quali risorse mettere in campo. Per la rete pubblica, elaborare un protocollo d'intesa sul Marchio d'Area da presentare ai consigli comunali. Dopodiché “si potrà pensare alla struttura, agli incarichi, eccetera”.
Da quella indicazione di road map sono passati quasi tre anni. E siamo sempre, praticamente, al punto di partenza. È vero che, come trovo scritto nella pagina Facebook dei Territori del Brenta, bisogna mettere in campo “la pazienza di un lavoro a lunga scadenza”. Ma c'è chi, a giudicare dalle dichiarazioni sulla stampa di oggi, questa pazienza sta cominciando a perderla.
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