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Luce su Olivetti
Le icone del ‘900 a Bassano: le macchine per scrivere Olivetti in mostra a Lumé974. Inaugurazione al Palazzo delle Competenze nel ricordo della figura di Adriano Olivetti. Il pronipote Matteo Olivetti: “Era un utopista concreto”
Pubblicato il 08 ott 2025
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“Io voglio che la Olivetti non sia solo una fabbrica, ma un modello, uno stile di vita. Voglio che produca libertà e bellezza perché saranno loro, libertà e bellezza, a dirci come essere felici!”
Fantastiche parole. Il bello è che chi le ha scritte le ha messe anche concretamente in atto, creando le fondamenta del moderno welfare aziendale e applicando i valori della cosiddetta “impresa civile”, secondo i quali l’impresa non è un bene privato ma un bene comune.
Perché l’ingegner Adriano Olivetti (1901-1960) è stato molto più di un grande industriale: fautore di progresso sociale, intellettuale, politico, uomo di cultura e cultore delle arti. Non è il testo di un santino: è la verità.
Matteo Olivetti alla mostra di Bassano con la leggendaria “Lettera 22” (foto Alessandro Tich)
Tanto per capire in breve di che pasta era fatto Adriano Olivetti e qual era il suo concetto di impresa, cito un’altra sua frase virgolettata:
“Alla Olivetti lavorano intellettuali, scrittori, artisti, alcuni con ruoli di vertice. La cultura qui ha molto valore.”
Ma pronunciare il nome “Olivetti” significa anche parlare di una pietra miliare del genius tecnologico e del design italiano, che dalla fabbrica e quartier generale di via Jervis ad Ivrea ha saputo diffondersi nel mondo.
Basti solo pensare che la “Lettera 22”, la macchina per scrivere “iconica tra le icone”, progettata durante il boom della piccola industria e della cultura d’ufficio, è esposta nella collezione permanente del MoMA di New York.
E proprio grazie alla storia e al grande significato sociale del complesso produttivo Olivetti, dal 2018 la città di Ivrea si fregia del titolo di Patrimonio dell’Umanità UNESCO quale “città industriale del XX secolo”.
Una storia del più autentico e significativo Made in Italy che rivive in questi giorni a Bassano del Grappa.
Dal 7 ottobre e fino al prossimo 22 novembre è infatti aperto al pubblico, a ingresso gratuito, l’evento espositivo “Le icone del ‘900: le macchine per scrivere Olivetti in mostra a Lumé974”, showroom di illuminotecnica d’autore di Zonta Group - promotore ed organizzatore dell’iniziativa - in salita Ferracina, a due passi dal Ponte.
In negozio si possono ammirare alcuni esemplari di macchine per scrivere che hanno letteralmente “scritto” la storia del settore, frutto dell’ingegno di progettisti famosi.
A partire ovviamente dalla “Lettera 22” che fu disegnata da Marcello Nizzoli, per continuare con altre sue prestigiose sorelle come ad esempio la Olivetti Valentine di Ettore Sottsass o la Olivetti Lexicon 80, firmata ancora da Marcello Nizzoli.
In mostra c’è anche la Olivetti MP1, progettata nel 1932 da Riccardo Levi: la prima macchina per scrivere portatile prodotta dalla fabbrica di Ivrea, quando il capitano d’impresa era ancora il capostipite della dinastia industriale Camillo Olivetti.
Non solo macchine per scrivere, tra i memorabilia in esposizione: ci sono anche alcune storiche calcolatrici della Olivetti, perché in un’Italia in crescita come quella del secondo dopoguerra era anche fondamentale saper far di conto.
Tutti oggetti che nell’allestimento di Lumé974 sono affiancati ed opportunamente illuminati da altrettante “lampade d’autore” d’epoca, firmate da alcuni big del design come Gino Sarfatti, Jean Prouvé o Gio Ponti.
Come diceva quella famosa frase biblica…?
…ah, sì: Fiat Lux.
L’inaugurazione della mostra olivettiana di Bassano del Grappa si svolge al Palazzo delle Competenze in via Angarano, sulla sponda opposta del Ponte.
L’ospite d’onore dell’incontro è Matteo Olivetti, di professione architetto, particolarmente impegnato nella divulgazione della storia della sua famiglia.
Matteo è nipote di Dino Olivetti (1912- 1976), anch’egli ingegnere e fratello minore di Adriano, a cui va riconosciuto il merito di avere introdotto in fabbrica l’innovazione dell’elettronica: sulla figura di suo nonno Dino il relatore più atteso dell’appuntamento bassanese ha scritto anche un libro.
Introdotto dal titolare di Zonta Group Massimo Zonta, l’evento inaugurale è dedicato al tema “Bellezza, valori, connessioni e storie d’impresa”.
Chi si può ben dire che sia una eporediese di adozione (gli eporediesi sono gli abitanti di Ivrea) è Lucia Cuman, imprenditrice, contitolare della STL Design&Tecnologia di Marostica, evoluzione dell’azienda familiare fondata negli anni ’60 dal padre Valentino Cuman con l’apertura di un negozio come concessionario Olivetti: è quindi cresciuta a pane e Olivetti.
A lei spetta il compito di illustrare brevemente la storia della famiglia Olivetti (che parte dal capostipite Camillo, marito di Luisa e padre di Adriano, di Dino e di altri quattro figli) e mentre lo fa - tanto per restare in tema del campo di attività di Zonta Group che ha promosso l’evento - s’illumina d’immenso.
Mostra anche una foto panoramica di Ivrea e sottolinea la somiglianza con Bassano del Grappa grazie ai rispettivi fiumi, “la Dora e la Brenta”, che - come afferma - “danno energia” alle due città.
Lucia Cuman è talmente coinvolta in questa sua missione-passione che ha persino fondato e presiede l’associazione di promozione sociale Elle22 (un chiaro riferimento alla “Lettera 22”) che intende promuovere un modello diverso di fare impresa, divulgare l’importanza della bellezza oltre il profitto e il cui scopo è quello di “divulgare il pensiero olivettiano”.
Non solo: le macchine per scrivere e le calcolatrici Olivetti in mostra a Lumé974 sono state messe a disposizione dalla collezione dell’associazione Elle22.
Non c’è che dire: si tratta proprio di una collaborazione X Elle.
La formula dell’incontro inaugurale nel salone del Palazzo delle Competenze è ben strutturata.
Matteo Olivetti interviene brevemente per cinque volte sulle altrettante funzioni che per Adriano Olivetti caratterizzavano l’impresa civile: “produrre lavoro”, “produrre cultura”, “produrre bellezza”, “generare ricchezza” e “produrre felicità”.
E al termine di ogni suo intervento, segue la testimonianza di un’azienda del nostro territorio che applica nella propria attività uno di questi valori olivettiani: Frighetto Mobili (“produrre lavoro”), STL Società Benefit con Elle22 (“produrre cultura”), Simes (“produrre bellezza”), Amajor Spa (“produrre ricchezza”, nel senso di ricchezza generativa come scambio di valore) e Zonta Group (“produrre felicità”).
Terminato l’incontro, ci si trasferisce quindi a Lumé974 per l’apertura della mostra.
Ma come spiegare, ai nativi digitali ovvero a chi è nato con la tastiera del pc e dello smartphone, l’importanza di queste macchine per scrivere?
Lo chiedo direttamente a Matteo Olivetti.
“Tutto quanto nasce dalle macchine per scrivere, come tutto nasce dalla scrittura e dai libri - mi risponde -. Quindi si deve capire cosa c’è dietro a questa tecnologia. E allora si inizia a capire che noi siamo stati i primi al mondo ad aver fatto i computer, con la P101. IBM dice che sono loro ma noi abbiamo vinto una causa su questa cosa. Bisogna andare a vedere le macchine per scrivere come un modo di fare bellezza. Uno dovrebbe capire la tecnologia attuale e per capirla deve andare indietro nella storia.”
Qual è dunque l’attualità dell’esperienza Olivetti per la società e l’economia di oggi?
“L’attualità è di domani, spero ancora di più che di oggi - rimarca il mio interlocutore -. Perché ci siamo un po’ troppo persi verso una visione del “fare i schei”, come si dice qua. E invece “si fanno i schei” per la propria impresa ma anche per il proprio territorio e per la propria comunità. E quindi l’idea è quella che quando tu prendi dal tuo territorio, quando prendi dalla tua comunità, devi riportare alla tua comunità quello che hai portato via.”
Dall’incontro di Bassano sulla storia Olivetti è emerso chiaramente il messaggio che la cultura e la bellezza non possono essere disgiunte dalla produzione e dall’impresa.
È davvero una missione possibile ancora adesso?
“Sì, proprio perché è un unicum - replica Matteo Olivetti -. È tutto parte di un holos, di un’interezza. Quindi è una visione olistica del mondo e dell’impresa, in cui tu hai l’impresa che produce soldi e produce economia, me se la utilizzi nel modo giusto produci anche bellezza, produci felicità e produci tutte le altre cose che sono andate piano piano disperse nel tempo. E invece bisogna riacquisire questo modo di pensare col quale noi, come imprenditori, dobbiamo poi rivolgerci verso una civiltà migliore.”
In definitiva, chi è stato Adriano Olivetti?
Un visionario, o cosa?
“Era un utopista concreto - afferma in conclusione Matteo Olivetti -. Anche lui ha sempre considerato l’utopismo come un sogno da concretizzare. E quindi con tutte le cose che lui ha fatto, con i suoi fratelli - perché tutti si dimenticano dei fratelli, in quel periodo -, è riuscito a portare un’impresa nel mondo con un’etica fondamentale sulla giustizia sociale.”
Spengo il registratore del telefonino e ripongo in tasca il mio bloc notes.
Per il sottoscritto, appartenente a una generazione che ha usato le Olivetti “fino all’osso” (e nel mio caso anche per scrivere la tesi di laurea), è stata un’occasione di arricchimento culturale.
E lo spero anche per voi, che avete letto questo articolo.
Non posso quindi che dare atto a Zonta Group e a Lumé974 di aver proposto un’interessante e originale operazione divulgativa, mettendo in esposizione queste macchine da scrittura e da calcolo, icone assolute di quella che fu la ormai remota Italia del boom economico, e al contempo aprendo anche una finestra di conoscenza sulla figura di Adriano Olivetti, l’uomo che a suo modo ha saputo inventare il futuro.
Che dire, in conclusione?
A Bassano del Grappa solo un’azienda di illuminotecnica poteva gettare luce su un grande imprenditore illuminato.
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