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Principio Zen
La ribellione del dirigente del Brocchi e del Fermi Gianni Zen al Ddl “Concretezza” sulla rintracciabilità dell'orario di lavoro dei presidi. Annullati gli impegni fuori orario. “Mi limiterò alle 36 ore di servizio, non un minuto di più”
Pubblicato il 11 apr 2019
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Questione di principio. Principio Zen. Il decreto di legge “Concretezza”, proposto dal ministro della Pubblica Amministrazione e approvato ieri dalla Camera, introduce la novità della “rintracciabilità dell'orario di servizio” per alcune categorie di funzionari statali, tra cui i dirigenti scolastici. Addirittura con il controllo delle impronte digitali o la verifica dell'iride. Obiettivo: contrastare il fenomeno dei furbetti del cartellino, vale a dire l'assenteismo già più volte denunciato in alcuni ambienti della pubblica amministrazione. Ma Giovanni Zen detto Gianni, il bi-preside bassanese che dirige in contemporanea il Liceo Brocchi e l'ITI Fermi, reagisce con durezza nei confronti della nuova norma sulla quale afferma che “ancora una volta si spara nel mucchio cercando di colpire qualche mela marcia”.
Lo dichiara in una lettera trasmessa oggi ai docenti, agli studenti, al Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi, al personale non docente e ai genitori, avente ad oggetto “Comunicazione relativa al mio impegno da Dirigente Scolastico del Liceo Brocchi e dell'ITI Fermi”.
“Il governo forse non sa, nonostante il ministro ed il sottosegretario con delega sulla scuola siano dei presidi prestati alla politica (il che dice della loro non-autorevolezza) - scrive Zen nella missiva -, che i presidi italiani negli ultimi anni, per poter corrispondere alle sempre più pressanti richieste amministrative, compresa l'assegnazione d'ufficio di una seconda scuola in reggenza, proprio perché sanno di dover rispondere dei risultati, di fatto sono sempre a scuola, sono sempre collegati, sono sempre col pensiero alle mille situazioni e relazioni che le comunità scolastiche presentano quotidianamente.”
Il preside Gianni Zen (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
“Per cui, nei fatti - prosegue -, fanno poche ferie e la loro dedizione alla scuola li porta ad essere impegnati ogni giorno dalla mattina alla sera, fine settimana compresi.”
La comunicazione di Zen evidenzia il fatto che i presidi sono “sempre disponibili, sempre con la porta aperta, sempre pronti a dare una mano” e che “i presidi non si limitano alle canoniche 36 ore, come per tutto il pubblico impiego, ma di fatto sono sempre al lavoro”.
“La pretesa, dunque, di ridurre un ruolo dirigenziale a mero atto impiegatizio, in attesa delle deliberazioni ministeriali di applicazione della nuova norma - continua il dirigente scolastico -, mi costringe e ci costringe, per paradosso, al più rigoroso rispetto del nostro contratto di lavoro.” Per cui Gianni Zen annuncia la sua decisione: “Dovrò limitarmi alle canoniche 36 ore di servizio, senza un minuto di più.” “Non solo - aggiunge -, visto che negli anni ho accumulato decine e decine di giorni di ferie non godute e non monetizzate dallo Stato, inizierò in modo scientifico a recuperare i giorni di ferie non godute.”
“Per le mie quotidiane faccende - prosegue -, mi limiterò agli aspetti generali e annullerò, quando oltre l'orario, la disponibilità ad incontrare docenti, studenti e genitori, compresi i rapporti con le pubbliche amministrazioni e gli enti esterni.” Ce n'è anche per il suo secondo incarico di dirigente all'ITI Fermi: “Dato, poi, che per raggiungere la scuola in reggenza (servizio quasi gratuito) non é stato concesso l'uso del mezzo proprio, in assenza di mezzi pubblici vedrò di centellinare la mia presenza.”
Il preside ribelle annuncia quindi che si occuperà solo “dell'essenziale”, che finalmente applicherà “il diritto alla disconnessione” e così proverà “a ridimensionare lo stress e a curare la salute”.
“Le due scuole - conclude la lettera di Giovanni Zen - ci rimetteranno in termini di qualità del servizio? Parlo di due scuole che contano assieme 136 classi e 3.300 studenti in più sedi. Nessuno è Salvatore della Patria. Non sarò più un dirigente, ma un mero impiegato dello Stato, entro i ferrei limiti contrattuali.”
Questo dunque, egregi lettori, è il principio Zen. A proposito: ma in passato il preside Zen, con un'esperienza da parlamentare, non si era prestato alla politica anche lui?
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