Ultimora
Attualità
15 giu 2026
Premio Beata Giovanna 2026: il comune di Bassano premia le Caritas parrocchiali
Attualità
15 giu 2026
Movida, rifiuti e negozi sfitti: il Consiglio di Quartiere chiede risposte al Comune
16 Jun 2026 19:13
17enne uccide la zia, dopo 20 coltellate ha tentato di darle fuoco
16 Jun 2026 16:26
La produzione della bioeconomia in Europa si attesta a 3.174 miliardi
16 Jun 2026 16:29
Prosegue il monitoraggio dell'orso che da giorni si sposta nel Vicentino
16 Jun 2026 15:58
Scivola e batte la testa in montagna, gravissimo alpinista
16 Jun 2026 14:46
Venezia, i consiglieri comunali della Lega passano al gruppo Misto
16 Jun 2026 21:56
Mondiali: l'Argentina scalda i tifosi con l'ultimo ballo di Messi
16 Jun 2026 23:47
Mondiali: in campo Iraq-Norvegia DIRETTA
16 Jun 2026 23:28
Mondiali: un super Mbappe trascina la Francia, Senegal ko CRONACA e FOTO
16 Jun 2026 23:05
Mondiali: Francia batte Senegal 3-1 CRONACA e FOTO
16 Jun 2026 22:51
Mondiali: in campo Francia-Senegal 2-0 DIRETTA
16 Jun 2026 22:28
È morto il cardinale Camillo Ruini
Il mio Giorno del Ricordo
Considerazioni a margine della serata sull'esodo degli italiani da Fiume, organizzata dall'associazione culturale Destra Brenta a Bassano, di cui chi vi scrive, figlio di esuli fiumani, è stato il relatore
Pubblicato il 09 feb 2019
Visto 4.329 volte
Immaginatevi che domani mattina dobbiate lasciare per sempre la vostra casa, che viene occupata da altri. E di ricevere dopo molti anni, se mai ci riusciate, un misero indennizzo per il bene abbandonato. Di chiudere nelle valigie e nelle casse tutte le vostre cose, per andare in un altrove in molti casi ancora ignoto, in Italia o nel resto del mondo. Di perdere di vista tutti i vostri amici e conoscenti, anch'essi costretti a salutare la loro terra.
E soprattutto di trasformarvi improvvisamente in profughi e di dovervi ricostruire una nuova vita completamente da zero. Ecco: questo è stato il destino riservato agli oltre 330.000 esuli italiani dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia, di cui oltre 38.000 dalla sola città di Fiume e circondario.
Ieri sera ho iniziato così il mio racconto sull'esodo fiumano all'incontro intitolato “Erano Italiani - Esuli e Martiri Dimenticati”, organizzato dall'associazione culturale Destra Brenta di Bassano in occasione del Giorno del Ricordo, che ricorre domani.
Una famiglia giuliano-dalmata in partenza per l'esilio (fonte immagine: ilfriuli.it)
Io non sono uno studioso di fatti storici e non posso parlare con competenza scientifica di date, di guerre e di trattati. Ma sono figlio e nipote di esuli fiumani e posso affrontare la questione con cognizione di causa dal punto di vista, privilegiato e quotidianamente vissuto, del testimone. E ho accettato con piacere l'invito del presidente dell'associazione Gianluca Pietrosante, che ha preceduto il mio intervento con un'introduzione storica sull'argomento. Lo avevo fatto, con altrettanto piacere, anche qualche anno fa come relatore ad un incontro del ciclo “Venerdì Storia” alla Biblioteca Civica, dedicato allo stesso tema, su invito del professor Francesco Tessarolo. E lo farò sempre e volentieri con chiunque mi inviti a parlare di questa pagina di storia che scorre nel mio sangue.
Perché bisogna parlarne.
Ancora oggi gli equivoci e la scarsa conoscenza generale sull'esodo in massa degli italiani giuliano-dalmati dalle terre adriatiche nel secondo dopoguerra cedute alla Jugoslavia di Tito, cancellato per decenni dai libri di scuola, offuscano la reale comprensione di quello che è accaduto. Perché per tutta la seconda metà del '900 il dramma della mia gente è stato travisato dall'interpretazione deviante delle ideologie, sia di sinistra che di destra, che ancora oggi fanno fatica a dissolversi. E che sempre e ancora oggi, prevalentemente da sinistra, tendono a inquadrare tutti noi, italiani dai cognomi strani o dai cognomi italianizzati sotto il Fascismo, come dei soggetti misteriosi: forse slavi, forse migranti, forse rifugiati politici, forse soprattutto irredentisti, comunque stranieri in patria.
Tante etichette per una bottiglia che però all'interno è vuota, mancandovi il confortante liquido della consapevolezza storica e culturale del fenomeno.
È difficile spiegare che una popolazione dai cognomi così bastardi - che finiscono in “ich” come il mio, o che sono di origine austriaca o croata o ungherese o boema, e che sono pieni di acca e di kappa - sia stata per la parte maggioritaria di madrelingua, di nazionalità e di sentimento italiano.
Ma come anche a Trieste, questa era una cosa normale nelle città mitteleuropee dell'Impero Asburgico, dove l'incontro e l'incrocio tra i popoli e la creazione di famiglie miste era un processo naturale. Anche e soprattutto a Fiume, fiorente città portuale affacciata sul meraviglioso Golfo del Carnaro, a cui ancora nell'800 fu riconosciuto lo status di “corpo separato” dell'Austria-Ungheria.
Quindi nel 1920, dopo l'impresa di D'Annunzio, diventò addirittura una Città-Stato autonoma a reggenza italiana, per essere poi annessa nel 1924 al Regno d'Italia.
Fino a che, il 3 maggio 1945, non sono entrate in città le armate conquistatrici jugoslave, dando inizio a un anno di terrore con la scomparsa di oltre 550 fiumani, uccisi sul posto o infoibati, per la sola colpa di essere italiani. Era anche l'inizio di un nuovo regime che nei tre anni successivi avrebbe portato quasi 40.000 italiani di Fiume a “optare” per l'abbandono della città, della propria casa, di tutto.
Italiani due volte, per origine e per scelta, ma visti di cattivo occhio e accolti con sospetto da buona parte della popolazione della stessa madrepatria italiana che era uscita da poco dalle macerie della guerra, che li ha sin dall'inizio bollati come “forestieri” (per usare un termine elegante), perché provenienti da una regione oramai diventata definitivamente slava, e come “fascisti”, perché reduci da quasi vent'anni di Regno d'Italia - come se il resto della penisola fosse immune dal problema - e perché fuggiti dalla Jugoslavia comunista del maresciallo Tito. Come se gli oltre 300.000 esuli dalle terre adriatiche sparsi per il mondo, in grandissima parte persone e famiglie normali come la mia, fossero stati tutti corresponsabili del regime autoritario e conniventi con le degenerazioni belliche del Ventennio mussoliniano. Ignoranza e riluttanza anche politica a comprendere ciò che è stato e perché: sono state le vere lenti deformanti della lettura storica dell'esilio, perpetuatesi per almeno sessant'anni e ancora dure a morire.
Non ripropongo in questo articolo le cose che ho raccontato all'incontro sull'esodo fiumano promosso da Destra Brenta. Ritengo che chi ieri sera ha deciso di uscire da casa per venire ad ascoltarmi abbia il diritto di essere il destinatario esclusivo di una testimonianza che attraverso le vicende storiche della mia famiglia, in rappresentanza di migliaia di altre famiglie di esuli, ho voluto rendere pubblica per offrire un momento di informazione oggettiva, di divulgazione non ideologizzata e anche, lo spero, di arricchimento culturale. Tuttavia questa è anche l'occasione per ribadire quanto questa triste pagina di Novecento necessiti ancora di essere scoperta e possibilmente, una volta per tutte, distaccata dal filtro fuorviante del pregiudizio storico e del giudizio di parte.
Tra i tantissimi documenti e ricordi che ancora conservo a casa, c'è una cartolina che raffigura una striscia coi colori della bandiera fiumana (rosso porpora, giallo e blu) che avvolge idealmente tre monumenti-simbolo della città: la Cripta di Cosala, la Torre Civica e la Chiesa di San Vito. Sul retro c'è una scritta a penna con la calligrafia di mio padre: “Partito da Fiume il 20 VI 1948”. Un biglietto di sola andata che mi fa ritornare, fisicamente appena posso ma anche con la mente e soprattutto con il cuore, sempre là.
Scopri di più su questi argomenti
New
Notizie flash sul tuo smartphone
Unisciti al nostro nuovo canale Telegram, ricevi una notifica ogni volta che pubblichiamo una notizia.
Più visti
Politica
11 giu 2026
Comunicazioni politiche sui canali dei Quartieri, Pietrosante attacca "È il Momento"
Visto 21.340 volte
Geopolitica
11 giu 2026
Lo Stretto di Malacca: uno dei colli di bottiglia più importanti al mondo
Visto 20.307 volte
Politica
11 giu 2026
La terra contesa di San Lazzaro: così la logistica riaccende la guerra del cemento
Visto 18.300 volte
Politica
13 giu 2026
Scontro sui conti della Polizia Locale. Fratelli d’Italia contro l'ex Pietrosante
Visto 11.935 volte
Magazine
11 giu 2026
Riflettori sul cinema, agli Stati generali della Letteratura in Veneto
Visto 9.896 volte
Imprese
11 giu 2026
Export, il manifatturiero frena sotto il peso di dazi Usa e crisi in Medio Oriente
Visto 9.329 volte
Incontri
12 giu 2026
Giornalismo, arte e attualità, al centro della seconda giornata di Resistere
Visto 8.861 volte
Politica
15 giu 2026
Conti della Polizia Locale e tessere contese, Pietrosante gela FdI: «Con Giangregorio tempo perso»
Visto 7.668 volte
Attualità
08 giu 2026
«Rispondiamo a un impegno assunto con i cittadini»: Nicola Finco dà il via al piano per la spiaggetta
Visto 23.334 volte
Politica
11 giu 2026
Comunicazioni politiche sui canali dei Quartieri, Pietrosante attacca "È il Momento"
Visto 21.340 volte
Attualità
09 giu 2026
Don Andrea Guglielmi lascia Bassano: il saluto della città all’abate del dialogo
Visto 20.998 volte
Politica
09 giu 2026
Bassano, la minoranza porta in Consiglio il caso della ciclopista del Medoaco: "Mancano i 600mila euro"
Visto 20.899 volte
Geopolitica
11 giu 2026
Lo Stretto di Malacca: uno dei colli di bottiglia più importanti al mondo
Visto 20.307 volte
Attualità
07 giu 2026
Oltre un milione dal GSE per la scuola Antonibon: fondi alla giunta Rebellato
Visto 19.861 volte
Attualità
09 giu 2026
Crollo delle nascite e anziani soli, l'allarme URIPA: "La longevità va preparata, ma mancano i professionisti"
Visto 19.097 volte
Geopolitica
07 giu 2026
Tra diplomazia e sicurezza: l’asse Tokyo-Manila di fronte alle sfide di Pechino
Visto 18.756 volte
Politica
11 giu 2026
La terra contesa di San Lazzaro: così la logistica riaccende la guerra del cemento
Visto 18.300 volte
Attualità
05 giu 2026
Intimidazioni al giornalista Cappellari, don Patriciello a Bassano: «Contro la paura serve responsabilità quotidiana»
Visto 18.064 volte